{"id":103688,"date":"2025-04-08T13:59:35","date_gmt":"2025-04-08T12:59:35","guid":{"rendered":"https:\/\/www.fondazionepirelli.org\/?p=103688"},"modified":"2025-04-08T13:59:35","modified_gmt":"2025-04-08T12:59:35","slug":"adesso-tocca-alleuropa-attrarre-scienziati-e-giovani-in-cerca-di-migliori-condizioni-di-ricerca-e-di-lavoro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fondazionepirelli.org\/it\/cultura-dimpresa\/blog\/adesso-tocca-alleuropa-attrarre-scienziati-e-giovani-in-cerca-di-migliori-condizioni-di-ricerca-e-di-lavoro\/","title":{"rendered":"Adesso tocca all\u2019Europa attrarre scienziati e giovani in cerca di migliori condizioni di ricerca e di lavoro"},"content":{"rendered":"<p>\u201cI dazi ridisegnano la mappa del commercio globale\u201d, scrive Il Sole24Ore (6 aprile) cercando di capire non solo la portata dello shock generale per le decisioni della Casa Bianca di Donald Trump e le ricadute del protezionismo Usa, ma anche le possibili mosse dei vari attori internazionali, sia sul piano delle necessarie trattative con gli Usa, sia su quello delle nuove relazioni possibili tra i giganti asiatici (Cina e India, innanzitutto), l\u2019Europa, il Mercosur, due grandi nazioni americane come Canada e Messico, i paesi arabi e i pi\u00f9 dinamici protagonisti di una ripresa dell\u2019Africa. Terreni comunque difficili, infidi, scivolosi, tra tensioni e nuovi protagonismi nel clima difficile del Grande Disordine mondiale.<\/p>\n<p>La speranza \u00e8 che, messa da parte l\u2019emotivit\u00e0, prevalga la saggezza di chi, come l\u2019economista <strong>Nouriel Rubini<\/strong>, sostiene che \u201cserve negoziare con l\u2019America\u201d perch\u00e9 \u201csenza un\u2019intesa la crescita globale andr\u00e0 a picco\u201d, ben sapendo che \u201ci mercati finanziari hanno paura della guerra commerciale degli Usa\u201d e che in una tale condizione di tensione, \u201cl\u2019Unione Europea, con pi\u00f9 stimoli fiscali e una maggiore spesa per la difesa pu\u00f2 evitare il peggio\u201d (La Stampa, 6 aprile). Un\u2019indicazione di saggezza che, purtroppo inascoltata, stava gi\u00e0 nelle considerazioni del <strong>Governatore della Banca d\u2019Italia Fabio Panetta<\/strong> all\u2019<strong>Assiom Forex<\/strong> di Torino del 15 febbraio: \u201cIn un contesto gi\u00e0 segnato da tensioni geopolitiche, commerciali e belliche, la strategia Usa di utilizzare gli annunci sui dazi come leva negoziale per ridefinire i rapporti economici e politici con altre aree del mondo potrebbe sfuggire al controllo, generando effetti ben oltre quelli desiderati, aggravando i dissidi esistenti e aprendo nuove fratture\u201d. Dunque, meglio trattare: \u201cSoluzioni negoziali basate sulla cooperazione non solo rappresentano un\u2019alternativa preferibile, ma sono necessarie per evitare una spirale di conflitto che minaccerebbe la stabilit\u00e0 globale\u201d.<\/p>\n<p>Servono, insomma, risposte lungimiranti e ad ampio raggio, fuori dall\u2019escalation di dazi e controdazi, minacce e ritorsioni.<\/p>\n<p>Al di l\u00e0 delle misure sul piano commerciale, comincia a farsi strada, in ambienti economici e accademici, una considerazione che riguarda la ricerca e la scienza e dunque lo sviluppo sostenibile di lungo periodo. In sintesi: la crescita economica e i migliori equilibri sociali, proprio nella stagione del primato della <strong>\u201ceconomia della conoscenza\u201d<\/strong>, sono fortemente influenzati dal capitale umano o, per dirla meglio, dalle <strong>capacit\u00e0 intellettuali e produttive delle persone<\/strong>. Gli Usa, con le grandi universit\u00e0, tra le migliori del mondo, e i centri di ricerca ricchi di solide risorse finanziarie, sono stati tradizionalmente quanto mai attrattivi. Adesso, per\u00f2, il panorama sta cambiando. \u201cGli accademici americani fuggono dal Paese\u201d, scrive Viviana Mazza sul Corriere della Sera (2 aprile) raccontando i tagli e i ridimensionamenti dei finanziamenti federali alle agenzie di ricerca pubblica e alle pi\u00f9 prestigiose universit\u00e0 (Harvard, Columbia, Penn).<\/p>\n<p>Tensioni e polemiche giornalistiche a parte, vale la pena che l\u2019Europa si ponga il problema di come incrementare le proprie capacit\u00e0 attrattive delle intelligenze di tanti giovani che adesso possano guardare alle universit\u00e0 francesi e tedesche, inglesi e italiane, spagnole e olandesi e alle imprese europee. Varando un robusto <strong>sostegno ai programmi di formazione e ricerca<\/strong> e di accoglienza di \u201ccervelli\u201d, anche di ritorno. E usando sia la leva del <strong>finanziamento di programmi comuni<\/strong> (con un\u2019intesa tra Ue e Regno Unito) sia le scelte di politiche attrattive per i giovani ricercatori, professori e studenti da tutto il mondo (stipendi, abitazioni, scuole e asili per i bambini, etc.). Un rientro agevolato delle migliaia di studiosi\u00a0 europei che sono andati via. E una sollecitazione a chi proprio in Europa potrebbe voler studiare e lavorare.<\/p>\n<p>Una strategia del genere potrebbe essere quanto mai opportuna proprio per l\u2019Italia, anche per cercare di rallentare e poi <strong>invertire la \u201cfuga record\u201d dei nostri giovani all\u2019estero<\/strong>: 352mila, nel decennio 2013- 2022, nelle classi d\u2019et\u00e0 tra 25 e 34 anni (dati Istat su chi ha trasferito la residenza all\u2019estero), con 132mila laureati tra loro. Il fenomeno cresce clamorosamente nel corso del tempo: 191mila sono gli italiani emigrati nel \u201824, il 20% in pi\u00f9 rispetto all\u2019anno precedente. E si incupisce dunque il quadro di un\u2019Italia che vede aggravarsi l\u2019\u201cinverno demografico\u201d (appena 370mila i bambini nati nel \u201824), conosce un crescente invecchiamento e subisce la fuga delle energie pi\u00f9 giovani, qualificate, innovative. Un\u2019ipoteca sul futuro produttivo ma anche culturale e civile.<\/p>\n<p>Serve, dunque, <strong>\u201cun nuovo patto per il futuro\u201d<\/strong>, investendo sull\u2019istruzione ma anche sulla qualit\u00e0 del lavoro e della vita, sostiene Francesco Profumo, ex rettore del Politecnico di Torino ed ex presidente della Compagna di San Paolo (La Stampa, 6 aprile). E Carlo Rosa, amministratore delegato di Diasorin, societ\u00e0 high tech nel settore farmaceutico, con forti presenze internazionali, aggiunge: \u201cPossiamo riprenderci i nostri cervelli in fuga\u201d. E gi\u00e0 adesso \u201cla Ue, con i programmi ERC (European Research Council) riconosce un extra bonus ai ricercatori e agli scienziati di rientro dagli Usa\u201d. Si pu\u00f2 fare di meglio e di pi\u00f9.<\/p>\n<p>Serve, insomma, costruire buona politica, con intelligenza lungimirante e fantasia, andando oltre la pur indispensabile trattativa sui dazi. Rilanciare l\u2019industria europea. Fare leva sulle nostre capacit\u00e0 produttive e culturali. \u201cTornare a ragionare sulle fabbriche e costruire un\u2019autonomia europea dagli Usa rispetto alla digitalizzazione e alla decarbonizzazione legata all\u2019energia\u201d, sostiene Patrizio Bianchi, uno dei migliori economisti italiani (QN\/ Il Resto del Carlino, 6 aprile). E come competere, con i colossi Usa? \u201cFacendo i conti su quello che abbiamo gi\u00e0, come i <strong>centri di ricerca <\/strong>e i <strong>tecnopoli <\/strong>di <strong>Bologna, Trieste, Ispra, Bruxelles e Lussemburgo<\/strong>. Anche perch\u00e9 con i tagli alla ricerca imposti da Trump molti studiosi stanno pensando di lasciare gli Usa. Dobbiamo attirarli, invece di piangerci addosso\u201d. E proprio a Bologna il nuovo centro di supercalcolo Leonardo pu\u00f2 fare da tecnostruttura di alto livello europeo per le relazioni tra Artificial Intelligence, ricerca scientifica e competitivit\u00e0 industriale.<\/p>\n<p>Un buon esempio di riferimento,\u00a0sull\u2019attrattivit\u00e0 e i progetti industriali ad alta tecnologia, arriva appunto dall\u2019Emilia Romagna, realt\u00e0 connotata da spiccata vocazione industriale, robusto dialogo tra imprese e pubbliche amministrazioni di Regione e Comuni, attive \u201cmultinazionali tascabili\u201d, un forte legame con la sapienza manifatturiera del territorio e un capitale sociale che, nel corso del tempo, ha privilegiato i valori della collaborazione invece che le tensioni dello scontro con concorrenti e avversari. Ben sapendo cosa significhi davvero competizione, una parola che viene dal latino <em>cum<\/em> e <em>petere<\/em>, muoversi insieme verso un obiettivo comune.<\/p>\n<p>\u201cNessuna azienda pu\u00f2 pensare di essere competitiva se non rende competitivo il territorio in cui si trova\u201d, sostiene infatti, saggiamente, <strong>Andrea Pontremoli<\/strong>, <strong>amministratore delegato di Dallara<\/strong>, una delle imprese automobilistiche high tech della <strong>Motor Valley emiliana<\/strong>, un\u2019area in cui sono concentrate anche altre industrie di punta dell\u2019<em>automotive, <\/em>da Ferrari a Lamborghini e poi ancora Maserati, Pagani, Ducati, Hass Formula Uno, Racing Bull e Marelli HP. <strong>Dieci campioni manifatturieri di rilievo internazionale<\/strong>. Con radici solide in una zona storicamente votata all\u2019eccellenza meccanica. E ali per volare nell\u2019universo internazionale. Animate da un forte spirito di concorrenza tra loro, ma anche capaci di collaborare con intelligenza lungimirante. E dunque di fare nascere la Motor University of Emilia Romagna, una sapiente struttura formativa che attrae giovani talentuosi da tutto il mondo.<\/p>\n<p>Racconta Pontremoli, ospite del <strong>convegno di Assolombarda<\/strong> sulle strategie di crescita dell\u2019area di Monza e Brianza, cuore manifatturiero della Grande Milano (QN\/ Il Giorno, 2 aprile): \u201cSiamo un ecosistema, grazie al rapporto tra le imprese del territorio e le <strong>quattro grandi universit\u00e0 emiliane e romagnole<\/strong>. E abbiamo disegnato nove lauree magistrali, tutte in lingua inglese, in settori che, secondo noi, sarebbero stati il nostro futuro: race car design, supercar design, motorbike design, supercar production, veicoli elettrici, veicoli a guida autonoma. E quest\u2019anno facciamo duecento laureati magistrali. Il 25% degli studenti arriva da fuori Europa, per studiare l\u2019<em>automotive <\/em>del futuro lavorando nelle aziende dei pi\u00f9 bei brand del mondo\u201d. E la maggioranza dei laureati si fermano a lavorare qua: un bell\u2019ambiente, ottimi posti di lavoro, citt\u00e0 e paesi accoglienti. E poi, si mangia anche bene\u201d<\/p>\n<p>Racconta ancora Pontremoli: oltre l\u2019universit\u00e0, abbiamo investito anche sugli <strong>Its<\/strong>. A Fornovo arrivano duemila studenti all\u2019anno, da tutta italia, per essere formati su cinque competenze: <strong>stampanti 3D, Cad, robotica, fibre di carbonio e macchine a controllo numerico<\/strong>\u201d.<\/p>\n<p>E gli investimenti? \u201cCi siamo tassati, le dieci aziende <em>automotive <\/em>e le altre cinquanta collegate, perch\u00e9 \u00e8 nel nostro interesse <strong>investire e avere persone motivate, appassionate, qualificate<\/strong>\u201d.<\/p>\n<p><strong>Ricerca, formazione, tecnologia, lavoro di qualit\u00e0<\/strong>. Insomma, \u201ccompetere nel mondo vuol dire cooperare in Italia per costruire i talenti del futuro\u201d. E, appunto, <strong>sapere essere attrattivi<\/strong> verso le migliori energie intellettuali e imprenditoriali dal resto del mondo.<\/p><p><em>(foto Getty Images)<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cI dazi ridisegnano la mappa del commercio globale\u201d, scrive Il Sole24Ore (6 aprile) cercando di capire non solo la portata dello shock generale per le decisioni della Casa Bianca di Donald Trump e le ricadute del protezionismo Usa, ma anche le possibili mosse dei vari attori internazionali, sia sul piano delle necessarie trattative con gli [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":103692,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[53,52],"tags":[],"class_list":["post-103688","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-blog","category-cultura-dimpresa"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v25.0 - 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