“La corruzione è un furto di democrazia”, dice il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. “Colpisce i più poveri e deboli”. “E’ un cancro” diffuso nel corpo sociale ed economico. Ma “si può sconfiggere”. Le parole del Capo dello Stato, pronunciate in occasione della Giornata mondiale contro la corruzione, sono particolarmente importanti, in questa fase delicata della vita del Paese, mentre si cerca di ricostruire le condizioni di fiducia necessarie per uno sviluppo più robusto ed equilibrato e rafforzare le riforme necessarie a mettere politica, pubblica amministrazione e burocrazie al servizio della crescita sostenibile. Gli impegni del Quirinale in questa direzione, sottolineati in tempi recenti dalle presidenze di Carlo Azeglio Ciampi e poi di Giorgio Napolitano e ribaditi, appunto, da Mattarella, sono un cardine delle strategie di rinnovamento e moralizzazione. E sono considerati con grande attenzione ed esplicito favore anche dal mondo delle imprese che, Confindustria e Assolombarda in testa, considerano la legalità come strumento essenziale della competitività del sistema Paese.

 

Sono lette con estremo interesse, dunque, anche le affermazioni di Raffaele Cantone, presidente dell’Anac, l’Autorità contro la corruzione, pronunciate durante un Forum de “Il Sole24Ore” e pubblicate il 10 dicembre: “La corruzione colpisce soprattutto le piccole e medie imprese, le imprese più dinamiche e concorrenziali, quelle che innovano, perché la corruzione è un sistema anticompetitivo. Ma con il ‘modello Expo’ e con la riforma degli appalti, che dà la possibilità all’Anac di valutare le imprese per quello che fanno e per la loro storia, con un rating reputazionale, abbiamo l’opportunità di cambiare”.

 

Quanto pesa la corruzione sul sistema Paese? 60 miliardi, aveva detto la Corte dei Conti, alcuni anni fa. Cantone dichiara di diffidare di queste cifre, non fondate su valutazioni scientifiche. Ed esprime dubbi anche su classifiche che misurano “la corruzione percepita”, quelle che mettono l’Italia in cima ai paesi più corrotti (noi italiani ci giudichiamo malissimo, mentre in altri paesi più corrotti di noi gli imprenditoi e i cittadini intervistati non rivelano allarmanti “percezioni”). Resta comunque grave il quadro d’una pubblica amministrazione e d’una burocrazia complessa, inefficiente, permeata da diffuse inclinazioni alla corruzione e da vie aperte, proprio attraverso la corruzione, al potere inquinante di mafia, camorra e ‘ndrangheta. Fenomeni da non sottovalutare. Perché, dal punto di vista delle imprese, distorcono la concorrenza, alterano il mercato, danneggiano gli imprenditori “con le carte in regola” e con una forte etica degli affari a vantaggio di imprese corrotte e corruttrici, violente, illegali.

 

Che fare? Dice Cantone: “Più che con numeri che non hanno alcun valore reale e con il concetto di corruzione percepita, che si regge su indagini poco rigorose, vedo alcuni dati extragiudiriali importanti per valutare l’anticorruzione: nel caso degli appalti dell’Expo controllati dall’Anac per esempio non c’è stato neanche un ricorso al Tar. Ecco un beneficio economico evidente”.

 

Bisogna fare, contro la corruzione – dice Cantone – quello che si è fatto negli anni contro Cosa Nostra e camorra: controllo, prevenzione, repressione, occhi attenti a bloccare gli interessi mafiosi, le loro imprese. E un impegno antimafia delle imprese stesse. Una buona strada da seguire.

 

Per capire meglio il fenomeno corruttivo, è appena partito un progetto di ricerca, sostenuto proprio da un imprenditore, Dario Scalella, bella azienda nel settore aeronautico a Napoli, forte coscienza civile, con l’impegno di due ricercatori, Franco Balestieri e Luciano Cassese (un progetto apprezzato da Cantone). E il rating delle imprese, per gli appalti pubblici e le forniture di servizi, è una indicazione da approfondire.

 

Che la sensibilità delle imprese sul tema sia crescente, lo riscontra anche chi va in giro, in Italia, e si confronta direttamente con il mondo degli imprenditori più attenti alla competitività. Un esempio? La recente assemblea dei Piccoli imprenditori dell’Associazione Industriali di Brescia, ai primi di dicembre. La scelta del presidente della Piccola Impresa, Giancarlo Turati, è stata di concentrare l’attenzione proprio sui temi della legalità. Scelta etica e civile importante. Ma anche indicazione importante, proprio in chiave di cultura di mercato e di competitività, particolarmente sentita in un territorio di manifattura di qualità, di industria che cresce e vuole andare avanti. Un segno positivo, che dalla Lombardia attiva può parlare all’intero Paese.