Nel corso della sua visita al XXXIII Salone dell’Auto di Torino, aprile 1951, il Presidente della Repubblica Luigi Einaudi si sarà certamente soffermato ad ammirare le ultime novità dell’industria automobilistica italiana: modelli come la Lancia Aurelia Gran Turismo, pensata per dare filo da torcere alla Mille Miglia ad un’altra new entry dell’epoca come l’Alfa Romeo 1900 Coupé Touring. Poi si sarà fermato allo stand Pirelli, dove avrà potuto vedere in anteprima “Novità al Salone Internazionale dell’Auto di Torino”, divertente pellicola d’animazione in cui  la vettura vincitrice di uno speciale “Gran Premio”si aggiudica  l’ambito riconoscimento battendo modelli del tutto inediti come la MacPerson antiscontro, l’Alpestren Machine per scalare montagne o la Frou Frou per scintillanti soubrette. Tutto questo grazie ai pneumatici Pirelli Stelvio, sicuri in frenata e sul bagnato. “Novità al Salone Internazionale dell’Auto di Torino” è un film pubblicitario animato realizzato appositamente per Pirelli dalla casa di produzione Pagot Film sotto la direzione del suo fondatore Nino Pagot. In coppia con il fratello minore Toni, Nino Pagot nel 1951 è già un affermato fumettista, cresciuto alla scuola dei cosiddetti “Disney italiani”, nati nell’Anteguerra. I vivissimi anni Cinquanta spingono ora verso la forma espressiva del cartone animato cinematografico e Pirelli è tra le prime aziende a credere nel lavoro dei fratelli Pagot: “Novità al Salone dell’Auto” viene premiato al Secondo Congresso della Pubblicità di Genova e vince la Coppa del Presidente del Consiglio per il miglior film pubblicitario alla Seconda Mostra Internazionale della Cinematografia.

I quattro minuti del filmato Pagot hanno avuto peraltro la consulenza di Leonardo Sinisgalli, che a quel tempo è direttore della rivista “Pirelli assieme ad Arturo Tofanelli. E proprio sul numero 3 -giugno 1952-  della rivista, nell’articolo “Considerazioni sul film pubblicitario” il critico cinematografico Vittorio Bonicelli porta “Novità al Salone” come esempio di “pubblicità diretta intelligente, quando il tema del prodotto da propagandare tesse tutto il film con buon gusto e con estro, attraverso un’arguta lezioncina sulla circolazione stradale”. I fratelli Pagot sarebbero poi passati al piccolo schermo di “Carosello”  -la rubrica preserale di spot pubblicitari iniziata alla RAI nel 1957–  contribuendo non poco a fare la storia dei cartoni animati italiani.
Per questa rubrica, i Pagot si trovano a confronto  con un’altra grande coppia di creativi del momento: i fratelli Gino e Roberto Gavioli con la loro Gamma Film. E questa volta per Pirelli è il momento dei suoi caroselli più famosi, i cartoni animati di “Mammut, Babbut, Figliut”, famiglia di cavernicoli che pubblicizzano tanto il prodigioso prodotto Gommapiuma quanto i pneumatici Sempione e Cinturato. Le avventure strampalate dei tre cavernicoli diventano appuntamento fisso televisivo degli italiani tra il 1962 e il 1965: due minuti di guai a ripetizione  -accompagnati da grugniti in puro stile paleolitico- fino all’arrivo finale dell’omino che immancabilmente avverte che “non siamo più all’età della pietra!”, mentre il codino pubblicitario ci invita ad entrare nel moderno mondo della gomma. In occasione delle Olimpiadi di Tokio 1964, in particolare, papà Babbut si esibirà in una disastrosa serie esilarante di esilaranti performance sportive.
Intanto però, sempre nel 1962, la genialità dei Pagot ha prodotto un altro mezzo di espressione pubblicitario: le “diavive”: una serie di diapositive montate in sequenza a formare brevi film animati, parlati, sonorizzati e a colori. Le diavive sono destinate agli schermi cinematografici, durano 26 secondi e si chiudono con il nome del gommista che di volta in volta le sponsorizza. E soprattutto, i disegni delle “diavive” Pirelli portano la firma di un maestro del design pubblicitario come Riccardo Manzi.

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