In un intervento del Governatore di Banca d’Italia, la sintesi delle relazioni fra sviluppo economico, crescita d’impresa e capitale umano

 

L’azienda e l’impresa, l’organizzazione produttiva e il risultato di questa crescono con la consapevolezza dell’importanza della valorizzazione del ruolo umano nella produzione. Lo ha spiegato bene Ignazio Visco – Governatore della Banca d’Italia -, che in uno dei suoi ultimi interventi ha molto insistito sul significato delle relazioni fra uomo e nuova economia.

In “Un’economia a servizio dell’uomo” – intervento al convegno “Terre-moto cosa fare? Terza tappa: sicurezza, lavoro, economia” il 15 settembre scorso ad Assisi -, Visco ragiona partendo dalla attuale situazione dell’economia italiana per passare quindi alle misure messe in campo in termini di politica industriale per arrivare al significato e al peso degli aspetti umani dell’economia e della produzione.

Assolutamente importante – spiega il Governatore -, è la partecipazione delle imprese italiane alla “rivoluzione digitale”, premessa ormai imprescindibile per riagguantare in maniera solida la ripresa. Ma Visco aggiunge subito dopo: “Come ho sostenuto in altre occasioni, affinché un’offerta di lavoro più ampia e più qualificata possa trovare pieno utilizzo in impieghi che soddisfino le legittime aspettative delle nuove generazioni, occorre un salto di qualità che richiede il concorso convinto di tutti: imprenditori, lavoratori, amministratori pubblici. Servono investimenti robusti in conoscenze ampie e diffuse, in competenze nuove e interconnesse, ingredienti essenziali per far fronte ai rischi per l’occupazione e attenuare le disuguaglianze che la rivoluzione digitale rischia di accentuare”.

Istruzione e cultura, quindi, come elementi di crescita economica e sociale. Principio fondamentale anche per una buona cultura d’impresa che sia davvero cultura a tutto tondo e non solamente calcolo economico. E principio quindi che deve essere nutrito anche di investimenti importanti.

Concetto, questo, sul quale sempre Visco poche righe dopo insiste spiegando che “investire in cultura, in conoscenza, acquisire nuove competenze crea cittadini più consapevoli e lavoratori capaci di affrontare compiti e funzioni in rapido mutamento. È una condizione essenziale anche per rendere più equa la distribuzione del lavoro e della sua remunerazione. Bisogna essere consapevoli che sempre più sarà necessario investire nel ‘capitale umano’ nel corso dell’intera vita lavorativa. Sarà particolarmente importante imparare a far fronte a situazioni nuove, spesso inedite, non di routine. Bisognerà sempre più essere in grado di risolvere problemi, esercitare il pensiero critico, essere aperti all’innovazione e alla collaborazione con gli altri”.

Cittadini consapevoli, dunque, e quindi partecipi di una crescita economica che, sempre seguendo Visco nel suo intervento ad Assisi, significa anche crescita di un “capitale sociale” accanto a quello “umano”, fatto di valori civici e fiducia negli altri, di buona distribuzione della ricchezza e di correttezza nei rapporti fra lavoro e impresa e fra questa e le istituzioni.

Quanto espresso da Ignazio Visco ad Assisi a metà settembre scorso, è cosa da leggere e ragionare.

 

Un’economia a servizio dell’uomo

Ignazio Visco

Banca d’Italia, Intervento al convegno “Terre-moto cosa fare? Terza tappa: sicurezza, lavoro, economia”, 15 settembre 2017, Assisi

26/09/2017