L’impresa è fatta anche di uomini. Ma questi occorre capirli. E meglio si capiscono, migliore, più efficiente e più efficace sarà la gestione d’impresa e, quindi, i risultati finali di questa. Assunto facile da comprendere, difficilissimo da mettere in pratica. Tremendamente attuale oggi, tempo di tensioni sociali e di fabbrica, di allerte economiche, di incognite sul futuro e perplessità sul presente, quello del livello di comprensione degli uomini nell’impresa è un tema trasversale all’intermo dell’azienda: sa di cultura ma agisce sulla produzione materiale, vive sulla base di insegnamenti umanistici ma ha stretti legami con la tecnica.

 

E’ per questo che, forse oggi forse più di ieri, l’efficienza d’impresa si raggiunge anche con la filosofia. Ed è per questo che leggere le “Tre lezioni di filosofia del management” di Piero Pagnotta è cosa stuzzicante, utile, affascinante e quasi doverosa. 

 

Pagnotta –  laureato in filosofia ma con una forte esperienza in aziende come Honeywell e  Olivetti -, ha scritto un volumetto che si legge quasi d’un fiato e che pone all’inizio un punto fermo: “È l’essere umano che lavora con la sua intelligenza ed è l’essere umano che con le sue scelte, condizionate, determina il successo del suo lavoro. Qui il punto di partenza e di arrivo del lavoro manageriale”. Per spiegare meglio, poi, Pagnotta parte da Platone e dalle sue idee attorno alla scrittura e l’arte, per dipanare un ragionamento che arriva fino alla migliore gestione aziendale e spiega: “Per comprendere il management bisogna prima vivere e lavorare a lungo in una organizzazione e poi (…), pervenire a coglierne la complessità”. Non grandi Master di specializzazione prima, quindi, ma la pratica, lo sporcarsi le mani, il sudare, sembra dire Pagnotta che continua passando ad analizzare il pensiero scientifico del ‘900 – tirando in ballo Einstein, Kant, Heisemberg, Godel e Feynman e Popper -, per trarre altre indicazioni operative. “Nell’analizzare un’organizzazione umana – spiega Pagnotta -, vi sono dati necessari a coglierne l’andamento (…), ma se vogliamo valutarne anche potenzialità, capacità di sviluppo, impatto sociale, i numeri cominciano ad avere un valore relativo e dovremo formulare valutazioni altre”. Insomma, il vero manager deve saper fare i conti “con l’indeterminato” e l’incertezza. Ed è su questa base che Pagnotta arriva al terzo passo del suo cammino. “Management non significa solo competenze e procedure da applicare, regole da far rispettare ma simboli da creare, una passione condivisa con l’universo aziendale, dare vita ad una storia condivisa che comprenda passione, creatività e progetto, ragione e sentimento, per costruire una identità, una storia collettiva che  per proseguire nel tempo ha bisogno di fondarsi sul riconoscimento, fiducia e interesse materiale”.  E non basta, perché, arrivando in fondo alla sua fatica, Pagnotta tocca anche elementi delicati delle organizzazioni e delle imprese come l’invidia, il potere, lo status, il ruolo, la cordata. Con alla fine un esempio tratto dalla storia di una grande azienda italiana finita male: “Avevano tutto ma erano incapaci di ammirare il loro lavoro, erano invidiosamente distruttivi”. 

 

Un libro tutto da leggere e da tenere sul tavolo, a disposizione.

 

 

Tre lezioni di filosofia del management

Piero Pagnotta

Edizioni Nuova Cultura  (e-book), 2013

 

13/05/2014