Sintetizzata con efficacia la storia dell’azienda di Ivrea con le sue implicazioni in fatto di managerialità  e gestione del vantaggio competitivo

 

Paradigma dell’impresa in grado di “fare scuola” a molte altre, l’Olivetti continua – e con ragione – ad essere oggetto di studio. Questione di fascino d’impresa e di oggettivo interesse nei confronti di un modello di gestione e di managerialità che effettivamente può insegnare ancora e molto. Contribuisce adesso alla serie di analisi, anche il lavoro di Marco Doria (Ordinario di Storia Economica presso il  Dipartimento di Economia dell’Università degli Studi di Genova), apparso recentemente su Impresa Progetto – Electronic Journal of Management che prende le mosse dai migliori ragionamenti sull’azienda svolti negli anni passati, e concentra la propria attenzione sugli aspetti internazionali della vicenda oltre che su quelli più strettamente manageriali, ma anche sul tema del vantaggio competitivo di Olivetti e del suo uso nel tempo.

“Olivetti. La parabola di un’industria italiana” è un intervento organizzato in maniera semplice ed efficace. Dopo aver riassunto l’intera storia dell’azienda, l’autore si concentra appunto sul significato della Olivetti come esempio del Made in Italy  in relazione al sistema industriale internazionale della meccanica, dell’elettronica e dell’informatica. Successivamente viene approfondito l’aspetto della “azienda come comunità di persone” al quale è strettamente collegato quello della particolare visione dei fondatori rispetto alla responsabilità sociale d’impresa e quindi nei confronti del territorio. In tutto questo, una attenzione specifica viene dedicata ai diversi approcci d’impresa usati dalla sequenza di imprenditori e manager  che si sono succeduti alla guida dell’azienda: dagli Olivetti a De Benedetti.

Quella di Olivetti è, secondo Doria, una storia da leggere anche per il suo significato più ampio. “Allargando lo sguardo – scrive infatti l’autore nelle conclusioni -, non si può considerare in una certa misura la vicenda della Olivetti come paradigmatica della storia dell’Italia industriale. L’energia imprenditoriale ne alimenta lo sviluppo per decenni. Diviene poi necessario per competere nei campi dell’alta tecnologia qualcosa in più”. Ma è qui che Doria coglie la “mancanza” che viene sintetizzata efficacemente in un esempio: “Alla fine degli anni Cinquanta il ministero del Tesoro riceve in dono da Adriano Olivetti l’elaboratore Elea 9003, mentre il governo statunitense è generoso di commesse con la Ibm. Pochi anni più tardi il governo italiano è sollecitato a intervenire nel momento di crisi dell’impresa, facendosi in qualche modo carico della prosecuzione della esperienza elettronica, ma prevale la scelta di lasciar muovere in autonomia i gruppi dell’establishment economico; atteggiamento questo che, anche se non dettato da ragioni politiche e di equilibri internazionali come da alcuni adombrato, appare comunque rinunciatario”.

Quanto scritto da Marco Doria ha un gran pregio fatto di una scrittura chiara e comprensibile, utile per capire qualcosa di più di uno degli episodi più importanti della cultura e della storia d’impresa italiane.

 

Olivetti. La parabola di un’industria italiana

Marco Doria

Impresa Progetto – Electronic Journal of Management, n. 2, 2018