Quante volte, con quante maglie diverse si sono incontrati i destini di Girardengo e della Pirelli. Lui era di Novi Ligure e da lì  -fin da ragazzino-  vedeva passare la Milano-Sanremo e il Giro d’Italia. Quando Giovanni Cervi lo infilò  in volata nella pineta di Ravenna era  un ventunenne già  professionista: Campione Italiano, vincitore di tappe al Giro, primo arrivato nella gran fondo Roma-Napoli-Roma dell’anno prima. Forse non era ancora diventato il “Campionissimo”, ma essere “Il Gira” già bastava per entrare nelle mire delle grandi squadre. La Bianchi, certamente. E poi la Stucchi, che nel 1921 era “Stucchi-Pirelli”. Con la maglia dell’officina milanese  -macchine per cucire, biciclette, tricicli a motore-  fondata da Giulio Prinetti e Augusto Stucchi, “il Gira” vinse la Milano-Sanremo nell’aprile del ‘21 e subito dopo le prime quattro tappe del Giro d’Italia.  Alla quinta, in Abruzzo, si scontrò rovinosamente con altri ciclisti. Dice la leggenda che  -guardando Castel di Sangro- tracciò una croce sulla strada impolverata  tuonando “Girardengo si ferma qui!”. Alla fine vinse l’acerrimo nemico Giovanni Brunero della Legnano.

Dopo la Bianchi e la Stucchi, un altro incrocio “pirelliano”. Questa volta con la maglia della Wolsit, licenziataria italiana dell’inglese Wolseley, tra il 1925 e il 1926. Trentaduenne, Girardengo si sentiva  più che mai Campionissimo. Liquidate di fila altre due Milano-Sanremo: davanti   -ancora una volta- a  Brunero nel Venticinque, battendo Nello Ciaccheri, della Legnano, nel Ventisei. Sempre nel ’25, un altro Campionato Italiano in cassaforte, ed era il numero nove.  E poi c’era naturalmente il Giro d’Italia, ma fu qui che cominciarono i primi scricchiolii. Nel Giro partito il 16 maggio del 1925, le sei tappe vinte non bastarono a tenersi la maglia rosa fino alla fine: era spuntato un giovanotto che, nato a Cittiglio, in provincia di Varese, era prima andato a fare lo stuccatore a Nizza per  poi tornare in Italia  l’anno precedente  e mettersi  a correre per la Legnano. E vincere il Giro davanti al Campionissimo. Il giovanotto  era Alfredo Binda, e la sua storia con Pirelli sarebbe stata ancora più lunga di quella di Girardengo.
Gli scricchiolii si fecero più forti al Giro del 1926: due sole tappe vinte, il ritiro a metà gara. E davanti non Binda ma, peggio ancora, lo storico nemico Brunero con l’appoggio del giovanotto di Cittiglio per la doppietta finale della Legnano.

Nell’Archivio Storico Pirelli c’è una foto, tra le numerose altre, dove compare Girardengo scattata da Ferruccio Testi nell’ottobre del 1931. Siamo a Modena. L’ormai ex Campionissimo è a bordo della sua (è targata Alessandria) Fiat 509. In piedi, vicino, c’è Enzo Ferrari. Dietro, come al solito corrucciato, spunta Tazio Nuvolari e al  suo fianco Eugenio Siena, che da meccanico collaudatore Alfa Romeo sta studiando da pilota. Ci piace pensare che lui, il Campionissimo del pedale, sia venuto a rendere omaggio ai Campionissimi dell’acceleratore  -non certo del freno-  della neonata Scuderia Ferrari.

Ecco cosa racconta il nostro Archivio Storico di Costante Girardengo, ciclista Pirelli. La storia della sua presunta amicizia con il bandito Sante Pollastri, suo compaesano e grande tifoso, è lasciata alla musica di Francesco De Gregori.

 

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23/11/2017