{"id":100249,"date":"2024-04-30T15:01:20","date_gmt":"2024-04-30T14:01:20","guid":{"rendered":"https:\/\/www.fondazionepirelli.org\/?p=100249"},"modified":"2024-04-30T15:01:20","modified_gmt":"2024-04-30T14:01:20","slug":"insistere-sulleuropa-nonostante-tutto-e-sugli-eurobond-per-difesa-ambiente-sviluppo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fondazionepirelli.org\/it\/cultura-dimpresa\/insistere-sulleuropa-nonostante-tutto-e-sugli-eurobond-per-difesa-ambiente-sviluppo\/","title":{"rendered":"Insistere sull\u2019Europa, nonostante tutto. E sugli eurobond per difesa, ambiente, sviluppo\u00a0"},"content":{"rendered":"<p>Passare il tempo che ci separa dai primi di giugno per parlare di <strong>Europa<\/strong>. E impegnarsi a capire bene per<strong> cosa voteremo<\/strong>, quando andremo alle urne, dal 6 al 9, in tutti e 27 i paesi della Ue, per <strong>rinnovare il Parlamento Europeo<\/strong>. Quali politiche vorremmo, per lo sviluppo, la sicurezza, l\u2019ambiente, un migliore futuro anche per i nostri figli e nipoti. E a quali partiti e a quali donne e uomini ne delegheremo la responsabilit\u00e0.<\/p>\n<p>Eccolo, il dovere di questo nostro tempo cos\u00ec incerto e inquieto, dolente e comunque decisivo. Eccola, la speranza da nutrire. \u201cOra serve parlare di Europa\u201d, titola il Corriere della Sera sull\u2019articolo di fondo di Goffredo Buccini (27 aprile). \u201c<strong>Invertire il declino dell\u2019Europa<\/strong>\u201d, prescrive Giorgio Barba Navaretti su la Repubblica (19 aprile). \u201cCome possiamo salvare l\u2019Europa?\u201d, si chiede Sergio Fabbrini su Il Sole24Ore (21 aprile). E cos\u00ec via continuando. Con un motivo comune, in tanti autorevoli pareri: si dovrebbe andare a votare pensando agli elementi che segneranno il futuro di questa parte del mondo che ha cos\u00ec robusti elementi culturali comuni (ne scrive \u201cLa Lettura\u201d del Corriere della Sera, parlando di musica, letteratura, teatro e arti figurative; 28 aprile) e soprattutto, unica, ha saputo tenere insieme la democrazia liberale, l\u2019economia di mercato e il miglior sistema di welfare. Ma che oggi soffre la concorrenza economica dei giganti come gli Usa, la Cina e, tra non molto, l\u2019India, \u00e8 messa sotto pressione dalle autocrazie e non sa bene come affrontare lo strapotere delle <em>Big Tech<\/em>, le multinazionali tecnologiche che stravolgono, nel bene e nel male, il nostro modo di vivere.<\/p>\n<p>Si dovrebbe andare a votare, insomma, pensando ai<strong> valori e agli interessi comuni<\/strong>. E invece, finora, il dibattito politico, sia in Italia che negli altri paesi Ue, si concentra prevalentemente sugli interessi locali, sugli intrighi di potere nazionali e regionali, sulle trame di piccole e grandi corporazioni e clientele. Mentre cresce il peso di sovranismi e nazionalismi che, anche dai vertici di alcuni paesi europei, chiedono esplicitamente \u201cmeno Europa\u201d e pi\u00f9 spazio per i poteri e le scelte nazionali. E si aggravano le minacce dell\u2019espansione del peso delle \u201cdemocrazie illiberali\u201d.<\/p>\n<p>\u201c<strong>Europa, nonostante tutto<\/strong>\u201d, si augurava gi\u00e0 nel 2019, un libro di saggi essenziali, editi da \u201cLa nave di Teseo\u201d e scritti da Maurizio Ferrera, Piergaetano Marchetti, Alberto Martinelli, Antonio Padoa Schioppa e da chi redige questo blog, per tracciare un bilancio critico dei successi e delle sfide della Ue , alla vigilia delle scorse elezioni europee. Da allora molti drammatici eventi politici, sociali ed economici hanno radicalmente cambiato il contesto geopolitico e le ragioni di fondo della competitivit\u00e0 internazionale: la pandemia da Covid 19, l\u2019aggressione all\u2019Ucraina da parte della Russia, il conflitto in Medio Oriente, l\u2019aggravarsi delle tensioni tra Usa e Cina, la scomposizione e ricomposizione delle tradizionali catene del valore e degli scambi. Ma quell\u2019indicazione conserva un\u2019ancora pi\u00f9 drammatica attualit\u00e0: \u201cnonostante tutto\u201d, o l\u2019Europa rinsalda e rilancia le ragioni dell\u2019unione e delle politiche comuni, a cominciare dai temi della sicurezza e dello sviluppo sostenibile o le sue fragilit\u00e0 si aggraveranno.<\/p>\n<p>\u201c<strong>La nostra Europa oggi \u00e8 mortale<\/strong>. Pu\u00f2 morire. E questo dipende unicamente dalle nostre scelte\u201d, ha dichiarato il presidente francese Emmanuel Macron, in un lungo e accorato discorso alla Sorbona, il 25 aprile, proponendo una profonda svolta politica e trovando il consenso del Cancelliere tedesco Scholz: \u201cBuone idee per mantenere l\u2019Europa forte\u201d.<\/p>\n<p>Europa n\u00e9 totem n\u00e9 tab\u00f9, dunque. N\u00e9 mito n\u00e9 mostro sacro. Il nostro destino migliore, piuttosto. Da criticare. Ma da non demolire n\u00e9 da immiserire tra egoismi nazionali, rigidit\u00e0 burocratiche o vaghe dichiarazioni di buone intenzioni. Viene in mente l\u2019antica saggezza meridionale: \u201cChiacchiere e tabacchiere di legno il Banco di Napoli non prende in pegno\u201d. L\u2019Europa che serve, in una stagione d\u2019emergenza, \u00e8 tutt\u2019altro che un club delle chiacchiere e delle demagogie.<\/p>\n<p><strong>Sfida politica<\/strong>, dunque. E programmatica. Come ricorda bene il presidente della Repubblica Sergio Mattarella quando (Corriere della Sera, 22 aprile) calcola che nel prossimo giugno 400 milioni di europei andranno a votare, si augura \u201cuna grande partecipazione perch\u00e9 cos\u00ec si diventa protagonisti del proprio futuro\u201d e sollecita \u201cle istituzioni\u201d che saranno elette a \u201cfar s\u00ec che l\u2019Europa diventi protagonista e non solo spettatore di questa stagione\u201d con \u201criforme coraggiose\u201d.<\/p>\n<p>Nel corso degli ultimi giorni il documento presentato da Enrico Letta, presidente della Fondazione Delors sul mercato unico e le anticipazioni che Mario Draghi ha fatto sullo studio sulla competitivit\u00e0 (entrambi incaricati dalla presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen) hanno indicato gli schemi delle scelte da fare per tenere insieme la \u201ctransizione verde\u201d con lo sviluppo economico in chiave di sostenibilit\u00e0 e per poter reggere, appunto come Ue, le pressioni che vengono da Usa e Cina, sulle grandi questioni della sicurezza, dell\u2019energia e dell\u2019economia digitale, insistendo soprattutto sull\u2019AI (Artificial Intelligence).<\/p>\n<p>Un mercato unico dei capitali, delle telecomunicazioni, della difesa, insomma (\u201cOra serve una difesa europea, tra Nato e Ue\u201d, spiega Marta Dass\u00f9, la Repubblica, 27 aprile). E investimenti europei, sia aumentano il peso del bilancio Ue sia andando sui mercati finanziari, come Ue, per trovare risorse da investire. Con gli Eurobond, gi\u00e0 cari negli anni Ottanta proprio a Delors. E con altri strumenti finanziari comuni.<\/p>\n<p>Le dimensioni sono imponenti: oltre 800 miliardi all\u2019anno almeno per i prossimi dieci anni, sia per il <strong><em>green deal<\/em><\/strong> (e per le misure di welfare indispensabili per fare fronte ai costi sociali della transizione, a cominciare dalle conseguenze sui posti di lavoro e la tenuta delle imprese) sia per la sicurezza.<\/p>\n<p>Le resistenze, naturalmente, non mancano. I piccoli paesi temono per la perdita di sovranit\u00e0 (e dei privilegi) in caso di mercato unico dei capitali. I \u201cnordici\u201d sono diffidenti sugli investimenti e sui nuovi debiti in comune con i paesi del Sud. In parecchi, soprattutto a destra, guardano con sospetto a un rafforzamento dell\u2019Unione. E tanti temono che un\u2019applicazione \u201cideologica\u201d del <em>green deal <\/em>metta fuori dal gioco competitivo parte ampia dell\u2019industria europea. Timori fondati e buone ragioni si intrecciano a difese nazionaliste e a preoccupazioni per la fine di una espansione della spesa pubblica usata per \u201ccomprare consenso\u201d (molti guardano con sospetto proprio all\u2019Italia, in serie difficolt\u00e0 con i conti anche per gli effetti devastanti del \u201csuperbonus\u201d edilizio).<\/p>\n<p>Il voto di giugno potrebbe fare chiarezza, con l\u2019elezione di un Parlamento europeo e poi di una Commissione Ue capaci di quelle \u201c<strong>riforme coraggiose\u201d<\/strong> cui ha fatto cenno il presidente Mattarella e delle scelte politiche indispensabili a far s\u00ec che l\u2019Europa non sia \u201cschiacciata\u201d dalla forza economica e politica di Usa e Cina.<\/p>\n<p>Per orientarsi, anche in vista del voto, possono essere utili alcune riflessioni recenti. Quella del Governatore della Banca d\u2019Italia Fabio Panetta (il Sole24Ore, 24 aprile). O le proposte avanzate da\u00a0 Marco Buti e Marcello Messori sulla transizione verde e digitale e sulla necessit\u00e0 che l\u2019Europa superi l\u2019attuale condizione di \u201cscarsa produttivit\u00e0\u201d (Il Sole24Ore, 21 aprile). O ancora l\u2019appello\u00a0 di Emma Marcegaglia, presidentessa del B7 (l\u2019insieme delle imprese dei paesi del G7) per \u201cun accordo globale per accelerare la transizione verde\u201d (Il Sole24Ore, 28 aprile), usando anche gli Eurobond. Vediamo meglio.<\/p>\n<p>Panetta (\u201cUna nuova star dell\u2019antipopulismo\u201d, secondo Il Foglio, 24 aprile) sostiene che, senza cedere ai protezionismi, occorre \u201crafforzare l\u2019economia europea lungo tre direzioni principali: riequilibrando il suo modello di sviluppo; garantendo la sua autonomia strategica; adeguando la sua capacit\u00e0 di provvedere alla propria sicurezza esterna e potenziando il suo ruolo nel dibattito internazionale\u201d. Come? Anche per Panetta, usando pure la leva degli Eurobond.<\/p>\n<p>E la Bce? Dovr\u00e0 andare oltre i confini della responsabilit\u00e0 sulla moneta e sull\u2019inflazione e \u201csaper guardare al futuro\u201d. In altre parole, \u00e8 una strategia analoga, in tempi difficili, a quel \u201cwhatever it takes\u201d con cui Mario Draghi, da presidente della Bce, salv\u00f2 l\u2019euro e l\u2019economia europea al tempo della crisi post Covid.<\/p>\n<p>Buti e Messori insistono sulla necessit\u00e0 di \u201cdifferenziare la strategia europea dalle scelte monopolistiche della Cina e dal protezionismo statunitense\u201d. E propongono la produzione e il finanziamento di \u201cBeni pubblici europei\u201d (Bpe, in sigla) sia in campo economico che geopolitico: per le politiche industriali e sociali comuni, per l\u2019innovazione e, naturalmente, per la sicurezza. Una strategia. Che si articola in progetti. E trova finanziamenti sul mercato. Riecco gli Eurobond.<\/p>\n<p>Sono, appunto, i temi che si ritrovano nel rapporto Letta e che riascolteremo con il rapporto Draghi. Che risuonano nel discorso di Panetta. E che cominciano a trovare riscontri sia nelle posizioni della Francia di Macron che nella Germania purtroppo ancora in cerca su come fare uscire la propria economia dalla crisi in corso.<\/p>\n<p>Sono temi su cui proprio l\u2019Italia pu\u00f2 giocare un ruolo fondamentale. E\u2019 uno del grandi paesi fondatori dell\u2019Europa ma non pu\u00f2 suscitare preoccupazioni egemoniche come quelle provocate da Francia e Germania. Ha sempre mostrato un\u2019attitudine dialogante con gli altri paesi europei, ma anche con nazioni estranee alla Ue, a cominciare dall\u2019area del Mediterraneo. Ed \u00e8 forte di un sistema di imprese flessibili, aperte, competitive, ben inserite in parecchie catene del valore globali. Pu\u00f2 fare molto, insomma. Con <strong>idee innovative<\/strong>. E <strong>ruoli di responsabilit\u00e0<\/strong>. A patto di non cadere in tentazioni sovraniste e in chiusure propagandiste, da spesa pubblica irresponsabile e chiusure nazionaliste. Un\u2019Italia che sa far bene l\u2019Italia e si fa carico del bene dell\u2019Europa e, dunque, di se stessa.<\/p><p><em>(foto Getty Images)<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Passare il tempo che ci separa dai primi di giugno per parlare di Europa. E impegnarsi a capire bene per cosa voteremo, quando andremo alle urne, dal 6 al 9, in tutti e 27 i paesi della Ue, per rinnovare il Parlamento Europeo. 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