Le imprese reagiscono in modo differente alle stesse sollecitazioni esterne. Una ricerca dell’Università di Parma  lo racconta

 

Ogni impresa risponde alle crisi e alle difficoltà di mercato a suo modo. Questione di organizzazione della produzione e delle persone, questione di cultura del produrre che può avere una stessa impronta ma che si declina in modi diversi. I comportamenti dei singoli imprenditori, poi, si riversano tutti nelle statistiche generali. Che danno il senso del tutto.

Proprio sul senso del tutto – e quindi sulla sintesi del comportamento di un intero sistema economico – si è esercitata una indagine di Alessandro Arrighetti e Fabio Landini dell’Università di Parma, Dipartimento di Scienze economiche e aziendali.

“Eterogeneità delle imprese e stagnazione del capitalismo italiano” offre una interpretazione diversa di quella che è stata indicata come la “stagnazione della produttività nel manifatturiero italiano tra gli anni Novanta e la Grande Recessione”.

Frutto del comportamento dei singoli grandi e piccoli imprenditori, il comportamento del Paese – è la tesi dei due ricercatori -, non è stato omogeneo e, anzi, è frutto di situazioni opposte, non tutte negative. “Contrariamente ad un’opinione diffusa che vuole l’Italia affetta da un declino della produttività uniforme e difficile da arrestare – spiegano infatti Arrighetti e Landini -, questo lavoro suggerisce che l’effettiva stagnazione della produttività aggregata sia in realtà la risultante di un effetto composizione tra le performance di gruppi di imprese molto diversi”.

La ricerca si dipana quindi da un inquadramento della letteratura a disposizione e dal disegno dello scenario generale, per arrivare allo studio empirico basato su due campioni diversi: 5.445 imprese selezionate da una base di dati sviluppata da ISTAT e un campione di 3.130 unità produttive costruito per la terza Community Innovation Survey (CIS3) (triennio 1998-2000).

Il risultato di tutto questo è l’individuazione di un gruppo di imprese (circa il 20% del totale) capaci di adottare “strategie proattive” volte a migliorare il livello qualitativo e l’efficienza delle produzioni; un altro gruppo (circa il 38%) che hanno scelto la compressione dei costi, riducendo sensibilmente gli investimenti in capitale fisico e capitale umano e, infine, un terzo gruppo (il restante 42%) che ha adottato orientamenti strategici misti caratterizzati da interventi, parziali, incompleti o poco coerenti tra loro. E’ da questa realtà che si delinea la sintesi dell’Italia industriale di fronte alla crisi.

Lo studio di Arrighetti e Landini è certamente da leggere con attenzione e non è sempre di facile lettura: ma è una buona chiave di lettura di una realtà che va analizza a fondo per non essere fraintesa.

 

Eterogeneità delle imprese e stagnazione del capitalismo italiano

Alessandro Arrighetti, Fabio Landini

Working Paper EP01/2018

Università di Parma, Dipartimento di Scienze economiche e aziendali