La recente pubblicazione del volume Il Canto della Fabbrica a cura della Fondazione Pirelli, che sarà oggetto di dibattito domani 6 luglio, al Festival Il libro possibile di Polignano a Mare, ci porta in questo mese a raccontare delle tante volte in cui la musica ha attraversato la vita culturale della Pirelli. Un punto d’incontro quasi obbligatorio è stato per anni il Centro Culturale Pirelli, fondato nel 1947 e a lungo diretto da Silvestro Severgnini. Il Centro Culturale, ospitato nei locali del “Ritrovo” presso il vecchio stabilimento della “Brusada” scampato ai bombardamenti del 1943, considerava “la cultura come il pane”, secondo una definizione del suo stesso ideatore nell’articolo pubblicato sulla rivista Pirelli n° 1 del 1951. “Una formula nuova, ed abbastanza indovinata, per incrementare nei lavoratori l’interesse alla cultura”: l’azienda “fornisce i mezzi affinché ai suoi dipendenti, che ne sentano il desiderio, divenga accessibile la partecipazione alle più vive e vitali manifestazioni del sapere”. Entrato in azienda nel 1939 come venditore di pneumatici, Silvestro Severgnini in breve tempo assume un ruolo cruciale nella promozione della Cultura d’Impresa della Pirelli, che nel dopoguerra comincia ad avere coscienza di sé.

Per Severgnini la musica è naturalmente una delle “manifestazioni vitali del sapere”.  In una riunione del “Ritrovo” del 1950 si parla di musica ispirata alle macchine, e il rimando al Canto della Fabbrica di oggi è quasi stupefacente. Già Severgnini stesso ne scrive sulla rivista Pirelli n°4 del 1949: musiche “meccaniche” che si rifanno al treno Pacific 231 per il compositore svizzero Arthur Honeggernel 1923, musiche per fonderie d’acciaio per il musicista russo Alexander Vasilyevich Mosolov  nel 1927.
Grazie all’attività del Centro Culturale, anno dopo anno Stravinskij e Debussy diventano “cultura come il pane” tra vulcanizzatori e mescolatori. L’azienda fa del suo meglio per facilitarne la fruizione da parte dei propri dipendenti: gli abbonamenti ai “Pomeriggi Musicali” di Milano decuplicano in tre anni, quelli al Teatro alla Scala passano dai primi 15 iscritti ai 130 del 1950. Presso il Piccolo Teatro di Milano viene riservato ai pirelliani il “concerto del mese”, mentre al “Ritrovo” si tiene regolarmente, il venerdì alle 17.45, l’Ora di Musica: conduce lo stesso Silvestro Severgnini, che ormai a Milano e diventato l’uomo che “ha aperto la Scala alla gente”. Nel solco di questa lunga tradizione di promozione e divulgazione della cultura, oggi come allora continua la collaborazione di Pirelli con queste prestigiose istituzioni culturali, anche in termini di convenzioni per i dipendenti dell’Azienda.
Nel 1953 si crea il Circolo della Musica con la geniale intuizione di organizzare un ciclo di omaggi a musicisti viventi, presso i nuovi  locali del “Ritrovo”, che si sposta in Corso Venezia: mentre la vecchia “Brusada” sta facendo posto al Grattacielo, gli autori sono invitati ad un incontro con il pubblico di operai e impiegati della Pirelli, un pubblico “che offre sempre un tale esemplare spettacolo di profondo raccoglimento e di intensa comprensione da diventare esso stesso oggetto immancabile di aperto ed incondizionato plauso”. E’ così che il lavoratore di una grande azienda può conoscere personalmente compositori del calibro di Wladimir Vogel o Roman Vlad.
Un’altra intuizione arriva l’anno successivo: l’apertura alla “musica elettronica”. Da Stockhausen a John Cage il passo è breve: “Nel corso della sua prima tournée europea  -racconta il periodico aziendale Fatti e Notizie nel numero di novembre 1954-  il musicista americano John Cage ha eseguito a Milano, per iniziativa del nostro Centro Culturale, il suo unico concerto in Italia di musiche composte per pianoforti preparati. L’iniziativa, presentata ad un pubblico quasi incredulo dal compositore e musicologo Riccardo Malipiero, è destinata ad entrare nella storia stessa della Cultura d’Impresa moderna: un quotidiano milanese dell’epoca dichiara infatti che “il Centro Culturale Pirelli ogni giorno di più minaccia di diventare uno dei luoghi più vivi della cultura cittadina”.
L’operaio dello stabilimento di Bicocca che la sera di venerdì 5 novembre 1954 assiste al Concerto per Pianoforti Preparati di John Cage -“Musica? Forse o forse qualcosa di diverso” secondo Malipieri-  non immagina che una sessantina d’anni dopo un altro operaio del Polo Industriale di Settimo Torinese avrebbe seguito, direttamente nel reparto di produzione, il Canto della Fabbrica di Francesco Fiore per il violino di Salvatore Accardo. E questa non è una coincidenza e neppure “un’altra storia”: è Cultura d’Impresa.

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