Manifattura significa anche metter le mani per davvero dentro al prodotto. Cosa che accade, a ben vedere, nella grande maggioranza delle imprese. Anche quando nuove tecnologie si affacciano alle porte degli stabilimenti. Anzi, dall’incontro fra vecchio e nuovo, spesso, si produce ancora del nuovo, altro, inimmaginato prodotto o servizio che fa crescere ancora di più l’impresa. Comprendere cosa accade quando nuove tecnologie, design, impresa, creatività si incontrano per una nuova cultura della produzione è importante. Serve quindi leggere  “Lavoriamoci su” corposa  (circa 400 pagine), tesi discussa da Valerio Fausti al Politecnico di Milano. 

 

La ricerca parte dalla constatazione delle difficoltà del momento. “Viviamo – viene spiegato nella sintesi del lavoro -, in una società che sta attraversando profondi cambiamenti socio-economici. La crisi, iniziata nel 2008 e tuttora in atto, ha portato alla luce la fragilità dell’attuale sistema economico e sociale, facendoci interrogare su quali siano le possibili strade alternative. Da almeno 5 anni a questa parte, si assiste alla rinnovata attenzione mediatica verso l’artigianato, soprattutto in chiave digitale, come punto da cui ripartire. È davvero così? Sono stati scritti molti libri e articoli sul tema, sono invece pochi i tentativi di verificare le reali potenzialità del binomio artigianato/manifattura digitale”. 

 

“Lavoriamoci su”, spiega ancora Fausti,  raccoglie questa sfida e, partendo dalla tecnologia digitale per eccellenza, la stampa 3d, crea un percorso di sperimentazione con l’artigianato. L’obiettivo è testare le potenzialità della tecnologia FDM nella manifattura e, soprattutto, si vuole trovare un punto d’incontro tra il saper fare e le nuove tecnologie, tra analogico e digitale, nella convinzione che l’innovazione parta proprio dal dialogo.

 

Per fare tutto questo, l’autore inizia analizzando da vicino la crisi, prosegue individuando il territorio dove effettuare la ricerca concreta, delinea gli “interpreti” del lavoro cioè gli artigiani e i designer, racconta le nuove forme della produzione artigiana e d’impresa, approfondisce le nuove tecnologie (la stampa 3d in particolare), svolge l’indagine “sul campo”, illustra alcuni casi aziendali concreti. 

 

La conclusione del percorso (aiutato anche da un ricco apparato d’immagini), è importante e positiva. Le imprese non si fanno dominare dalla tecnologia ma la usano. La stampa 3d, dice il lavoro, viene considerata non un fine ma un mezzo, è una stampa “operaia”, al servizio delle idee.  Tanto che sono le stesse imprese a definirne pregi e problemi, mettendo insieme sapienza aziendale e necessità di nuove figure (come i designer), che riescano a tenere unita questa all’innovazione.

 

“Lavoriamoci su” è una tesi, ma sembra un grande affresco che racconta come cambia la cultura del produrre in alcune imprese alle prese con la modernità. Un testo tutto da leggere. 

 

 

Lavoriamoci su

Valerio Fausti 

Politecnico di Milano, Facoltà del Design, Corso di Laurea Magistrale in Design & Engineering

Milano, 2015