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Pirelli per Lancia Aurelia:
dalla strada alla pista

Pirelli è oggi al Museo dell’Automobile di Torino per festeggiare i settant’anni della Lancia Aurelia, un modello che ha scritto una pagina importante nella storia dell’auto italiana. Con l’Aurelia, la nostra industria automobilistica si lasciava definitivamente alle spalle gli anni della guerra. L’asse Torino-Milano, con la Lancia Aurelia, ma anche con la Fiat 1400 e l’Alfa 1900, diventava la spina dorsale della Ricostruzione e indicava la via verso la motorizzazione moderna.

E naturalmente c’era anche Pirelli: in quegli stessi anni poteva ormai dirsi acquisita la sperimentazione del pneumatico radiale Cinturato, pensato proprio per queste nuove vetture che univano lusso e temperamento sportivo. Il Cinturato Pirelli incrociò l’evoluzione della Lancia Aurelia nel 1951, quando alla berlina B10 fu affiancata la splendida B20 coupé Gran Turismo: un’accoppiata perfetta tra le prestazioni della Lancia e la tenuta di strada del radiale creato nei laboratori Pirelli di Milano Bicocca dall’ingegner Luigi Emanueli, allora capo della Ricerca e Sviluppo. E’ il Cinturato 367, il cui disegno battistrada rappresenterà l’immagine del Cinturato Pirelli per oltre vent’anni in tutto il mondo.

Lo stesso battistrada caratterizzerà infatti anche le successive versioni del Cinturato: CA67 e CF67, e poi Cinturato H e HS, e poi ancora CN54, un sistema di incavi e tasselli che negli anni ha ispirato designer di fama internazionale come Ezio Bonini, Antonio Boggeri, Riccardo Manzi, Bob Noorda, Pino Tovaglia, tra gli altri. Alla loro fantasia e al loro intuito si deve anche il successo del Cinturato nell’immaginario collettivo degli anni Cinquanta e Sessanta.

La collaborazione tra Pirelli e Lancia sul progetto Aurelia si mantenne dunque sempre agli alti livelli delle versioni sportive della vettura, soprattutto quando arrivarono sul mercato le Aurelia da 2.3 litri di cilindrata: ormai a un passo dalle competizioni. In questa metà degli anni Cinquanta non c’era corsa su strada che non vedesse protagonista un’Aurelia equipaggiata Cinturato Pirelli, tra Targa Florio e Mille Miglia. L’Aurelia fu anche una macchina amatissima dai carrozzieri, Pininfarina in testa, grazie alle sue linee pulite e razionali: il disegno, altrettanto pulito e razionale, dei suoi pneumatici si accordava perfettamente con le caratteristiche della vettura.

Nel 1958 l’Aurelia “stradale” fu sostituita dalla Flaminia, mentre la versione sportiva continuò la sua vita entrando nel mondo delle corse, sempre “accompagnata” da Pirelli: un percorso che porterà ai successi di Alberto Ascari e Piero Taruffi con le spider D24, fino allo sbarco in Formula 1 nel 1954. Durerà altri trent’anni il sodalizio sportivo tra Lancia e Pirelli: a fine anni Sessanta la nuova disciplina automobilistica chiamata “rally” vide affermarsi la Lancia Fulvia HF, che Pirelli equipaggiava con il suo Cinturato CN36.  E poi arrivò la Lancia Stratos di Sandro Munari, che richiese lo sviluppo del nuovissimo Pirelli P7. E poi ancora le versioni da competizione della Lancia Beta: la Montecarlo per il turismo e a seguire la 037 per i rally. Fino alla generazione delle Lancia Delta, coetanee del Pirelli P Zero che ancora oggi rappresenta il vertice delle prestazioni Pirelli.

Oggi, per celebrare i settant’anni della Lancia Aurelia, Pirelli è al Museo dell’Auto di Torino con il Cinturato CA67, un pneumatico storico che vive una “nuova giovinezza” con il progetto Pirelli Collezione, che riporta in produzione i pneumatici per vetture d’epoca. Grazie ai documenti conservati nell’Archivio storico aziendale custodito in Fondazione Pirelli, è oggi possibile riprogettare pneumatici che uniscono ai benefici consentiti dai più moderni materiali per le mescole e per le strutture interne una piena rispondenza alle caratteristiche di guida e all’aspetto originali.

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