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Boom dei brevetti nel 2015 in Italia: le imprese finalmente puntano su ricerca e innovazione

Nella stagione dell’”economia della conoscenza” la leva competitiva principale sta nelle capacità d’innovazione, nell’attitudine delle imprese a sapere di più e fare meglio. Ed è dunque un’ottima notizia quella che nei giorni scorsi è arrivata dall’Epo, l’European Patent Office, l’organismo che a Monaco gestisce i brevetti in Europa: in Italia nel 2015 c’è stato un vero e proprio boom di domande di brevetti, 3.979, il 9% in più rispetto all’anno precedente (il maggior incremento percentuale degli ultimi dieci anni, ma anche il doppio della media Ue). La Lombardia è la regione più innovatrice, Milano la prima tra le città: conferma dell’effetto dell’impegno di tutti i soggetti economici e sociali (le imprese, i centri di ricerca, le università) e delle stesse istituzioni (Comune di Milano e Regione) di giocare bene le carte di una vera e propria “cultura politecnica”, sintesi originale di saperi umanistici e conoscenze scientifiche di cui proprio la metropoli è all’avanguardia in Italia e che adesso può venire rafforzata e rilanciata dalla nascita di “Human Technopole”, il grande centro di scienze per la vita, nell’area ex Expo, costruita sulla genomica e sulla carta dei “big data” per gestire al meglio i patrimoni di conoscenze.

Ma vediamo meglio i dati. Con il boom di domande di brevetti l’Italia risale dall’11° al 10° posto nella classifica delle richieste totali pervenute, ma anche dal 19° al 18° posto mondiale per numero di richieste di brevetti procapite. Il 33% di domande arriva dalla Lombardia. Il settore in maggior crescita è quello dell’ informatica  (+76%). Le aziende leader sono Indesit (107 richieste), Fiat  (84), STMicroelectronics (58), Finmeccanica (39), Pirelli (39) e Chiesi Farmaceutici (35).

Anche a livello globale l’Epo ha registrato un record di richieste di brevetti, 160mila, rispetto alle 153mila dell’anno prima, grazie all’exploit di Usa (un aumento del 16,4%) e Cina (22,2%). Stati Uniti, Germania, Giappone, Francia e Olanda sono i primi per numero di richieste, ma c’è disomogeneità nella Ue, con Berlino di nuovo in calo (-3,2%). L’olandese Philips guadagna il posto di testa della classifica per aziende sorpassando Samsung.

Per l’Italia quel 9% di crescita mette in evidenza un fenomeno importante, invertendo la tendenza dell’ultimo periodo, che aveva registrato un calo di domande per quattro anni consecutivi: “Il risultato del 2015”, sostiene il presidente dell’Epo Benoit Battistini, “è dovuto al fatto che le imprese italiane hanno capito che per uscire dalla crisi è importante investire in ricerca e innovazione, aumentando le capacità, piuttosto che tagliando i costi”. Dopo il settore dell’ informatica  (+76%), a crescere in Italia sono le domande nella comunicazione digitale (+59%), farmaceutica  (+54%) e nei sistemi di misurazione  (+47%). La maggior parte delle richieste in termini assoluti, invece, riguarda movimentazione (imballaggi, palette, sistemi di trasporto, container), ingegneria civile e trasporti  (in cui rientra il settore “automotive”, già adesso un’eccellenza italiana).

Se si guarda alle aree geografiche, dopo la Lombardia  (1.295 richieste di brevetti, il 33%), le altre regioni italiane a maggiore richiesta sono l’Emilia Romagna (15%) e il Veneto (13%). Nella classifica per singola città, Milano è sempre in testa con 806 richieste, distanziando di molto Torino, seconda con 273, poi terza Roma  (226) e quarta Bologna  (209).

A livello Ue, notevoli le differenze tra i vari Paesi rispetto al 2014: la Spagna come l’Italia ha invertito il trend negativo crescendo del 3,8%, il Belgio ha fatto un balzo del 5,9% sul 2014, la Gran Bretagna del 5,7% e l’ Olanda del 3,3%. Francia (+1.6%), Austria  (+1.4%) e Svezia  (-0,9%) sono più o meno stabili, mentre le domande dalla Germania sono calate nuovamente (-3,2%), al pari di Finlandia  (-8,3%) e Danimarca  (-2,7%).

Buone notizie, dunque. E interessanti prospettive future. L’importante, adesso, è rafforzare le politiche pubbliche sulla ricerca e avviare robuste iniziative di politica industriale, a cominciare dalla massiccia diffusione della “banda larga” (senza la quale si deprimono la ricerca stessa e il conseguente necessario trasferimento tecnologico e si ostacolano le attività del “digital manufacturing” ) e dell’”agenda digitale”, anche per la modernizzazione della pubblica amministrazione. Creatività, dunque. Politiche. Strutture. Una scommessa importante. Che, come dimostrano appunto i dati sui brevetti, l’Italia è in grado di reggere.