Le imprese creative spesso vanno a braccetto di territori creativi. Le prime complementari ai secondi, in un nodo di rapporti complessi fatti di comunicazione, storie, movimenti sociali, spunti produttivi, occasioni di mercato. E capire come possono nascere nuove imprese e in quali territori è importante, così come lo è comprendere il modo con cui quelle esistenti si devono trasformare, a partire dalla propria cultura, per stare al passo con i mercati e le richieste dell’ambiente in cui sono immerse. Tutto sulla base dell’innovazione assunta a “motore” di cambiamento insieme al mercato.

Leggere “Creatività, innovazione e attrattività dei territori” di Andrea Salvatore Antonio Barbieri è utile per capire proprio l’intreccio fra innovazione, creatività, imprese e territori. 

Appena pubblicata dal CNR (e in particolare dall’Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali), la ricerca parte da una serie di considerazioni. “Negli ultimi decenni la scienza ha fatto passi da gigante – spiega l’autore -. Le scoperte di primaria importanza si sono moltiplicate, soprattutto grazie ai progressi considerevoli nelle tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Oggi la principale questione è riuscire a trarre partito da questo stock di conoscenze, a trasformarle in prodotti, in servizi, in fattori della qualità della vita. Ed è in questa attività di passaggio, di trasformazione, di adattamento, cioè in innovazione, nel senso stretto del termine, che si situano le più importanti «poste in gioco» per la nostra prosperità, il nostro comfort e per l’«armonia sociale» alla quale aspira la società europea e, in generale, quella occidentale”. Una partita nella quale proprio le imprese, le fabbriche, le manifatture, gli uomini e le donne che in queste vivono e lavorano giocano un ruolo importante. 

Si tratta di creare le condizioni adatte perché in un determinato territorio personaggi innovativi e creativi abbiano modo di diventare imprenditori partendo da una cultura che si fa d’impresa. 

Barbieri quindi, elenca “nove raccomandazioni per l’azione” in maniera da far diventare i “creatori” imprenditori, oltre che alcuni dettagliati punti determinanti per la nascita e lo sviluppo delle imprese. “Alcuni di questi numerosi fattori e modelli dell’innovare – scrive ancora l’autore -, sono legati all’high– tech (ad esempio gli usi, molteplici ed inventivi, di Internet). Altri richiamano al buon senso e alla convivialità nelle diverse reti sociali. E suggeriscono di far dialogare organismi pubblici e privati che, abitualmente, si ignorano, a mobilitarli in favore di micro–progetti, alcuni dei quali assumo una dimensione regionale – se non nazionale”. 

Da qui una serie di esempi che suggeriscono alcune strade di sviluppo come l’innovazione partecipativa nelle imprese, le regioni e i grandi progetti pubblici o il management del sistema sociale e sanitario.

Scritta in maniera chiara e scorrevole, questa ricerca fornisce un’immagine diversa del come cultura del territorio e cultura d’impresa possono utilmente unirsi per far nascere realtà prima assenti.

 

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Creatività, innovazione e attrattività dei territori

Andrea Salvatore Antonio Barbieri (CNR ‐ Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali)

IRPPS, Monografie, 2015