L’ultimo libro di Ignazio Visco racconta il passato recente dell’Italia e fornisce una prospettiva per il futuro

 

Avere cognizione affidabile del cammino percorso e di quello che occorre ancora fare, è cosa buona per tutti, anche per le imprese e per chi le governa. E anche pensando non solo ai cammini individuali ma pure a quelli collettivi. L’ultimo libro di Ignazio Visco è un buon aiuto in questa direzione.

Visco studia, in questa sua ultima fatica letteraria, quelli che dal titolo vengono già individuati come “Anni difficili”, quelli “più difficili” – stando all’autore – che il Paese ha attraversato nella nostra storia economica in tempo di pace, anni contrassegnati da una doppia recessione, la prima provocata dalla crisi finanziaria globale e la seconda da quella dei debiti sovrani dell’area dell’euro.

Visco quindi – sulla scorta del suo essere economista e Governatore della banca centrale italiana -, approfondisce le cause di questo lungo periodo critico, soffermandosi sulla pesante eredità lasciata sui conti pubblici, i bilanci delle banche, il mercato del lavoro, la struttura del sistema produttivo, per concentrarsi poi sulle sfide da affrontare per rendere la nostra economia più dinamica e resistente.

Tutto con un occhio non solo alla situazione di “casa nostra”, ma anche e soprattutto a quella “fuori casa nostra”. Il contesto in cui l’analisi viene condotta, infatti, è quello che vede i fenomeni da governare con una scala globale: la crescente integrazione dei mercati, il rapido progresso tecnologico, l’immigrazione, la finanza non possono essere gestiti nei ristretti confini nazionali.

Su tutto quindi un’indicazione importante: non ci può essere sviluppo nell’isolamento.

E da tutto, l’indicazione delle azioni che è possibile intraprendere: la rimozione generale degli ostacoli all’attività di impresa, all’innovazione, alla corretta allocazione delle risorse.

Il libro di Visco ha il gran pregio di parlar chiaro e preciso e soprattutto quello di contenere un germe di positività, che si schiude in particolare nelle ultime pagine con il ragionare dei legami fra conoscenza e sviluppo, fra cultura e progresso (anche economico ma non solo economico). “In un mondo che cambia in modo così imprevedibile, dove la casualità e le non linearità hanno un ruolo cruciale, che però non sono, in buona parte, indipendenti dalle stesse decisioni umane (…), in quali conoscenze è bene investire?”, si chiede Visco che continua: “In Italia vi è certamente bisogno di superare una volta per tutte la barriera che ha a lungo separato la cosiddetta cultura «umanistica», da valorizzare, da quella «tecnico-scientifica», su cui investire. Una barriera che continua a pesare nelle discussioni sulla formazione dei giovani”. Sottolinea quindi Visco: “Accanto alle conoscenze tradizionali oggi occorre coltivare un nuovo insieme di competenze, che servano anche a far fronte a situazioni inedite, come l’esercizio del pensiero critico, la propensione alla risoluzione dei problemi, la capacità di comunicare”.  Cultura tecnica e umanistica insieme, dunque, come giusto insieme per superare anche la crisi economica. Cultura anche critica (Visco cita meravigliosamente Federico Caffè che amava ricordare l’importanza di coltivare il dubbio), ma pur sempre globale e non costretta entro vincoli artificiali. Proprio quella cultura della quale “Anni difficili” di Ignazio Visco è esempio tutto da leggere.

 

 

Anni difficili. Dalla crisi finanziaria alle nuove sfide per l’economia

Ignazio Visco

Il Mulino, 2019

 

22/01/2019