{"id":101005,"date":"2024-07-30T08:27:39","date_gmt":"2024-07-30T07:27:39","guid":{"rendered":"https:\/\/www.fondazionepirelli.org\/?p=101005"},"modified":"2024-07-30T08:27:39","modified_gmt":"2024-07-30T07:27:39","slug":"le-scelte-necessarie-della-ue-e-gli-eurobond-per-la-sicurezza-le-tecnologie-e-lambiente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fondazionepirelli.org\/it\/cultura-dimpresa\/le-scelte-necessarie-della-ue-e-gli-eurobond-per-la-sicurezza-le-tecnologie-e-lambiente\/","title":{"rendered":"Le scelte necessarie della Ue e gli eurobond per la sicurezza, le tecnologie e l\u2019ambiente\u00a0"},"content":{"rendered":"<p>La stagione delle <strong>drammatiche crisi<\/strong>, per la Commissione Ue uscente: la pandemia da Covid19, l\u2019aggressione della Russia in Ucraina, la guerra in Medio Oriente, la crisi energetica. E adesso una nuova stagione che si spera sia di <strong>rilancio, ripresa e investimenti<\/strong>, per la nuova Commissione. Resta un evidente elemento di continuit\u00e0, la guida nelle mani della presidente Ursula von der Leyen. Ma c\u2019\u00e8 un orizzonte radicalmente modificato, di fronte a un bivio tra rilancio e declino. O l\u2019<strong>Europa<\/strong> sar\u00e0 capace di crescere come soggetto politico e industriale e definire dunque scelte di sviluppo sostenibile lungimiranti e ambiziose, per fare fronte alle sfide che vengono dai due principali protagonisti dello scenario geopolitico, gli Usa e la Cina e alle manovre di protagonismo di altri grandi attori internazionali, l\u2019India e la Russia, i paesi arabi e tutti gli altri soggetti di un inquieto Global South oppure dovr\u00e0 fare i conti con un inquietante degrado di ruolo, peso e, in fin dei conti, benessere. Diventando, insomma, un elegante, colto, sofisticato ma irrilevante Grand Hotel in cui i ricchi e potenti del mondo andranno a fare le loro vacanze (il monito \u00e8 arrivato nelle scorse settimane dal \u201cFinancial Times\u201d).<\/p>\n<p>\u201cL\u2019Europa perde competitivit\u00e0 e solo l\u2019Italia tiene testa agli Stati Uniti e alla Cina\u201d, documenta Marco Fortis su \u201cIlSole24Ore\u201d (27 giugno), analizzando l\u2019andamento delle esportazioni tra il 2016 e il 2023.<\/p>\n<p>Subito dopo le elezioni per il nuovo Parlamento Ue e il voto per la nuova Commissione (con il sostegno di popolari, socialisti, liberali e verdi) si \u00e8 molto discusso di alleanze, accordi politici, consensi e dissensi (ha fatto scalpore il voto contrario alla von der Leyen da parte della leader di Fratelli d\u2019Italia, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni). Ma probabilmente adesso \u00e8 necessario che, schieramenti politici a parte, Commissione, Parlamento e Consiglio d\u2019Europa indichino rapidamente le <strong>scelte da fare sui temi cruciali della nuova stagione<\/strong> e trovino le risorse finanziarie da mettere in campo.<\/p>\n<p>I temi degli impegni da prendere sono chiari. Una politica comune della <strong>sicurezza<\/strong>, che dia conto della posizione Ue sulla difesa (nell\u2019ambito Nato, ma con un ruolo pi\u00f9 impegnativo di Bruxelles e dei paesi Ue, per controbilanciare un eventuale alleggerimento dell\u2019impegno Usa), sull\u2019autonomia energetica, sulle tecnologie legate alla cybersecurity. Una <strong>politica industriale<\/strong>, che recuperi il crescente divario di competitivit\u00e0 nei confronti di Usa e Cina, con una strategia europea per l\u2019Artificial Intelligence e con un nuovo Green Deal che non metta in difficolt\u00e0 le imprese dei paesi europei e contenga misure che ne mitighino l\u2019impatto dei costi. Una <strong>politica fiscale e una politica sociale<\/strong> che evitino le distorsioni alla concorrenza per dumping tra singoli o paesi Ue e riformino il welfare. E una <strong>politica finanziaria<\/strong> che faccia dell\u2019Europa un unico, efficiente mercato bancario aperto e competitivo, in grado di attrarre investimenti internazionali e dare opportunit\u00e0 all\u2019allocazione del risparmio delle famiglie e delle imprese europee.<\/p>\n<p>Scelte impegnative. Ma indispensabili. Che chiedono risorse ingenti, sia per la sicurezza sia per finanziare la <strong>doppia transizione, ambientale e digitale<\/strong>: almeno mille miliardi all\u2019anno per il prossimo decennio. Da trovare rafforzando il bilancio Ue, con un\u2019espansione al 2% del Pil, anche per la creazione di \u201cbeni pubblici europei\u201d. E da chiedere ai mercati internazionali, seguendo l\u2019ottima scelta gi\u00e0 fatta per il Recovery Plan Next Generation Ue, la raccolta di fondi di mercato, come debito comune Ue, o per fronteggiare l\u00e0 conseguenze della pandemia.<\/p>\n<p>In altri termini, arriva finalmente l\u2019ora di una strategia gi\u00e0 elaborata da una delle intelligenze europee pi\u00f9 acute e dotate di sguardo da statista, Jacques Delors: gli eurobond.<\/p>\n<p>Ma c\u2019\u00e8 anche un\u2019essenziale riforma di <strong><em>governance <\/em><\/strong>da realizzare rapidamente, pur nella evidente consapevolezza delle difficolt\u00e0 da superare: andare oltre la regola dell\u2019unanimit\u00e0 delle decisioni (mettendo fine al potere di veto di singoli paesi che bloccano accordi su cui tutti gli altri sono favorevoli) e procedere dunque con maggioranze qualificate o intese, sui vari temi, tra paesi che sono pronti ad andare avanti. Le regole istituzionali sono complesse da definire, tenendo insieme i valori della governabilit\u00e0 con quelli dell\u2019uguaglianza di peso delle rappresentanze. Ma sono temi da mettere certamente in cantiere, presto ed efficacemente.<\/p>\n<p>Indicazioni essenziali, da questo punto di vista, sono contenute nel rapporto preparato dal gruppo di lavoro sul mercato unico guidato da Enrico Letta (\u201cl\u2019Europa \u00e8 molto pi\u00f9 di un mercato\u201d, sostiene il presidente dell\u2019Istituto intitolato a Delors) e in quello sulla concorrenza guidato da Mario Draghi, atteso per l\u2019autunno. Nessun protezionismo, dannoso soprattutto per un\u2019area economica con robuste vocazioni esportatrici, come l\u2019Europa. E invece una scelta forte su mercati aperti e competitivit\u00e0, innovazione e qualit\u00e0 dello sviluppo.<\/p>\n<p>Proprio su questi temi ci sono considerazioni interessanti in una \u201cLettera aperta alle Istituzioni Europee\u201d inviata a met\u00e0 luglio a Ursula von der Leyen, Roberta Metsola e Charles Michel da sei autorevoli Centri Studi, il Centre for European Reform (Londra-Bruxelles-Berlino), la Fondazione Astrid (Roma), la Fondazione Res Publica (Milano), la Fundaci\u00f2n Alternativas (Madrid), Les Gracques e Terra Nova (entrambe di Parigi).<\/p>\n<p>Le considerazioni di partenza parlano di \u201c<strong>vulnerabilit\u00e0 strutturale<\/strong>\u201d della Ue e dei suoi paesi, per dipendenza dell\u2019economia dai mercati di altri paesi, per import (energia e materie prime strategiche) ed export e dunque per il condizionamento dall\u2019andamento delle crisi geopolitiche. Di allontanamento dalle \u201cfrontiere tecnologiche\u201d di Usa e Cina ma, guardando bene l\u2019evoluzione delle varie \u201ceconomie della conoscenza\u201d, anche dell\u2019India. Di una \u201cavversa tendenza demografica di lungo periodo\u201d e di una \u201cdeludente dinamica della produttivit\u00e0\u201d. E di una \u201celevata e diffusa incidenza del debito pubblico che riduce lo spazio per le politiche espansive di bilancio in molti paesi\u201d.<\/p>\n<p>Sono vincoli stringenti, di cui non soffrono Usa e Cina. E il cui superamento richiede scelte politiche come quelle di cui abbiamo parlato.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 un passaggio politico impegnativo: \u201cLa Ue e i suoi Stati membri dovrebbero assumere una posizione netta per chiarire che non intendono avallare il negazionismo climatico, il mercantilismo di retroguardia, l\u2019autarchia demografica o un ritiro dalle catene internazionali del valore che &#8211; per l\u2019Europa &#8211; sarebbe scelta autolesionista\u201d. Tutte strategie di corto respiro che \u201ccondannerebbero la Ue a ripiegarsi su se stessa e la condannerebbero a un\u2019ulteriore frammentazione e irrilevanza\u201d.<\/p>\n<p>La conclusione del documento dei sei <strong>Centri Studi<\/strong> \u00e8 molto chiara: \u201cSta nascendo un nuovo ordine mondiale. Se rimane una costruzione a met\u00e0, la Ue non avr\u00e0 alcun ruolo nel plasmarlo. Gli Usa e la Cina sono aree economiche e politiche, la Ue non lo \u00e8 ancora diventata. Un terzo grande attore globale renderebbe il sistema internazionale pi\u00f9 stabile\u201d.<\/p>\n<p>La Ue, dunque, dovrebbe sforzarsi di \u201crilanciare il multilateralismo evitando quella pura logica di potere nelle relazioni internazionali destinata a peggiorare la situazione di tutti gli attori\u201d E il Consiglio Europeo e il Parlamento devono \u201criconoscere questo punto cruciale e agire di conseguenza. Hanno l\u2019opportunit\u00e0 di dare un segnale chiaro in questo senso e agire di conseguenza\u201d. Rafforzare l\u2019Europa, nonostante tutto. E giocare da protagonisti sui nuovi equilibri del mondo.<\/p><p><em>(foto Getty Images)<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La stagione delle drammatiche crisi, per la Commissione Ue uscente: la pandemia da Covid19, l\u2019aggressione della Russia in Ucraina, la guerra in Medio Oriente, la crisi energetica. E adesso una nuova stagione che si spera sia di rilancio, ripresa e investimenti, per la nuova Commissione. 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