Un libro appena pubblicato racconta come il processo artistico e il processo produttivo siano simili e come dalla loro unione possa nascere l’innovazione

 

Processo artistico e processo produttivo sono percorsi simili. Anche se in apparenza molto distanti l’uno dall’altro. Entrambi espressione di una particolare cultura. Entrambi dotati di un metodo attraverso il quale prendono forma e si sviluppano. Quando poi il primo processo – quello artistico -, diventa di fatto un tutt’uno con il secondo – quello produttivo -, allora possono prendere vita forme d’impresa tanto innovative da superare i canoni dell’innovazione affidata alle sole nuove tecnologie. E’ il caso dell’esperienza di Elica – un’azienda di Fabriano specializzata nella produzione di cappe -, e della Fondazione Ermanno Casoli, che prende il nome dal suo fondatore e che ha assunto l’uso dell’arte contemporanea come strumento in grado di generare innovazione nelle organizzazioni della produzione. La loro storia è contenuta in  “Innovare l’impresa con l’arte. Il metodo della Fondazione Ermanno Casoli” scritto da Chiara Paolino, Marcello Smarrelli e Deborah Carè.

Il libero cerca di dare risposta ad una sola domanda: come l’arte contemporanea può generare innovazione in azienda? La riposta è fornita attraverso il racconto dell’attività della Fondazione Ermanno Casoli (FEC) con artisti, formatori e aziende. Un’attività che negli anni ha sviluppato un metodo di lavoro che unisce artisti e operai, operatori d’arte e operatori d’impresa.

Sono quindi presi in considerazione e approfonditi argomenti come il processo di apprendimento attraverso l’arte, i percorsi di innovazione di processo e di prodotto, ma anche le situazioni di interazione fra arte e management, la creazione di possibilità di scambio di esperienze e di informazioni attraverso gli interventi d’arte e le relazioni fra presenza dell’arte in azienda e vantaggio competitivo della stessa.

I temi che emergono dal libro sono dunque quelli del rapporto tra arte e opportunità di rinnovamento dell’identità individuale e professionale all’interno delle organizzazioni, di cambiamento dei processi di apprendimento volti all’innovazione, per arrivare al contributo dell’arte nella definizione di una nuova prospettiva della performance di impresa.

Insomma, Paolino, Smarrelli e Carè guardano all’arte contemporanea come una chiave attraverso cui è possibile focalizzare l’attività aziendale più sulla persona, sul modo di lavorare e di ripensare le proprie azioni e i relativi risultati. Per ogni argomento, il volume presenta una dettagliata descrizione degli interventi artistici organizzati dalla Fondazione nelle aziende, le implicazioni manageriali per un’efficace progettazione degli stessi e i risultati che si sono ottenuti, con un linguaggio rivolto sia al mondo dell’arte che a quello aziendale.

Bella l’introduzione che dà il senso e il tono di tutto il libro e nella quale si legge: “Il lavoro con l’arte (…) è un processo articolato, che sottintende un dialogo tra l’artista e l’impresa, capace di portare in azienda un modo di vedere, sentire e operare diverso, forse destabilizzante, di cui però tutti i dipendenti riescono a ricostruirne il senso”.

 

Innovare l’impresa con l’arte. Il metodo della Fondazione Ermanno Casoli

Chiara Paolino , Marcello Smarrelli , Deborah Carè

EGEA, 2018

 

24/04/2018