{"id":103037,"date":"2025-01-21T10:27:27","date_gmt":"2025-01-21T09:27:27","guid":{"rendered":"https:\/\/www.fondazionepirelli.org\/?p=103037"},"modified":"2025-01-21T10:27:27","modified_gmt":"2025-01-21T09:27:27","slug":"il-valore-della-tradizione-non-ha-sapore-di-nostalgia-il-futuro-e-un-prodotto-di-ingegneri-filosofi-e-artisti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fondazionepirelli.org\/it\/cultura-dimpresa\/blog\/il-valore-della-tradizione-non-ha-sapore-di-nostalgia-il-futuro-e-un-prodotto-di-ingegneri-filosofi-e-artisti\/","title":{"rendered":"Il valore della tradizione non ha sapore di nostalgia, il futuro \u00e8 un prodotto di ingegneri, filosofi e artisti"},"content":{"rendered":"<p>&#8220;Solo chi ha un villaggio nella memoria pu\u00f2 avere un&#8217;esperienza cosmopolita&#8221;. La frase \u00e8 di <strong>Ernesto de Martino<\/strong>, uno dei pi\u00f9 autorevoli antropologi europei. E riguarda tutti coloro che provano, anche a fatica, a tenere insieme il valore delle radici con quello della scoperta e dell&#8217;avventura, l&#8217;identit\u00e0 delle origini con le nuove identit\u00e0 del lavoro, della famiglia, degli amici e dei compagni e compagne di vita via via trovati. Identit\u00e0 multiple, in movimento. Senza dimenticare. E senza chiudersi nelle trappole della nostalgia. Facendo tesoro, semmai, di un\u2019altra lezione essenziale, quella del filosofo francese <strong>Emmanuel L\u00e9vinas<\/strong>, che ci ha insegnato come e quanto l\u2019identit\u00e0 stia nelle relazioni, \u201cnegli occhi dell\u2019altro\u201d. La dimensione locale che si confronta con il mondo, insomma. L\u2019orgoglio delle radici che si apre a una pi\u00f9 profonda comprensione dei rapporti tra s\u00e9 e gli altri da s\u00e9 e dunque la comunit\u00e0, la <em>civitas<\/em>, le altre e diverse aggregazioni sociali e culturali. Nessun uomo, d\u2019altronde, \u00e8 un\u2019isola. N\u00e9 una valle chiusa, impaurita, ostile.<\/p>\n<p>Le parole di de Martino e L\u00e9vinas tornano in mente in questi giorni tesi, in cui si discute molto di <strong>identit\u00e0 italiana<\/strong> e di radici storiche della nostra cultura, da valorizzare con crescente impegno. E dunque anche di <strong>modifica dei processi formativi<\/strong> e dei contenuti dello studio nelle nostre scuole.<\/p>\n<p>Il <strong>ministro dell\u2019Istruzione e del Merito<\/strong>, <strong>Giuseppe Valditara<\/strong>, ha infatti annunciato, dal \u201826-\u201827, il ritorno dello studio del latino alle medie (anche se facoltativo, per un\u2019ora alla settimana), il concentrarsi della storia sui \u201cpopoli italici\u201d, sui Greci e i Romani e sulle origini del Cristianesimo (al liceo lo sguardo si allargher\u00e0 al resto della storia del mondo). E, ancora, i versi dei nostri poeti da imparare a memoria e la lettura e lo studio della Bibbia accanto ai grandi classici dell\u2019Iliade e dell\u2019Odissea. \u201cPrendiamo il meglio della nostra tradizione per una scuola capace di costruire il futuro\u201d, ha sintetizzato il ministro.<\/p>\n<p>Il dibattito che ne \u00e8 seguito e che continua appassionatamente sulle pagine, scritte e digitali, dei media, contrappone radici a aperture culturali, locale a globale, retoriche nostalgiche a sguardi innovativi. <strong>\u201cIl sapere conteso\u201d<\/strong>, sintetizza brillantemente <strong>Agnese Pini<\/strong>, direttrice del <strong>Quotidiano Nazionale<\/strong> (Resto del Carlino, La Nazione e Il Giorno, 19 gennaio). Al di l\u00e0 della contesa, comunque, \u201cl\u2019istruzione e la scuola sono una semina di prospettive, il campo su cui si misurano la creativit\u00e0 e la fertilit\u00e0 di un popolo e il perimetro entro cui il popolo si riconosce. Sono dunque lo specchio della lungimiranza della politica, delle istituzioni, dei partiti e dei governi\u201d. Una lungimiranza, va aggiunto, spesso carente.<\/p>\n<p>Quanto allo<strong> \u201cscontro delle identit\u00e0\u201d<\/strong>, che investe la scuola e va oltre, <strong>Antonio Polito<\/strong>, sul <strong>Corriere della Sera<\/strong> (19 gennaio), nota la negativit\u00e0 delle tendenze, non solo italiane, alla \u201cframmentazione sociale\u201d, si preoccupa di \u201cuna societ\u00e0 che va in pezzi per i conflitti tra etnia, genere, corpo, classe sociale, orientamento sessuale\u201d e commenta: \u201cIl tempo dell\u2019identit\u00e0 non sa concepire la persona se non come parte. Dovremmo resistergli. Perch\u00e9 la persona, diceva Ratzinger, \u00e8 un tutto che si riferisce a un tutto\u201d.<\/p>\n<p>Il richiamo opportuno al Papa raffinato teologo consente di fare i conti con un\u2019altra essenziale dimensione, aperta e dialogica, della nostra cultura europea: quell\u2019 \u201cumanesimo integrale\u201d che ha animato la riflessione filosofica di <strong>Jacques Maritain<\/strong> e ispirato alcune delle pagine migliori del personalismo cristiano di <strong>Emmanuel Mounier<\/strong>.<\/p>\n<p>\u00c8 dunque il caso di alzare lo sguardo dalle passioni polemiche tipiche del dibattito politico italiano e guardare invece verso l\u2019orizzonte delle trasformazioni necessarie. Facendo tesoro della lungimiranza di <strong>Zygmunt Baumann<\/strong>: \u201cSe pensi all\u2019anno prossimo semina il granturco. Se pensi ai prossimi dieci anni pianta un albero. Se pensi ai prossimi cento anni istruisci le persone\u201d. Una sfida politica e culturale, dunque. Una missione intellettuale che, per essere davvero tale, non ha bisogno di nostalgia ma di gusto per la scrittura generosa di \u201cstorie al futuro\u201d, di nuove mappe ispirate dall\u2019 \u201cavvenire della memoria\u201d.<\/p>\n<p>Come? Una indicazione essenziale la si ricava dal discorso del <strong>presidente della Repubblica<\/strong> <strong>Sergio Mattarella<\/strong>, sabato scorso, alla cerimonia per l\u2019avvio delle attivit\u00e0 di <strong>Agrigento<\/strong> come <strong>capitale italiana della Cultura 2025<\/strong>.<\/p>\n<p>\u201cChi \u00e8 aperto alla conoscenza del mondo sa che la vita \u00e8 frutto di dialogo\u201d, ha detto infatti Mattarella, ricordando che \u201cla ricchezza del Paese sta nella sua pluralit\u00e0\u201d. E <strong>\u201cla cultura \u00e8 frutto di incontro\u201d<\/strong>.<\/p>\n<p>Sono parole chiare, esplicite, cariche di valori positivi e forti di un progetto: la costruzione o meglio il rafforzamento e il rilancio di una cultura aperta e plurale come sostanza della democrazia, una migliore\u00a0 consapevolezza dei propri valori nazionali (ecco, appunto, il senso della storia, la valenza positiva della tradizione che, parafrasando <strong>Gustav Mahler<\/strong>, non \u00e8 \u201ccustodia delle ceneri ma culto del fuoco\u201d) ma anche delle proprie responsabilit\u00e0 nel ridisegno di nuovi e migliori equilibri dell\u2019Europa e del mondo. Di una nuova e migliore misura della conoscenza, della formazione, della rappresentazione del mondo.<\/p>\n<p>Ancora Mattarella: \u201cViviamo un tempo in cui tutto sembra comprimersi ed esaurirsi sull\u2019istante del presente in cui la tecnologia pretende talvolta di monopolizzare il pensiero piuttosto che porsi al servizio della conoscenza\u201d. La cultura, al contrario, \u201c\u00e8 rivolgersi a un orizzonte ampio, ribellarsi a ogni compressione del nostro umanesimo, quello che ha reso grande la nostra civilt\u00e0\u201d.<\/p>\n<p>Un discorso, ancora una volta, di ampio respiro. E quanto mai opportuno anche perch\u00e9 fatto in una citt\u00e0, Agrigento, che ha robuste radici storiche nella civilt\u00e0 della Magna Grecia, antiche sofisticate ascendenze culturali (Empedocle, filosofo politico e scienziato, considerato un maestro da Aristotele) e ricchezza letteraria tra Novecento e contemporaneit\u00e0 (Luigi Pirandello, Leonardo Sciascia, Andrea Camilleri). Un patrimonio da fare valere.<\/p>\n<p>La citt\u00e0 era stata degradata dal malgoverno amministrativo negli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso (le speculazioni edilizie del \u201csacco di Agrigento\u201d), avvilita in provincia dalla violenza mafiosa, umiliata dalle carenze di servizi civili essenziali (l\u2019acqua, innanzitutto) che la pongono da lungo tempo in coda alla classifica della qualit\u00e0 della vita nelle citt\u00e0 italiane. Eppure resta splendida, con le sue testimonianze architettoniche e culturali della Valle dei Templi. E in cerca di riscatto, di rinascita.<\/p>\n<p>Proprio qui, dunque, ha senso di parlare di conoscenza e futuro, di cultura e sviluppo economico e sociale. Qui, pensare a come declinare una crescita di respiro europeo e mediterraneo.<\/p>\n<p>Eccole, allora, le parole chiave: <strong>cultura, conoscenza, umanesimo<\/strong>.<\/p>\n<p>Chi \u00e8 che le interpreta nel presente? E chi costruisce il futuro? Si torna al discorso sulla formazione, sulla scuola, sul rapporto fra tradizione e innovazione. Sui valori di fondo della nostra civilt\u00e0.<\/p>\n<p>Il futuro \u00e8 degli ingegneri che hanno studiato filosofia e dei filosofi che sanno fare i conti con il senso profondo della scienza e della libert\u00e0 della ricerca. Dei giuristi che conoscono il valore delle diversit\u00e0 da tutelare anche se la norma, alla Kelsen, \u00e8 impersonale e astratta. Dei letterati ingegneri o chimici alla Primo Levi e alla Sinisgalli. Degli imprenditori che sanno tenere insieme cultura del mercato e responsabilit\u00e0 sociale. Dei matematici, dei fisici, degli statistici, degli economisti, dei cyberscienziati e degli studiosi di etica che progettano e scrivono, responsabilmente, gli algoritmi dell\u2019Artificial Intelligence. Delle ragazze e dei ragazzi che pensano all\u2019ambiente e alla sostenibilit\u00e0 sui temi del lavoro e della lotta alle diseguaglianze.<\/p>\n<p>Cultura, appunto. Pi\u00f9 esattamente, <strong>\u201ccultura politecnica\u201d<\/strong>, densa di saperi umanistici e di conoscenze scientifiche, di bellezza poetica e di passione per l\u2019innovazione. D\u2019altronde, \u00e8 proprio un grande artista come <strong>Michelangelo Pistoletto<\/strong> a fare opera d\u2019arte del simbolo dell\u2019infinito, simile a un 8 sdraiato in orizzontale, una dimensione matematica che ha la forza d\u2019una sognante poesia.<\/p><p><em>(Foto Getty Images)<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Solo chi ha un villaggio nella memoria pu\u00f2 avere un&#8217;esperienza cosmopolita&#8221;. La frase \u00e8 di Ernesto de Martino, uno dei pi\u00f9 autorevoli antropologi europei. 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