Una originale storia del computing aiuta la crescita di una cultura del produrre più completa

 

L’avventura del fare impresa è  figlia di altre avventure umane e tecnologiche. E’ la concretizzazione di ciò che generalmente viene chiamato spirito imprenditoriale, ma che più comunemente è irrequietezza d’uomini e donne che non si accontentano di orizzonti scontati. E che usano ingegno e tecnologie per arrivare al loro traguardo. E’ accaduto ai tempi della prima rivoluzione industriale e  accade ancora oggi. Ed è necessario capire storia, evoluzioni, soste e accelerazioni di questo cammino. Uno degli esempi più importanti in questo senso riguarda i computer e il computing. Leggere “Macchine per pensare” di Francesco Varanini è allora un’esperienza da fare.

Varanini (antropologo e poi come manager, consulente e formatore e allo stesso tempo critico letterario, fautore di quelle che si chiama informatica umanistica), parte da una considerazione: scegliere come le macchine possano intervenire nella quotidianità, nel lavoro e nelle nostre relazioni, costituisce una scelta etica-morale per il nostro futuro. A questo assunto però segue subito una constatazione: l’informatica – figlia di un’unica tradizione filosofica, da Cartesio a Turing, passando per Frege, Russell e Hilbert – ignora Freud, Wittgenstein, Heidegger e rimane troppo spesso campo d’azione di tecnici non sempre consapevoli della storia stessa della loro disciplina e delle conseguenze della loro azione. D’altro canto filosofi e scienziati, coloro ai quali deleghiamo la vasta comprensione della vita e dell’universo, privi per lo più di conoscenze tecniche, finiscono per disinteressarsi dell’informatica.

In mezzo a questa situazione ci siamo tutti. E quindi anche le imprese e chi in queste vive e lavora.

Con l’obiettivo di fornire gli strumenti per capire, Varanini ripercorre allora la storia dell’informatica dagli anni ’20 e ’30 del secolo scorso fino ad oggi e lo fa in modo originale, accattivante, pressoché unico.

Attraverso tutta la narrazione traspare la doppia natura del computing. L’iniziale progetto pretendeva di costruire una macchina destinata a supplire alla pochezza umana, imponendo controllo, regole, ordine, esattezza. Parallelamente, un altro progetto, rovescia l’intento: la potenza della macchina può essere usata – ecco il personal computer – per sostenere l’uomo nel suo farsi carico della propria autonomia e nel suo assumersi responsabilità, affermando la libertà individuale.

Varaini quindi racconta aspetti tecnici e umani, avventure della scienza e del comune sentire che costituiscono da un lato la storia del computing e dall’altro bagaglio culturale generale che diventa d’impresa nel momento in cui serve per comprendere meglio che cosa siano e che ruolo abbiano oggi i computer nell’ambito dell’organizzazione della produzione.

Facendo uso vastissimo di una conoscenza storica e tecnologica importante, Varanini  ha scritto  un saggio e allo stesso tempo un romanzo storico (che fra l’altro proseguirà con “Pitts, Bush, Nelson. Tre storia di computing”). Non si tratta di un libro facile, ma di un libro che si deve leggere facendosi prendere la mano da una scrittura che si dipana fra filosofia e scienza, fra umanesimo e tecnologia in un modo inconsueto con una scrittura che lascia il segno.

 

Macchine per pensare. L’informatica come prosecuzione della filosofia con altri mezzi

Francesco Varanini

Guerini e Associati, 2016

 

 

14/11/2017