Una indagine dell’Università Cattolica affronta il tema dell’innovazione e dell’organizzazione della produzione in un contesto diverso dal consueto

 

La cultura della buona produzione vale ovunque. E’ questione “genetica” che si applica ogni volta un’idea si voglia trasformare in un’impresa, collocata in un territorio ben definito, aperta a questo, fatta di donne e uomini accomunati da un obiettivo. Il racconto del fare impresa anche in contesti diversi da quelli consueti, è quindi importante oltre che interessante da leggere. Lo è così anche “Rete locale e apertura globale: innovazione diffusa per la crescita dei territori”, ricerca scritta da Maria Chiara Cattaneo dell’Università Cattolica del Sacro Cuore nell’ambito del Centro di ricerche in analisi economica e sviluppo economico internazionale.

“Il lavoro – viene subito spiegato – intende proporre riflessioni e approfondimenti sul tema della promozione dell’imprenditorialità al di fuori delle grandi aree metropolitane, nei contesti montani ed alpini, attraverso una rete diffusa a supporto dell’innovazione, dove si preveda anche coinvolgimento e inclusione comunitaria”. Impresa e innovazione in contesti diversi dal solito, dunque, ma utilizzando tutti gli strumenti a disposizione. Cattaneo spiega che anche così occorre tenere conto “di temi quali l’attrattività e le filiere di interesse per i territori, il mercato del lavoro e la formazione”.

La ricerca quindi focalizza la sua attenzione sull’arco alpino luogo di una “nuova attenzione ai territori da parte dei diversi livelli istituzionali” e in cui “coniugare innovazione, tutela e protezione dell’ambiente, mobilità e connettività diventa la via da seguire per superare confini locali e barriere settoriali”.

Il lavoro affronta il tema partendo da un riassunto delle proposte sul tavolo in tema di innovazione area alpina, per poi passare ad una descrizione prima dello scenario alpino e poi di quello italiano. Successivamente l’autrice valuta i diversi nodi d’azione più vicini all’ambiente alpino come quelli dell’ecoindustria, dei materiali avanzati, delle tecniche agricole. E’ da questa base che prende forma la proposta di innovazione d’impresa calibrata per un territorio alpino quasi sempre altro da quello industriale.

“Senza una partecipazione convinta delle Comunità in questi processi – è una delle conclusioni -, riuscire a costruire e consolidare sistemi attrattivi risulta più complesso mentre aumentano i rischi di marginalizzazione e frammentazione”. Un messaggio ripreso anche da Alberto Quadrio Curzio nella presentazione della ricerca quando scrive: “Fondamentale è il coinvolgimento del tessuto imprenditoriale, ma allo stesso tempo serve un’innovazione diffusa, articolata e messa in rete, secondo un approccio inclusivo, per costruire lo sviluppo; bisogna partire dalle vocazioni territoriali e dalle specificità per uno sviluppo di qualità, oltre particolarismi e frammentazioni, coniugando innovazione e sostenibilità”.

 

Rete locale e apertura globale: innovazione diffusa per la crescita dei territori

Maria Chiara Cattaneo

Centro di ricerche in analisi economica e sviluppo economico internazionale,

2017