Forte attenzione all’ambiente che circonda e condiziona l’organizzazione della produzione e, in fondo, il raggiungimento dei risultati finali. Ma anche continua interazione – non necessariamente negativa ma  in molti casi positiva -, fra impresa e società, fra struttura produttiva e i suoi protagonisti con il resto del mondo.  Sono certamente queste due delle indicazioni che imprenditori e manager devono seguire sempre di più. Questione di evoluzione sociale e aziendale, ma anche di maggiore consapevolezza del ruolo che l’impresa ha nella struttura sociale moderna. In una parola, di cultura d’impresa che si rende più ampia e completa. 

 

È in questo ambito che cresce la cosiddetta Responsabilità Sociale d’Impresa (RSI), intesa come continua attenzione dell’impresa verso l’esterno, e i legami di questa con la Innovazione Sociale (IS). Ambito di ragionamento è di osservazione della realtà complesso è mutevole, quello dei collegamenti fra RSI e IS può, se ben inteso, servire molto a chi deve guidare un’organizzazione della produzione che voglia essere diversa da una semplice “azienda”. È utile allora leggere “Modelli ed esperienze di innovazione sociale in Italia. Secondo rapporto sull’innovazione sociale” a cura di Matteo G. Caroli (Direttore del CERIIS, il Centro di ricerche internazionali sull’innovazione sociale, Università Luiss Guido Carli),  scritto a più mani attorno al tema dell’innovazione sociale e alla sue numerose interazioni anche con le imprese e la produzione.

 

Il volume, dopo aver inquadrato dal punto di vista teorico l’argomento, approfondisce proprio le relazioni fra RSI e IS. “La cattura del valore economico – è un passaggio del volume -, passa attraverso l’identificazione di un modello di business in grado di convogliare la sostenibilità economica, ambientale e sociale delle pratiche innovative”. Oltre che su basi teoriche, l’indagine si fonda anche su interviste qualitative a 26 imprese e ne trae indicazioni importanti per delineare le modalità di innovazione sociale nelle imprese.

 

“L’impresa – viene quindi spiegato -, si posiziona in una fase della catena del valore in cui riesce a costruire valore economico e sociale nel suo prodotto o servizio. Gli altri soggetti si pongono dal lato della domanda, come clienti e consumatori, o dal lato dell’offerta, come produttori, imprenditori o dipendenti dell’organizzazione ibrida”. Ma come si rapporta l’impresa con la IS? Vale solo la logica del profitto? Per gli autori del volume no. “Ogni impresa può assumere il ruolo di attuatore, promotore o addirittura beneficiario, in base al problema sociale che si affronta ed in base al ruolo che effettivamente è richiesto. Il beneficio che deriva da una azione di innovazione sociale è condiviso e collettivo e i benefici devono ricadere anche sulle imprese stesse”.

 

Il libro del CERIIS non è sempre facile da leggere, ma esplora bene il vasto territorio che unisce produzione e società.

 

 

 

Modelli ed esperienze di innovazione sociale in Italia. Secondo rapporto sull’innovazione sociale

Matteo G. Caroli (a cura di)

Franco Angeli, 2016

09/02/2016