Aprire le fabbriche. Renderle visibili ai cittadini, agli studenti, a coloro che abitano nei territori industriali e a tutti quelli che ne hanno solo sentito parlare (e spesso male, con accenti negativi). E farle vivere, per un giorno, in pubblico, per ciò che sono: luoghi positivi di lavoro e di relazioni personali, in cui convivono macchine di produzione e laboratori di ricerca, robot hi tech e torni d’antica tradizione meccanica, computer e attrezzi di raffinato artigianato manuale, mense e biblioteche. Fabbriche che raccontano fatica e invenzione, salario e benessere, interessi talvolta contrastanti e inclusione sociale (si cresce, in fabbrica, e si fa carriera molto spesso per merito e per capacità, indipendentemente dalle caratteristiche personali di razza, cultura, religione, genere, appartenenze). Fabbriche, un luogo civile. In un’Italia che, nonostante la crisi, resta il secondo paese manifatturiero d’Europa, subito dopo la Germania: un primato da rivendicare e rafforzare.

“Fabbriche aperte” è un’intelligente iniziativa nata anni fa in Federchimica (ha fatto capire a migliaia di italiani che l’industria chimica è tutt’altro che sporca, pericolosa e inquinante, ma una protagonista, semmai, d’un corretto sviluppo sostenibile, anche dal punto di vista ambientale). E a “fabbriche aperte”, nel tempo, hanno dedicato grande impegno parecchie industrie del Veneto, del Piemonte, della Lombardia. Molte imprese hanno “l’Open Day”, con stabilimenti e uffici aperti ai familiari e ai figli dei dipendenti.

Adesso, a Milano, nasce “Manifatture aperte”, su iniziativa del Comune e con la collaborazione di settanta imprese, tra aziende industriali, laboratori, atelier e botteghe artigiane, maker space, musei scientifici, centri di ricerca e “Fab Lab”: il 29 settembre sarà “una giornata di visite guidate, workshop e incontri alla scoperta dei luoghi in cui nascono gli oggetti del made in Italy ricercati in tutto il mondo. Un appuntamento ideato e voluto dal Comune di Milano per avvicinare i cittadini, i giovani e gli studenti alla nuova e antica manifattura valorizzando nel contempo il grande patrimonio di sapienza artigiana di ieri e di oggi presente in città”.

Il giudizio è di Cristina Tajani, assessore alle Politiche per il Lavoro, Attività produttive, Commercio, Moda e Design. Che insiste: “E’ importante, per i milanesi, vedere cosa succede dietro le quinte di una creazione industriale o artigianale. E per noi amministratori questo è un tassello del programma ‘Manifattura Milano’ che vuole incentivare il ritorno della ‘manifattura leggera’ in città, con l’obiettivo di rigenerare aree dismesse e creare buona occupazione, permettendo a tanti giovani di trasformare la propria creatività in idee, progetti e oggetti grazie all’uso sempre più diffuso delle nuove tecnologie, dalle stampanti 3D ai laser cutter che rendono più semplice ed economica la prototipazione”.

Cosa si vedrà, nei settanta luoghi del “fare, e fare bene”, nelle fabbriche, piccole e grandi, in cui si esprime tutta l’intraprendenza tipica della storia e dell’attualità di Milano? Spiega l’assessore Tajani: “Dal laboratorio che produce i cappelli per i reali inglesi alla fabbrica che crea le chitarre in alluminio per gli idoli del rock come Lou Reed e Ben Harper, passando per il laboratorio della Pirelli dove nascono i mitici pneumatici da Formula1 sino all’officina meccanica che realizza a mano e con l’ausilio delle nuove stampanti 3D i componenti per riportare in vita le fuoriserie d’epoca o scoprire i segreti della legatoria d’arte o di come nascono un anello in un laboratorio orafo o un paio di scarpe artigianali”.

L’elenco completo degli aderenti alla manifestazione è su www.manifattura.milano.it. Qui in Pirelli, in particolare, il programma del 29 settembre prevede visite guidate nei laboratori di ricerca, sviluppo e sperimentazione nell’HeadQuarters di Bicocca, dove sarà possibile vedere come si crea un prototipo di pneumatico, combinando tecnologie innovative ed esperta manualità e assistere ad alcuni test tra quelli utilizzati da Pirelli per lo sviluppo dei pneumatici stradali e da competizione. Un’eccellenza italiana di valore internazionale.

Milano, la Milano grande dell’area metropolitana, in trasformazione come smart city di respiro globale, è ancora una città industriale, in cui la manifattura incide per il 29% sul Pil (il Prodotto interno lordo), molto più dunque della media nazionale (il 17%) ma anche della media tedesca (il 22%). Ed è una manifattura in grande cambiamento, nel cuore di una vera e propria svolta digital dell’economia, secondo i criteri di “Industria 4.0”: la produzione si lega ai servizi hi tech, le sofisticate abilità produttive migliorano la propria competitività con un robusto contributo di centri di ricerca, le competenze industriali si rafforzano con il sostegno dell’”economia della conoscenza” rafforzata da università (Politecnico, Bocconi, Cattolica, Statale, Bicocca, Humanitas) che conquistano posizioni di rilievo tra i migliori centri di formazione e ricerca internazionali. La meccanica diventa meccatronica, si raggiungono alti livelli di produttività per gomma e plastica, automotive, chimica e farmaceutica, life sciences e negli stessi settori tradizionali del made in Italy, abbigliamento e moda, arredamento e industria agroalimentare. Milano industriale è contemporaneità d’avanguardia e possibilità d’un buon futuro.

Sostiene Stefano Micelli, economista attento a tutti i fenomeni di “Industria 4.0”, presidente dell’Advisory Board Manifattura Milano: “Visitare gli spazi del lavoro e della manifattura consente di scoprire la vitalità e la qualità di tante imprese e laboratori artigiani che danno vita alla città di Milano. L’obiettivo della manifestazione è creare sempre più consapevolezza rispetto al patrimonio economico e culturale che queste realtà rappresentano e mettere in evidenza il loro potenziale di crescita. L’iniziativa si rivolge soprattutto ai giovani che oggi sono alla ricerca di opportunità di lavoro: la manifattura attiva in città ha bisogno del loro talento per sviluppare design e innovazione tecnologica”.

Cultura, tecnologia, sviluppo. Spiega Marco Taisch, Scientific Chairman del “World Manufacturing Forum” (la Fondazione che lo promuove è un buon esempio di collaborazione tra imprese, mondo accademico, istituzioni e mondo associativo per generare e diffondere cultura sul settore manifatturiero): “La manifattura è primo generatore di ricchezza ed equilibratore sociale, come mezzo di ulteriore sviluppo delle economie evolute e anche come strumento fondamentale per la crescita delle aree del mondo meno sviluppate”. L’Annual Meeting di Cernobbio del “World Manifacturing Forum”, in programma il 27 e 28 settembre (in collaborazione con la Camera di Commercio di Milano, l’Assolombarda, Confartigianato, Ance e una serie di altre organizzazioni di impresa e ricerca), proverà a “delineare e a incidere, a livello europeo e globale, sugli scenari futuri, approfondendo il senso delle innovazioni che dal manifatturiero impatteranno anche sui servizi oltre che sulla vita delle persone. Per questi motivi, il gemellaggio tra Manifatture Aperte e il WMF è una partnership naturale nata dalla condivisione di obiettivi da raggiungere insieme attraverso la valorizzazione e lo sviluppo del manifatturiero urbano e regionale in un’ottica internazionale”.

Sulle connessioni tra manifattura e processi digital c’è, proprio da parte di Pirelli, un’attenzione particolare. Tutto il Gruppo segue da tempo processi che vanno in questa direzione, in un quadro di “cultura politecnica” che interpreta l’innovazione come un impegno generale che lega prodotti, processi produttivi, materiali, relazioni industriali, linguaggi della ricerca, del marketing e della comunicazione. E se ne trovano tracce significative anche in un documento che coniuga risultati aziendali e indicazioni progettuali: il  Bilancio Integrato 2017.

La digital trasformation Pirelli, nel Bilancio, è affiancata al racconto di cinque storie di “artigiani 4.0” che hanno colto nella trasformazione digitale la chiave per far crescere la propria attività (ne parleremo meglio tra poco). E il titolo è esemplare: “Data meets passion”, per confermare e rilanciare la tradizione della società di raccontare il bilancio al di là dei numeri ricorrendo all’arte e alla letteratura. Stavolta i contributi artistici e culturali, per raccontare come il digitale cambi radicalmente culture e abitudini nella società e nelle persone, sono quelli dell’artista Emiliano Ponzi e di tre scrittori di fama internazionale: Mohsin Hamid, Tom McCarty e Ted Chiang. E queste sono le storie dei cinque artigiani digitali, con idee di business rafforzate da modelli tecnologici avanzato: la “3Bee” (un’arnia hi tech che, attraverso sensori, monitora l’intero ciclo produttivo dell’alveare anche da remoto), “Alter Ego” (grazie a un software 3D produce tavole da surf ecosostenibili su misura), “Demeter.life” (utilizzando la tecnologia blockchain si instaura un rapporto diretto tra consumatori e agricoltori di tutto il mondo per migliorare le colture sostenibili), la “Tappezzeria Druetta” (il rilancio dell’industria di famiglia con progettazione 3D e virtual room per design d’arredamento su misura) e “Differenthood” (una piattaforma online su cui, partendo da 5mila tessuti e con oltre 1 miliardo di combinazioni possibili, si possono creare capi d’abbigliamento unici e 100% made in Italy che poi si possono condividere con la community).

C’è dunque, nel Bilancio Integrato Pirelli 2017, accanto ai dati aziendali, una indicazione generale sui valori del “fare”, nel mondo digitale. E c’è il raccontare. Con forti implicazioni letterarie e politiche. Come testimonia Tom McCarthy: “Nell’ascesa della cultura digitale…. è la politica a diventare una questione letteraria. Letteraria nel senso che la  vita pubblica – e privata – si ritrova governata dalla propria trascrizione: quando tutto viene annotato in un registro di qualche tipo, allora l’esperienza in quanto tale, e con essa il problema del libero agente (siamo padroni di noi stessi? O tutti i nostri gesti e le nostre decisioni sono governati e decisi dagli algoritmi?), si riducono a istanze e atti di scrittura”.

La sintesi? Manifatture aperte, appunto. E parole per continuare a farle vivere.