{"id":100284,"date":"2024-05-07T07:54:25","date_gmt":"2024-05-07T06:54:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.fondazionepirelli.org\/?p=100284"},"modified":"2024-05-10T15:52:18","modified_gmt":"2024-05-10T14:52:18","slug":"la-lezione-sui-danni-della-brexit-per-il-regno-unito-e-le-spinte-per-rafforzare-ruolo-e-politiche-della-ue","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fondazionepirelli.org\/it\/cultura-dimpresa\/la-lezione-sui-danni-della-brexit-per-il-regno-unito-e-le-spinte-per-rafforzare-ruolo-e-politiche-della-ue\/","title":{"rendered":"La lezione sui danni della Brexit per il Regno Unito e le spinte per rafforzare ruolo e politiche della Ue"},"content":{"rendered":"<p><strong>Meno Europa<\/strong>, maggior potere agli stati nazionali, chiedono i sovranisti. Un\u2019Europa pi\u00f9 compatta, affidabile, forte d\u2019un pi\u00f9 incisivo ruolo internazionale, pena il degrado anche dei singoli paesi europei, dicono invece tutti coloro che hanno a cuore le sintesi tra sviluppo sostenibile, democrazia liberale e welfare. E le <strong>imprese italiane<\/strong>? Le<strong> migliori manifatturiere<\/strong> oramai da molti anni considerano l\u2019Europa come un grande mercato unico, ricco di opportunit\u00e0 e hanno chiari i vantaggi dell\u2019export negli altri paesi Ue come leva di competitivit\u00e0 anche nei confronti degli altri mercati internazionali. Pi\u00f9 Europa ed Europa migliore, dunque, \u00e8 il loro orizzonte.<\/p>\n<p>Confindustria, naturalmente, continua a insistere sulle prospettive di un\u2019Europa meno burocratica e pi\u00f9 efficace per il rafforzamento delle relazioni o economiche e della competitivit\u00e0, soprattutto di fronte alle sfide che vengono dalle politiche di Usa e Cina e dai pericoli anche economici delle attuali, drammatiche crisi geopolitiche (ne abbiamo parlato a lungo nei blog delle ultime settimane). Consolida il sistema di buone relazioni con le altre organizzazioni imprenditoriali di Francia e Germania. E chiede un vero e proprio \u201ccambio di passo\u201d alle istituzioni europee, guardando con attenzione e interesse sia al Rapporto sul mercato unico elaborato da Enrico Letta come presidente del Centro Delors, su incarico della Commissione Ue di Bruxelles, sia al rapporto sulla competitivit\u00e0 su cui sta lavorando Mario Draghi.<\/p>\n<p>\u201c<strong>Un\u2019Europa non unita va verso il declino e la dipendenza da potenze straniere<\/strong>\u201d, sostiene un grande imprenditore come <strong>Marco Tronchetti Provera<\/strong>, CEO di Pirelli (la Repubblica, 22 marzo). E spiega: \u201cL\u2019Europa non \u00e8 riuscita finora a mettere a fattor comune tutte le sue risorse. Ha il mercato pi\u00f9 ricco del mondo e 440 milioni di persone con la migliore protezione sociale a livello globale. Il tutto fondato sui valori di cultura e democrazia che sono alla base della nascita della Ue. Al momento per\u00f2 non c\u2019\u00e8 un progetto, ma solo qualche debole segnale sul fronte della difesa comune e della politica estera. Chi vince le elezioni europee deve riuscire a dare una regia comune a tutto ci\u00f2\u201d. Insomma, \u201cabbiamo bisogno di un grande piano di rilancio\u201d. Da finanziare \u201cagendo sul bilancio europeo\u201d e anche \u201ccon strumenti come gli Eurobond\u201d, seguendo \u201cla strada gi\u00e0 sperimentata con il NextGenEu\u201d. In sintesi, \u201c\u00e8 importante garantire la competitivit\u00e0 del sistema finanziario. L\u2019Europa ha tanto risparmio privato da convogliare sugli investimenti e non pu\u00f2 badare solo all\u2019inflazione. Si deve crescere mettendo in connessione la politica monetaria e quella industriale\u201d.<\/p>\n<p>Sono questi, i temi da discutere in campagna elettorale. Evitando di piegare il voto di giugno per il nuovo Parlamento europeo a interessi di potere nazionali e di spendere troppa demagogia nel discorso pubblico, dimenticando di fare i conti con le sfide, i fatti, i numeri dell\u2019economia.<\/p>\n<p>Pu\u00f2 essere utile, proprio per rispondere alle campagne antieuropee, ragionare sugli effetti economici e sociali, oltre che politici, di una scelta radicale contro la Ue: la <strong>Brexit<\/strong>.<\/p>\n<p>\u201cSinora la Brexit ha fatto perdere cinque punti di Pil al Regno Unito\u201d, sostiene uno studio di Goldman Sachs (la Repubblica, 9 febbraio) calcolando una differenza nei confronti dei grandi paesi Ue provocata dalla riduzione della crescita e dall\u2019alta inflazione legata alla rottura tra Londra e la Ue dopo il referendum del 23 giugno 2016. Analogo il giudizio di Bloomberg: meno Pil, maggiori interessi sul debito, maggiore disoccupazione: \u201cIl Regno Unito sembra senza scampo dai danni senza fine della Brexit\u201d (la Repubblica, 21 marzo).<\/p>\n<p>Uno studio dell\u2019Ispi, curato da Davide Tentori (12 gennaio) consente di guardare meglio alcuni dati essenziali. La Brexit \u00e8 diventata formalmente realt\u00e0 dalla mezzanotte del 31 gennaio 2020, anche se in termini pratici alcuni cambiamenti si sono verificati gi\u00e0 a partire dal 1\u00b0 gennaio 2021, al termine del \u201cTransition Period\u201d dei negoziati sui termini della nuova relazione economica tra Regno Unito e Unione Europea.<\/p>\n<p>Dal 2021 al 2023 &#8211; calcola l\u2019Ispi &#8211; il\u00a0<strong>Pil del paese \u00e8 cresciuto a un tasso annuo medio del 4,5%<\/strong>,\u00a0a fronte di una crescita media che in Unione Europea \u00e8 stata invece del 3,3%. Ma \u00e8 necessario considerare che nel 2020 (l\u2019anno della pandemia Covid, a cui si \u00e8 aggiunta l\u2019incertezza legata ai negoziati con l\u2019UE per la definizione del\u00a0Trade and Cooperation Agreement\u00a0\u2013 TCA) \u201cil Pil si era contratto del -10,3%, ben pi\u00f9 del -5,8% registrato in media dai 27 Paesi UE\u201d. Insomma, \u201cl\u2019economia britannica \u00e8 stata certamente penalizzata da elementi imprevedibili, come gli strascichi della pandemia sulle supply chains internazionali a livello di logistica e trasporti \u2013 che hanno causato una carenza di forniture di generi alimentari; ma\u00a0hanno pesato anche gli errori compiuti durante la breve, quanto\u00a0disastrosa esperienza del governo di Liz Truss\u201d.<\/p>\n<p>Contingenze a parte, l\u2019Ispi insiste su \u201cuna\u00a0strutturale<strong> perdita di competitivit\u00e0<\/strong>\u00a0del sistema produttivo britannico, frutto di una ventennale carenza di investimenti, sia nel settore pubblico che privato, e una parziale perdita di ruolo di \u201chub\u201d del Paese una volta fuori dal mercato unico europeo\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019esecutivo di Rishi Sunak, subentrato a Liz Truss, \u00e8 riuscito a raddrizzare la barra del timone, evitando cos\u00ec una recessione nel 2023 (anche favorito da una congiuntura globale che si \u00e8 rivelata pi\u00f9 robusta del previsto) \u201cma a prezzo di una stretta fiscale e monetaria che certamente non favorir\u00e0 la crescita economica in prospettiva\u201d.<\/p>\n<p>Guardando al\u00a0commercio estero, rispetto al periodo pre-Brexit e pre-pandemia, \u201cil Regno Unito \u00e8 riuscito ad\u00a0aumentare i propri flussi commerciali gi\u00e0 nel 2022, anche se alle spese di una notevole crescita dell\u2019import che si \u00e8 tradotta in un significativo incremento del deficit commerciale (passato da 224 miliardi di dollari nel 2019 a 288 nel 2022). Il\u00a0commercio bilaterale con l\u2019UE ha registrato una dinamica simile, calando nel 2020 e 2021 per poi riprendersi superando i livelli pre-Covid nel 2022 ma anche in questo caso con un ampliamento del deficit derivante dalla crescita dell\u2019import. Il prossimo stress-test sar\u00e0 con l\u2019introduzione dell\u2019ultima tranche di controlli sulle merci agro-alimentari in arrivo dall\u2019UE, a partire dalla primavera 2024\u201d.<\/p>\n<p>Le \u201cmani libere\u201d dai vincoli Ue hanno consentito a Londra di tessere nuove relazioni commerciali soprattutto nell\u2019area dell\u2019Indo-Pacifico. Ma tanto attivismo non ha compensato n\u00e9 la crescente debolezza dell\u2019economia, n\u00e9 la perdita della centralit\u00e0 di Londra come piazza finanziaria (molte funzioni, oltre che molte sedi bancarie, si sono spostate ad Amsterdam) n\u00e9 il peggioramento del tenore di vita.<\/p>\n<p>Le recenti elezioni amministrative, con una pesante sconfitta dei <em>Tory<\/em>, ne sono un evidente riflesso. Dopo 15 anni di potere dei conservatori, sono in molti a ritenere prossimo un cambio di guardia alle prossime elezioni politiche in autunno, con un possibile successo dei laburisti.<\/p>\n<p>\u201cUn\u2019isola alla deriva o con una strategia chiara?\u201d, si chiede il rapporto dell\u2019Ispi.<\/p>\n<p>Le tensioni geopolitiche, le strategie di Washington e le pressioni della Cina anche in campo economico non giocano a favore del ruolo di singoli paesi, ancorch\u00e9 importanti come il Regno Unito.<\/p>\n<p>Le riflessioni sul futuro dell\u2019Europa, sia per le politiche industriali (con un recupero di competitivit\u00e0) che per quelle sulla sicurezza, l\u2019energia e la difesa chiamano comunque in ballo Londra. E se la Brexit non \u00e8 un fenomeno modificabile nel breve periodo, una nuova stagione di relazioni pi\u00f9 robuste sembra auspicabile. In un mondo cos\u00ec carico di rischi e tensioni, nessuno pu\u00f2 \u201cballare da solo\u201d.<\/p><p><em>(foto Getty Images)<\/em><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Meno Europa, maggior potere agli stati nazionali, chiedono i sovranisti. Un\u2019Europa pi\u00f9 compatta, affidabile, forte d\u2019un pi\u00f9 incisivo ruolo internazionale, pena il degrado anche dei singoli paesi europei, dicono invece tutti coloro che hanno a cuore le sintesi tra sviluppo sostenibile, democrazia liberale e welfare. E le imprese italiane? 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