Un libro racconta la capacità dell’uomo di dare un senso a dati apparentemente casuali

 

Assenza di riferimenti, continuo cambiamento del contesto d’azione, necessità di avere una capacità di risposta rapida a sollecitazioni non determinabili. Sono alcune delle condizioni con le quali chi fa impresa deve oggi fare i conti. In un contesto di questo genere, è importante poter usufruire di idee nuove circa la gestione aziendale. E’ quanto è possibile fare leggendo “Lavorare nell’azienda liquida utilizzando l’apofenia. La capacità di riconoscere le connessioni nelle situazioni complesse” curato da Massimo Bornengo, Ezio Civitareale e Gianpiero Tufilli.

Il libro trae spunto dall’osservazione di una realtà – quella d’impresa appunto -, nella quale non si hanno più riferimenti certi: la tecnologia, la programmazione, l’organizzazione rendono sempre più sfumati i confini delle competenze e dei compiti. Nelle azienda sempre più spesso ci si può sentire come in un ambiente inafferrabile, senza confini, in continuo cambiamento. I curatori, per descrivere sinteticamente questa condizione, prendono a prestito il concetto di “società liquida” di Zygmunt Bauman  e coniano il concetto di “azienda liquida”.

Ma come fare di fronte ad una situazione di questo genere? Bornengo, Civitareale e Tufilli suggeriscono un percorso nuovo partendo da due termini ancora estranei al vissuto moderno – apofenia e pareidolia – che identificano una caratteristica dell’intelletto umano: il riconoscimento di schemi o connessioni in dati casuali o apparentemente senza alcun senso. Detto in altro modo, gli autori approfondiscono un’attività intellettiva da sempre usata dagli essere umani ma tutto sommato poco analizzata, quella di rendere ciò che è incoerente ed eterogeneo, semplice e leggibile. Detto in altre parole, la nostra mente tende naturalmente e normalmente a “mettere insieme” ciò che è separato, ad attribuire significati a cose che non ne hanno. L’apofenia, applicata al mondo del lavoro, aiuta a risolvere problemi, trovare soluzioni, semplificare e agevolare i rapporti interpersonali, condurre una riunione.

Il libro inizia quindi a sintetizzare le caratteristiche della “società liquida” e del “lavoro liquido”, per passare poi ad affrontare il possibile futuro del lavoro. Preparato lo scenario, Bornengo , Civitareale e Tufilli approfondiscono i concetti di apofenia (cioè la capacità di riconoscere schemi o connessioni in dati casuali o senza alcun senso) e di pareidolia (cioè la capacità di ricondurre a forme note, oggetti o profili dalla forma casuale), prima dal punto di vista storico e poi da quello pratico. Il libro è poi arricchito da una serie di contributi scritti da sociologi, avvocati, giornalisti, professori universitari, manager che di volta in volta toccano aspetti come i rapporti sindacali, il mercato del lavoro, l’associazionismo, la logistica e l’organizzazione aziendale.

Quanto scritto da Bornengo , Civitareale e Tufilli è tutto sommato un altro modo – interessante e utile -, di raccontare la cultura d’impresa che cambia e si adatta al mutare delle circostanze nelle quale ogni organizzazione della produzione si trova ad agire. Scrivono i tre curatori: “Noi crediamo che ancora una volta, come da sempre avviene nello sviluppo della storia, sarà la capacità intellettiva dell’uomo ad aiutarci a dare ordine al caos e quindi una forma alla liquidità”.

 

Lavorare nell’azienda liquida utilizzando l’apofenia. La capacità di riconoscere le connessioni nelle situazioni complesse

Massimo Bornengo , Ezio Civitareale, Gianpiero Tufilli (a cura di)

Franco Angeli, 2019

02/07/2019