Un libro esamina criticamente i miti del sistema economico digitale e fa scoprire nuove risorse per il nostro Paese

 

Anche oggi esistono i miti. Ed esistono anche nel sistema delle imprese. Senza contare quelli nati dalla Rete (anche la Rete stessa è spesso un mito). E senza dire dell’insieme di indicazioni per la corretta gestione delle imprese che va sotto il nome di teorie del management. Il mito del buon manager  esiste ed è diffuso, così come quello del web  in grado di risolvere positivamente ogni problema, e così come anche quello del “fare squadra” a tutti i costi. Di fronte alla super-efficienza è necessario stare con i piedi per terra. Informarsi e capire. E’ quanto accade leggendo (anche) “Start down. La crisi dei miti digitali e il risveglio dell’innovazione”, scritto da Gabriele Colasanto e Marco Rossella.

Il libro mette in discussione i miti del sistema economico digitale attraverso un punto di vista ironico e documentato. Contiene numeri, ma soprattutto storie, immagini, personaggi, punti di vista raccolti in circa 200 pagine per addetti ai lavori e non. Il punto cruciale del ragionamento dei due autori, sta nella rivalutazione della capacità del nostro Paese di creare posti di lavoro senza necessaria ogni volta dare vita a startup  avveniristiche. Che, invece, è ciò che molto spesso viene fatto credere. Fenomeno che, in Italia, avviene frequentemente, tanto da poter parlare di una sorta di “clima di perenne campagna elettorale” dove prima vengono gli artigiani, la piccola media impresa, i pensionati, in una costante dialettica tra l’imbonimento o l’amplificazione della rabbia sociale che permea oggi il Paese. Su tutto, fra l’altro, anche una constatazione che deriva dai numeri stessi: il sistema delle startup a livello globale non produce più da almeno quindici anni aziende capaci di inventare nuovi paradigmi a livello mondiale e cerca nuove vie originali per reinventarsi. L’Italia rischia dunque di continuare inseguire affannosamente un sogno già vecchio, guardando con deferenza al mito della Silicon Valley, scommettendo in ritardo su idee di importazione e riproducendo i vizi di nanismo e presunzione tipici del nostro Paese.

Diviso in nove capitoli e numerose schede di approfondimento, il libro inizia con un prologo dal titolo significativo – “Prologo.  O della necessità di uno smascheramento” -, e finisce con una conclusione dal titolo ugualmente bello – “Per tutti i giovani di belle speranze” -, che contiene, proprio nelle ultime righe un’indicazione importante: “L’impressione è che ci farebbe bene, almeno per un po’, smettere di usare impropriamente la parola «digitale» e riprenderci invece pienamente la parola «innovazione»: su questa il campo da gioco è più ampio e possiamo ancora dire la nostra con le nostre storie individuali e collettive”.

Arricchiscono il testo anche tre interventi di Marco Grazioli (presidente di The European House – Ambrosetti), Salvatore Majorana (direttore del Kilometro Rosso, Bergamo), Luigi Serio (che insegna Economia e gestione delle imprese all’Università Cattolica del Sacro Cuore).

Le pagine scritte da Colasanto e Rossella sono pagine scritte bene, vivaci, che prima della teoria contengono persone e quindi vite vissute, fatte di fallimenti e di successi e perciò in grado di insegnare comunque qualcosa a tutti noi.

 

Start down. La crisi dei miti digitali e il risveglio dell’innovazione

Gabriele Colasanto, Marco Rossella

GueriniNEXT, 2019

11/06/2019