In un libro il racconto di un aspetto particolare dell’esistenza e dell’attività di una grande azienda

 

L’impresa vicino al lavoratore. Non un falso atteggiamento di attenzione, ma qualcosa di differente. Qualcosa di complesso da spiegare e interpretare, e che si esplicita in forme diverse le une dalle altre, seppur con tratti comuni. Analizzare quello che modernamente si indica come welfare aziendale oppure Responsabilità sociale d’impresa (a seconda dei casi e delle declinazioni concrete), è sempre cosa buona e utile: aiuta a comprendere tratti importanti della cultura d’impresa di ogni organizzazione della produzione.

E’ per questo che serve leggere “Le case Olivetti a Ivrea. L’Ufficio Consulenza Case Dipendenti e Emilio A. Tarpino” scritto a più mani da Carlo Olmo, Patrizia Bonifazio e Luca Lazzarini (architetto e memoria storica dell’architettura il primo, architetti e urbanisti gli altri due autori), con il supporto fotografico di Paolo Mazzo. Il libro, attraverso ricerche condotte presso l’Associazione Archivio Storico Olivetti e presso altri archivi privati e pubblici, propone una prima ricognizione sui programmi di case per dipendenti dell’azienda a Ivrea, con una particolare attenzione al ruolo affidato all’Ufficio Consulenza Case Dipendenti Olivetti diretto dall’architetto Emilio A. Tarpino.

Sotto la lente degli autori, sono passati i modelli progettuali e le scelte politiche operate dalla Olivetti in un periodo importante della sua storia. Scelte che testimoniano la pluralità di soggetti e di culture – anche tecniche – che contribuirono a dare forma al paesaggio residenziale di Ivrea, investito da un singolare processo di modernizzazione che vide l’attività dei servizi sociali come fulcro della gestione della vita della fabbrica e catalizzatore dell’attenzione anche internazionale sul “caso Olivetti”. Fabbrica-territorio, dunque, che diventa modello. E’ insomma la storia (illustrata) di un aspetto cruciale dell’azienda-comunità che è stata una caso forse unico nella moderna storia industriale del nostro Paese (e non solo). Quell’azienda legata intimamente al territorio e alla sua gente, senza mancare però di perseguire una modernità tecnologica che per anni l’ha posta in vetta ai mercati. Almeno fino a quando il mutamento del clima culturale dentro e fuori la fabbrica non ha fatto cambiare orientamento e traguardi produttivi.

Il libro, dopo una premessa di Olmo, prosegue con la puntualizzazione dello scenario e del contesto che legano casa e territorio per passare poi al racconto di come i legami fra azienda, architettura e territorio si siano sviluppati negli anni, per arrivare quindi all’approfondimento dell’operatività e del lavoro concreti dell’ufficio “consulenza case dipendenti” dell’azienda stessa (con tanto di numerose planimetrie e disegni progettuali). Chiudono il volume una serie di scatti fotografici delle abitazioni Olivetti ad Ivrea oltre che alcuni documenti che aiutano a comprendere meglio tutta la vicenda.

Il libro di Olmo, Bonifazio e Lazzarini non è un semplice libro di architettura: è un viaggio in una vicenda che ancora oggi ha molto da insegnare e che, più di tutto, illustra quanto possa la cultura d’impresa raggiungere livelli d’eccellenza anche in un settore – quello delle abitazioni per i dipendenti – in apparenza così lontano dal cuore della produzione.

 

Le case Olivetti a Ivrea. L’Ufficio Consulenza Case Dipendenti e Emilio A. Tarpino

Carlo Olmo, Patrizia Bonifazio, Luca Lazzarini

il Mulino, 2019

14/05/2019