Sintetizzati in un libro scritto a più mani i tratti di un nuovo approccio alla produzione e al profitto

 

Il sistema sociale come un tutt’uno, fatto di donne e uomini e di macchine, organizzazioni della produzione e per il welfare, di aspirazioni per il futuro e problemi dell’oggi da risolvere. Un sistema nel quale le imprese e chi ci vive e lavora, hanno un ruolo fondamentale ma non assoluto; e nel quale profitto e benessere vanno di pari passo, con tutti i vincoli del caso.

Traguardo non utopistico eppure difficile da raggiungere, quello di una società che sia al contempo efficace ed efficiente e per tutti davvero, è  quanto descritto da “Economia fondamentale. L’infrastruttura della vita quotidiana”, scritto da un gruppo di osservatori della realtà (economisti, sociologici e altro ancora), che si sono posti l’obiettivo di delineare – partendo dall’analisi del presente -, un futuro possibile.

Nucleo del ragionamento è l’idea stessa di economia fondamentale indicata come la base materiale del benessere e della coesione sociale. E cioè quello che ogni giorno dovremmo poter dare per scontato: acqua potabile sicura, energia elettrica non razionata, servizi sanitari evoluti e accessibili, istruzione avanzata gratuita, infrastrutture e trasporti pubblici efficienti, servizi di cura per bambini e anziani, mercati alimentari orientati al benessere dei consumatori e dei produttori di cibo. “Cose normali”, detto in altri termini, che, tuttavia, spesso non sono tali.

Il libro quindi inizia dall’analisi della condizione dell’oggi e dalla constatazione che  da molti anni i Paesi europei seguono una strada diversa: l’economia fondamentale è messa al servizio del business, esasperando competitività e orientamento al profitto. Il prezzo che paghiamo è l’inasprimento delle disuguaglianze, la dissoluzione dei legami sociali, la deriva populista e nazionalista.

Da tutto questo, l’esigenza di riprendere le fila di quelle “cose normali” che costituiscono appunto l’economia fondamentale. Compito non semplice e non facile, che richiede quello che gli autori indicano come un “un enorme sforzo di immaginazione istituzionale”.

Il libro ha una struttura semplice ed efficace. Prima viene descritta l’economia fondamentale così come si è evoluto e così come dovrebbe essere, poi ne vengono raccontati la sua “distruzione” e i tratti essenziali di un percorso di ricostituzione e rinnovo. Tutto si chiude con l’indicazione di quattro presupposti: il maggiore coinvolgimento dei cittadini, il  rafforzamento del legame fra società e imprese, la reinvenzione del sistema della tassazione, la creazione di “alleanze ibride” attraverso la creazione di istituzioni intermedia in grado di interpretare meglio le esigenze dei cittadini.

“Economia fondamentale” delinea probabilmente i tratti di qualcosa che è (forse) in gran parte utopistico, ma tocca anche aspetti sui quali occorre ragionare con attenzione e nei quali le imprese (e chi le governa) hanno certamente un ruolo. Un libro da leggere con attenzione (e non solo per ritrovarsi su posizione opposte), che può alimentare anche la crescita della buona cultura d’impresa.

 

Economia fondamentale. L’infrastruttura della vita quotidiana

Collettivo per l’economia fondamentale

Einaudi, 2019

09/07/2019