L’indagine periodica della banca d’Italia fornisce il quadro esatto della situazione dell’industria del Paese

 

Tempi severi per le imprese. Tempi nei quali occorre anche avere informazioni corrette sul contesto in cui le aziende agiscono. E una consapevole cultura del produrre, che anche dall’informazione corretta può trarre linfa vitale. E’ quanto è possibile acquisire leggendo la “Indagine sulle imprese industriali e dei servizi” appena resa nota da Banca d’Italia e che costituisce un documento unico e affidabile per capire come si è comportato il settore delle imprese industriali e dei servizi nel 2018, oltre che quali siano le prospettive per il 2019.

Secondo l’indagine condotta dalla Banca d’Italia dunque, nel 2018 le vendite delle imprese industriali e dei servizi privati non finanziari con almeno 20 addetti hanno sensibilmente rallentato. Colpa dell’indebolimento della domanda interna e dell’inatteso progressivo deterioramento del ciclo internazionale. Intanto, è diminuita la quota delle imprese che hanno ridotto i prezzi ed è salita quella di chi li ha aumentati. Ciò che più conta, poi, sono le previsioni di oggi per il domani. Nelle attese delle imprese – spiega Banca d’Italia -, sia il ritmo di crescita delle vendite sia quello dei prezzi restano deboli anche nel 2019. Eppure, la domanda di lavoro è ancora cresciuta nel complesso dell’anno; così come pare cresciuta, nel 2018, la spesa per investimenti. S’è mossa, sembra, anche l’edilizia.

Detto questo, nonostante la congiuntura non certo favorevole, il sistema delle imprese industriali e dei servizi in Italia non demorde e cerca vie di sviluppo. La crescita degli investimenti – soprattutto nelle medie aziende -, indica la volontà di guardare avanti, l’esistenza di una cultura d’impresa che si preoccupa del futuro in senso costruttivo. L’attenzione alle nuove tecnologie, anche. Pur con tutte le difficoltà del caso. E’ il movimento lungo della buona imprenditoria che trapela dalle rilevazioni di Banca d’Italia che, proprio circa le nuove tecnologie, sottolinea: “E’ cresciuta la percentuale di imprese che ha dichiarato di aver investito in tecnologie avanzate nel 2018 (…); la quota della spesa riconducibile a questa categoria è però rimasta inferiore al 5% per metà di esse”. E poi: “Nel complesso, si può stimare che l’adozione di tecnologie digitali avanzate rappresenti circa il 15% della spesa complessiva per investimenti registrata dall’indagine”. Strada lunga e in salita, quindi, per quella cultura dell’organizzazione produttiva che punta all’innovazione. Eppure l’unica strada possibile.

In termini generali, al di là dei numeri di dettaglio, il documento di Banca d’Italia è poi per tutti da leggere.

 

Indagine sulle imprese industriali e dei servizi 2018

AA.VV.

Banca d’Italia, 2019

 

09/07/2019