Un libro che arriva dal MIT di Boston ma che è stato scritto da un italiano,  fornisce in poche pagine gli strumenti per comprendere meglio dove si muovono le imprese

 

L’imprenditore e il manager a modo loro incarnano un certo modo di fare filosofia. Sempre che con filosofia si intenda una certa visione della vita, delle cose, del pensiero, dell’agire umano. Analisi e azione. Modi di intendere gli obiettivi del proprio essere. Cultura d’impresa che si fa ragionamento più vasto sul significato del produrre e sull’organizzazione necessaria per arrivare ad un certo obiettivo e che arriva a ragionare sul ruolo dell’azienda nel mondo. Tutto, poi, reso oggi più complesso da una tecnologia che da un lato rende più facili le cose e, dall’altro, crea nuovi orizzonti e nuovi problemi.

Anche l’impresa e le persone che in essa agiscono, hanno così necessità di indicazioni di pensiero più alte  rispetto a quelle semplicemente gestionali. A soddisfare un’esigenza di questo tipo ha provato a pensarci Cosimo Accoto (visiting scientist presso il Sociotechnical Systems Research Center del MIT di Boston e affiliato al MIT IDSS Institute for Data, Systems and Society).Filosofo di formazione, Accoto ha scritto  “Il mondo dato. Cinque brevi lezioni di filosofia digitale”, libro breve (poco più di 130 pagine), ma denso eppure facile da leggere.

L’idea di partenza deriva dalla constatazione della realtà. Spazio, tempo, esperienza, soggettività, apprendimento, legge, sovranità, realtà: in un mondo in cui sembra che tutto sia destinato a diventare programmabile e in un’epoca che pare segnata dal dominio del codice software, dei sensori, dei dati, degli algoritmi, dell’intelligenza artificiale e delle piattaforme, in un momento in cui tutto questo si mischia e invade anche la vita delle imprese, proprio adesso c’è bisogno di molta filosofia che, a sua volta, va ripensata. E’ il momento della filosofia digitale.

Accoto quindi presenta  al lettore italiano le frontiere più avanzate, a livello internazionale, proprio del pensiero e della filosofia digitale arrivando ad indagare come questa possa spiegare gli impatti tecnologici e le ricadute strategiche per lo sviluppo delle imprese di tutto ciò che sta accadendo attorno ad esse. Per farlo, Accoto inizia a descrivete “il codice” (cioè il software), poi passa a descrivere i sensori di cui disponiamo, gli algoritmi che servono per interpretare e dirigere ciò che sta accadendo e quindi i risultati (i “dati), che si determinano. Chiude la lettura la descrizione del mondo come “megastruttura accidentale”.

Bella la presentazione di Alex Pentland (professore al Massachusetts Institute of Technology di Boston), che spiega come il libro descriva “come la nostra cultura e i concetti che usiamo per comprenderla cambieranno in ragione di un mondo popolato da codice, sensori, dati, oggetti e piattaforme supportati da intelligenza computazionale. Una delle trasformazioni speculative più profonde sarà il passaggio dalla domanda «quali i fatti?» alla domanda «quali le conseguenze?»”.

 

Il mondo dato. Cinque brevi lezioni di filosofia digitale

Cosimo Accoto

EGEA, 2017

16/05/2017