Un intervento del Direttore di Banca d’Italia aiuta a capire dove le imprese italiane sono collocate e quali problemi sono da risolvere

 

Consapevolezza. Se si dovesse indicare una “parola d’ordine” per le imprese italiane – e per chi vi lavora a tutti i livelli -, forse sarebbe proprio questo il vocabolo più adatto. Imprese consapevoli dell’ambito nel quale agiscono. Questione di cultura (d’impresa, appunto), ma anche  di capacità di analisi dell’ambiente circostante. Utile per pianificare meglio l’azione e lo sviluppo della produzione. In tempi complessi come questi, arriva in soccorso uno degli ultimi interventi del Direttore Generale di Banca d’Italia, Salvatore Rossi, che al “II Forum Annuale Media Impresa Italiana” pochi giorni fa ha affrontato il tema del “Che cosa sa e deve fare l’economia italiana”.

Rossi – come di consueto -, affronta con lucidità un tema difficile iniziando dalla constatazione che negli ultimi anni la nostra economia non è riuscita a tenere il passo con le altre economie. Perché? Spiega Rossi: “Per spiegare questo divario non possiamo tirare in ballo considerazioni legate alla ‘domanda’”; il problema è un altro ed è collegato “all’offerta”. Dice ancora il Direttore di Banca d’Italia: “Le imprese naturalmente non vivono in un vuoto pneumatico, sono immerse in un ambiente umano e istituzionale fatto di lavoro, politica, leggi, regolamenti e tanto altro. Le loro capacità e le loro scelte ne sono influenzate, plasmate”.

Detto questo Rossi si addentra in una descrizione esatta – ma assolutamente comprensibile – della struttura produttiva delle imprese italiane, delle loro difficoltà nel realizzare ricerca e sviluppo, dei problemi che vi sono relativamente alla crescita e all’aggregazione delle realtà più piccole, degli impacci dell’intervento pubblico nell’economia, dell’elenco (lungo) di cose da risolvere, del complicato rapporto fra imprese e sistema del credito.

E’ un viaggio breve ma intenso quello che Rossi fa compiere a chi legge. Un viaggio che tuttavia fornisce gli elementi che servono per capire meglio il presente. Ed è soprattutto un viaggio che si sforza di guardare non solo agli ostacoli lungo il cammino, ma anche alle peculiarità positive che la nostra economia, e quindi il nostro sistema produttivo, ha ancora tutte.

Conclude Rossi: “L’economia italiana ha perso posizioni nel mondo avanzato negli scorsi vent’anni ma conserva molte frecce al suo arco. Può riprendere la via dello sviluppo economico e del benessere diffuso a patto che il suo sistema produttivo faccia un salto di qualità, con molte più imprese che vadano verso dimensioni e assetti organizzativi adatti a cavalcare l’onda tecnologica. Perché quelle imprese siano incentivate a farlo tutto il Paese deve dotarsi di infrastrutture moderne, materiali e soprattutto immateriali, a cominciare dal sistema giuridico”.

 

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