Nel suo discorso di celebrazione del decennale della Colonia marina Pirelli di Pietraligure del 1957 Franco Brambilla, allora Amministratore Delegato di Pirelli, cita un dato che oggi farebbe sobbalzare genitori e dietologi: “E’ come se la colonia avesse fabbricato, in questi dieci anni, 1245 nuovi bambini”. Alla fine del loro mese di soggiorno, infatti, i bambini pesavano mediamente 1,6 chili in più di quando erano arrivati: Rina Gagliardi e Francesco Beretta, tra i primi ospiti della Colonia nell’ormai lontano Dopoguerra, avevano polverizzato ogni record aumentando il loro peso di  5 chili in quattro settimane. Quando  la Colonia fu inaugurata, nel 1947, l’obiettivo primo era quello di riportare i piccoli in salute dopo le privazioni della guerra.
Oltre ventimila i figli di dipendenti ospitati tra il 1947 e il 1957. “Per trasportare tutti questi bambini occorrerebbe un treno di 250 vagoni lungo pressapoco 2 km e mezzo”  -precisa Brambilla nell’articolo dedicato all’evento dall’house organ Fatti e Notizie–  “E se poi questi bambini volessimo metterli in tante 600 (l’utilitaria Fiat lanciata nel 1955), naturalmente con accanto l’autista, ci vorrebbero 6.680 di queste vetturette che formerebbero, opportunamente distanziate, una colonna lunga ben 47 chilometri”.

La Colonia di Pietraligure era stata concepita già sul finire del 1946, nel solco di una lunga tradizione di attenzione da parte del Gruppo Pirelli a tutti gli aspetti del welfare aziendale: primo tra tutti, il benessere dei figli dei lavoratori durante le vacanze estive. E questo fin dall’Anteguerra, attraverso organizzazioni esterne cui l’azienda versava una retta fissa mensile per ogni bambino ospitato.  Ora, però, per la prima volta si pensava ad una struttura di accoglienza interamente appartenente alla Società. Del progetto Pietraligure e di quali aspettative portasse con sè ce ne parla Mario Pangrazzi -nel numero del 15 febbraio 1947- del “Notiziario Pirelli”, l’house organ che precedette, tra il 1946 e il 1949, la nascita poi di “Fatti e Notizie”: “Man mano che maturava in noi la certezza che nell’estate del 1947 saremmo rimasti senza una casa al mare per i nostri bimbi, andò stringendosi una speciale complicità tra chi scrive ed un ingegnere architetto noto ai Pirelliani ma che non vuole essere nominato in questa relazione”. Peraltro a piè di pagina è riprodotto il “rendering” della futura colonia, con il credit “Prog. Ing. Alberto Alberti”. “Fattici bimbi e presici per mano vagavamo per i dormitori, per il refettorio, per il ricreatorio, per le terrazze, per le aule scolastiche che appena tracciate sulla carta prendevano, per noi, reale consistenza…”. Fatto il progetto, occorreva recuperare i fondi per realizzarlo. E quando i progettisti si confrontarono con la Direzione Pirelli, le loro richieste “trovarono dei sorrisi, dei consensi”.

Una struttura interamente “pirelliana”, e forte la voglia di discontinuità rispetto a un passato che nella primavera del ’47 era ancora piuttosto recente: “Non vi saranno nella Nuova Colonia squilli di trombe, alzabandiera, canti obbligati ma solo lo stimolo costante ad essere buoni, ad essere bravi ometti e brave donnine che si rafforzano in salute, che acquistano nuove energie”. E’ verso la chiusa dell’articolo del “Notiziario Pirelli” che i toni si fanno via via più lirici, soprattutto quando Mario Pangrazzi s’immagina il futuro, quando dopo venti o trent’anni quei bambini   -diventati nel frattempo bravi Pirelliani-  sarebbero tornati a Pietraligure per accompagnare i figli, e poi i figli dei figli…

La Colonia di Pietraligure sarà ceduta  -nei primi anni Settanta- al Comune di Cinisello Balsamo, mantenendo la sua storica funzione di residenza estiva per bambini.

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