Un documento della Diocesi di Torino approfondisce i legami fra produzione, lavoro e territorio

 

Impresa e lavoro intesi correttamente, e per il futuro. Obiettivo che dovrebbe essere comune e che, invece, periodicamente stenta ad essere condiviso. Questione di condizioni avverse, spesso, ma anche di cultura d’impresa e del lavoro che deve essere fatta nascere e sviluppare. A partire dalla reciproca conoscenza. Magari iniziando dai giovani. Sono  stati questi gli intenti che hanno mosso l’iniziativa della Diocesi di Torino: creare le condizioni per una reciproca conoscenza che toccasse giovani, imprese, enti di formazione e associazioni datoriali oltre che sindacali. Dall’attività – fatta di una serie di incontri su più temi collegati alla produzione e al lavoro -, è stato prodotto lo studio “Futuro al lavoro. Riflessione sull’esperienza e sui valori del lavoro”, insieme di analisi e dibattiti attorno ad alcuni temi: giovani e lavoro, lavoro e formazione, lavoro e rappresentanza, lavoro e imprese, accompagnamento al mondo del lavoro.  Il dibattito attorno ad ogni binomio di temi ha dato vita ad un capitolo dell’indagine a sua volta composto dall’enunciazione del problema, dal dibattito attorno ad esso e da una serie di buone pratiche e proposte operative per superare le difficoltà.

Ad aprire l’insieme delle ricerche un intervento dell’Arcivescovo di Torino, Cesare Nosiglia, con il compito di “cucire” insieme le diverse parti dell’indagine. “La necessità di disegnare traiettorie e politiche per lo sviluppo economico – spiega Nosiglia -, s’inserisce (…) nell’idea di promuovere il lavoro umano, fattore non solo decisivo per la crescita economica di un territorio, ma anche della persona umana e nella società nel suo complesso”; sempre Nosiglia poi precisa: “La solidarietà spesso viene deprezzata perché chiama le persone che vivono il mondo del lavoro a favorire relazioni che vadano oltre il proprio interesse e tornaconto personale. Le sfide della storia se vissute da soli sono una sconfitta, se affrontate insieme diventano nuove opportunità…”. L’Arcivescovo, parlando dell’impresa e del suo ruolo, sottolinea poi la possibilità che questa sia vista “come nuova forma di solidarietà e possibilità di creazione della ricchezza, intesa non solo in termini monetari, riscoprendo la via inedita dell’economia civile”. Lo stesso poi aggiunge circa il ruolo proprio degli imprenditori che fare impresa può “essere uno spazio e un luogo in cui generare ricchezza per altri (non accumulo personale), possibilità di lavoro per il territorio e soprattutto lavoro buono, di qualità, al servizio della persona e della società”. E ancora: “Essere imprenditori significa investire prima di tutto sulle capacità dell’uomo, senza soggiogarle alla forza ineluttabile del denaro, del profitto fine a sé stesso e del potere”.

“Futuro al lavoro” propone un’idea d’imprenditorialità che può anche calzare stretta ad alcuni, ma che certamente ha molti punti in comune con la migliore cultura d’impresa da tempo diffusa in Italia.

 

Futuro al lavoro. Riflessione sull’esperienza e sui valori del lavoro

AA.VV.

Arcidiocesi di Torino, maggio 2019

 

Download

25/06/2019