Una ricerca dell’Università G. D’Annunzio fa luce sull’importanza dei legami fra ambiente di fabbrica, apprendimento e identità lavorativa

 

Clima di fabbrica e di ufficio. E’ indubbio, si impara e si produce meglio in un posto dove si sta meglio. Compatibilmente con le esigenze tecnologiche del caso, certo. Ma oltre alla dotazione di capitali e di tecnologie, il clima d’impresa – fatto d’uomini e donne e meccanismi relazionali -, conta alla pari e in alcuni casi più dei tradizionali “fattori della produzione”. Coglierne gli aspetti non è facile però. Michela Cortini, Teresa Galanti e Stefania Fantinelli (dell’Università G. d’Annunzio di Chieti-Pescara), hanno provato a farlo con “Quando gli apprendisti apprendono? Una riflessione sull’importanza del clima di apprendimento”, ricerca che applica il ragionamento sul clima di fabbrica e d’impresa, ad una parte importante dell’organizzazione della produzione: quella dell’apprendimento applicata agli apprendisti.

Spiegano le tre autrici nell’introduzione  all’indagine: “Diverse sono le variabili in grado di influenzare il processo di apprendimento all’interno di un’organizzazione. Alcune di esse sono da attribuire alle competenze del lavoratore, cioè a quelle caratteristiche individuali intrinseche, causalmente collegate a una performance efficace e/o superiore in una mansione o in una situazione e che possono essere quindi misurate sulla base di criteri prestabiliti. Altre invece dipendono da condizioni estrinseche al lavoratore, appartenenti piuttosto all’organizzazione in cui egli è inserito. Tra queste la recente letteratura attribuisce grande importanza alla dimensione del clima di apprendimento, per il ruolo che esso assume rispetto alla soddisfazione lavorativa”.

Clima, apprendimento e soddisfazione lavorativa come elementi strettamente correlati e in vista di due obiettivi: il miglioramento dei risultati produttivi e della vivibilità della produzione . Per meglio comprendere i legami fra clima d’impresa e di apprendimento e crescita dell’organizzazione produttiva, la ricerca ripercorre allora i tratti principali della teoria arrivando ad individuare tre dimensioni diverse di cui tenere conto: la facilitazione, l’apprezzamento e la gestione degli errori nel corso del processo di apprendimento. Ma non basta, perché  Cortini, Galanti e Fantinelli ricordano anche l’importanza della soddisfazione lavorativa che porta alla definizione di una precisa identità sul posto di lavoro. Non numeri e sigle, quindi, ma nomi e cognomi, tratti umani e non meccanici.

Cortini, Galanti e Fantinelli applicano questi concetti alla particolare condizione dell’apprendistato individuando proprio nella fase di formazione il punto debole di questo rapporto di lavoro.

La ricerca che arriva dall’Università G. D’Annunzio non apporta profonde innovazioni nella materia che collega apprendimento e clima d’impresa, ma ha il grande merito di parlar chiaro e di arrivare subito all’obiettivo.

 

Quando gli apprendisti apprendono? Una riflessione sull’importanza del clima di apprendimento

Michela Cortini, Teresa Galanti, Stefania Fantinelli

Atti del convegno “Work in progress” for a better quality of life

DOI code: 10.1285/9788883051289p41

03/10/2017