Un futuro positivo, fatto di rapporti migliori fra le persone, di chiarezza d’intenti, di legami produttivi diversi. E’ la visione di una “nuova civiltà dello stare insieme” prospettata da Antonio Galdo (giornalista e scrittore, attento ai temi dello spreco e dell’evoluzione della vita pubblica), nel suo recente “L’egoismo è finito”: un libro di poco più di un centinaio di pagine che racconta il cambio di paradigma sociale  in atto: dall’egoismo, appunto, all’applicazione di nuovi principi di convivenza sociale e produttiva. 

 

Galdo inizia con una frase secca e provocatoria – “questo è un libro sull’amore” – e prosegue citando Aristotele. Ma il volume parla di economia, di società, di produzione, di convivenza sociale diverse da quelle di oggi. E lo fa con numerosi esempi – da nuove modalità di produrre (il coworking), di vivere (il cohousing e le smart cities) – iniziando da una constatazione:  “Per decenni abbiamo rimosso il desiderio vitale di stare insieme rinunciando all’energia sprigionata da una comunità quando prendono corpo i legami che saldano persone e cose, luoghi e identità, interessi e sentimenti”. Adesso, invece, “la Grande Crisi ci spinge alla ricerca di nuovi fondamentali, non solo economici”. In azienda e nei rapporti sociali, acquista spazio un altro modo di vedere le cose. Galdo, quindi, parla di una nuova condivisione verde, dagli orti urbani agli orti verticali, del fascino efficace del baratto contro il piacere individuale del possesso, di condivisione delle idee, attraverso le tecnologie della Rete, di una nuova concezione del lavoro e dei luoghi in cui svolgerlo.

 

Apparentemente lontano dai problemi più impellenti della gestione aziendale, il ragionamento di Galdo si avvicina invece moltissimo ai temi di una nuova imprenditorialità, distante dal binomio che contrappone padrone e operaio, che vede fabbrica, territorio, impresa e lavoro strettamente unite in un unico destino che non necessariamente deve essere negativo.

 

 

L’egoismo è finito

La nuova civiltà dello stare insieme

Antonio Galdo

Einaudi, 2012.