{"id":104657,"date":"2025-07-25T14:08:48","date_gmt":"2025-07-25T13:08:48","guid":{"rendered":"https:\/\/www.fondazionepirelli.org\/?p=104657"},"modified":"2025-07-25T14:09:17","modified_gmt":"2025-07-25T13:09:17","slug":"un-viaggio-tra-i-libri-per-capire-la-crisi-di-milano-e-costruire-risposte-ne-giustizialiste-ne-populiste","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fondazionepirelli.org\/it\/cultura-dimpresa\/blog\/un-viaggio-tra-i-libri-per-capire-la-crisi-di-milano-e-costruire-risposte-ne-giustizialiste-ne-populiste\/","title":{"rendered":"Un viaggio tra i libri per capire la crisi di Milano e costruire risposte n\u00e9 giustizialiste n\u00e9 populiste"},"content":{"rendered":"<p>\u201cNon esiste avere troppi libri, esiste solo non avere abbastanza scaffali\u201d, dice la didascalia della bella foto d\u2019una colonna di volumi, ricorrente su Fb (sar\u00e0 merito d\u2019un algoritmo amante della letteratura e dei lettori). E in questI giorni cos\u00ec densi di incertezze, sulle caratteristiche e sul futuro di Milano, nel cuore di una nuova tempesta giudiziaria e mediatica, politica e amministrativa, vale proprio la pena uscire per un momento dai percorsi delle cronache, ricorrere piuttosto ai libri e cercare, tra le loro pagine sapide e argute, utili stimoli di riflessione critica, seguendo le suggestioni di <strong>Alberto Manguel<\/strong> (<strong>\u201cVivere con i libri\u201d<\/strong>, Einaudi) nel viaggio all\u2019interno della sua biblioteca.<\/p>\n<p>Prendiamo <strong>\u201cLe citt\u00e0 invisibili\u201d<\/strong> di <strong>Italo Calvino<\/strong>, innanzitutto. E andiamo alla pagina conclusiva del dialogo tra il potente Kublai Khan e il saggio Marco Polo, su come affrontare \u201cl\u2019inferno dei viventi\u201d e cio\u00e8 \u201cl\u2019inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme\u201d. Sostiene Calvino, dando la parola a Marco Polo: \u201cDue modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l\u2019inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo pi\u00f9. Il secondo \u00e8 rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all\u2019inferno, non \u00e8 inferno e farlo durare e dargli spazio\u201d.<\/p>\n<p>Un\u2019indicazione di metodo, dunque. Con una solida connotazione etica: nessuna rassegnazione al degrado nella zona grigia dell\u2019indifferenza, ma semmai un impegno a capire e scegliere come agire. Affrontare dunque la crisi (nella radice della parola, dal verbo greco krino e cio\u00e8 distinguere, separare, giudicare, c\u2019\u00e8 il suo profondo significato) valutandone fratture e vie d\u2019uscita, pericoli e opportunit\u00e0. Farsi carico di un \u201crischio\u201d (\u00e8 la parola che usa Calvino) nel dare spazio e tempo a ci\u00f2 che \u201cnon \u00e8 inferno\u201d. Affrontare una sfida che oggi, a <strong>Milano<\/strong>, \u00e8 politica e culturale, di progetto di citt\u00e0 come comunit\u00e0 in movimento lungo i controversi e conflittuali percorsi della modernit\u00e0. E dunque costruire un migliore futuro, meno squilibrato, pi\u00f9 socialmente accettabile.<\/p>\n<p>Milano \u00e8 <strong>citt\u00e0 riformista<\/strong>, nel profondo della sua cultura politica (lo testimoniano le esperienze politicamente trasversali dei suoi sindaci, dal socialista Antonio Greppi nella ricostruzione dell\u2019immediato dopoguerra a Carlo Tognoli nei dinamici Anni Ottanta, dai primi cittadini di centro destra Luigi Albertini e Letizia Moratti a quelli di centro sinistra Giuliano Pisapia e adesso Beppe Sala). Dinamica. Produttiva. Ma anche sensibile alle dimensioni sociali. E inclusiva. Animata dall\u2019ansia del \u201cfare\u201d. E contemporaneamente dal senso di responsabilit\u00e0 del \u201cfare bene\u201d. E dal solidarismo del \u201cfare del bene\u201d. Spirito civile da cittadini e certo non da frettolosi city users incuranti del buon destino della comunit\u00e0. Dimensioni economiche ed etiche che riguardano anche le sue imprese, nella storia e nell\u2019attualit\u00e0.<\/p>\n<p>Sugli scaffali della biblioteca di casa, \u00e8 facile ritrovare le pagine medioevali di <strong>Bonvesin della Riva<\/strong> (<strong>\u201cLe meraviglie di Milano\u201d<\/strong>, tutt\u2019altro che limitate alle architetture) e quelle del vescovo Ariberto d\u2019Intimiano (\u201cChi sa lavorare venga a Milano. E chi viene a Milano \u00e8 un uomo libero\u201d, il <strong>lavoro come identit\u00e0 e cittadinanza<\/strong>, la citt\u00e0 aperta, il <strong>senso del cambiamento e del progresso<\/strong>, avvenuto nel cuore dei tempi del potere feudale e delle corporazioni). La riproduzione dei disegni tecnici di <strong>Leonardo da Vinci<\/strong> per le \u201cmacchine\u201d e gli ingranaggi d\u2019una citt\u00e0 ingegnosa e operosa (gli originali stanno nelle tavole del \u201cCodice Atlantico\u201d all\u2019Ambrosiana). La lucidit\u00e0 civile de <strong>\u201cIl Caff\u00e8\u201d<\/strong> dei <strong>Verri<\/strong> e degli altri illuministi milanesi, attenti al \u201cbuon governo\u201d e alla relazione tra diritti e doveri, leggi e giustizia, con le indicazioni di <strong>Cesare Beccaria<\/strong>. E ancora l\u2019intelligenza economica di <strong>Carlo Cattaneo<\/strong>. La letteratura connotata da un forte senso morale di <strong>Alessandro Manzoni<\/strong>. E quell\u2019idea diffusa di progresso e di civilt\u00e0, di convivenza sociale e di sviluppo, di dolore del vivere e di speranze da coltivare, di spirito di comunit\u00e0 e passione per la competitivit\u00e0 (le due parole hanno un cum d\u2019origine che le tiene insieme, in modo originale): tutte dimensioni che nel tempo segnano le opere di <strong>Testori<\/strong> e <strong>Gadda<\/strong>, <strong>Vittorini<\/strong> e <strong>Buzzati<\/strong>, <strong>Bianciardi<\/strong> e, perch\u00e9 no? <strong>Scerbanenco<\/strong>. Le luci e le ombre, la societ\u00e0 civile e le marginalit\u00e0 sociali, sino agli spazi occupati dalla criminalit\u00e0 (per averne idea, basta leggere <strong>\u201cElementi di urbanistica noir\u201d<\/strong> di <strong>Gianni Biondillo<\/strong>, architetto e scrittore, edito da EuroMilano).<\/p>\n<p>Gli scaffali, insomma, sono particolarmente carichi di intelligenza e sapienza, per non dire dei romanzi e dei saggi di pi\u00f9 stretta attualit\u00e0. Perch\u00e9 \u201chai voglia a dire Milano, Milano. Hai voglia a scrivere Milano, Milano\u2026\u201d, per usare i giochi verbali di <strong>Aldo Nove<\/strong> sulla difficile e controversa rappresentazione della citt\u00e0, come fosse un iceberg, in <strong>\u201cMilano non \u00e8 Milano\u201d<\/strong> (Laterza).<br \/>\nCosa emerge, da questo viaggio intellettuale e, in fin dei conti, anche sentimentale (le citt\u00e0 hanno un\u2019anima, esercitano un fascino su chi le vive o anche solo le frequenta e le osserva, sono in grado di fare innamorare) lungo le pareti d\u2019una casa piena di libri? L\u2019idea forte d\u2019una Milano molteplice, plurale, anche contraddittoria (infatti \u201ccontiene moltitudini\u201d, per prendere in prestito le sapienti parole di <strong>Walt Whitman<\/strong>, amato da Vittorini) e comunque attenta alla dimensione di una \u201ccitt\u00e0 che sale\u201d (utile, riguardare la <strong>pittura di Boccioni<\/strong>). La consapevolezza della storia come percorso tutt\u2019altro che lineare, ma semmai accidentato. Di un \u201ccorso delle cose sinuoso\u201d, alla Merleau-Ponty. E di una volont\u00e0 forte, in ogni caso, di uscire dalle crisi che nella storia sono ricorrenti. Riconoscere dunque le caratteristiche dell\u2019inferno e averne ragione. Ben sapendo che, uscendone, non c\u2019\u00e8 il paradiso. Ma la possibilit\u00e0 di una Milano migliore, finch\u00e9 una nuova stagione di cambiamenti non imponga di definire e costruire altri assetti e inediti equilibri.<\/p>\n<p>Ci sono altre pagine, con cui fare i conti. Sono quelle di Stendhal, tanto appassionatamente legato a Milano da volere che nel suo epitaffio, al cimitero di Montmartre, ci fosse scritto \u201cmilanese\u201d. E affascinato dalla convivenza, in citt\u00e0, di teatro e moda, commercio e belle architetture, ricchezze eleganti e vivacit\u00e0 popolare (\u201cquesto popolo nato per il bello\u2026\u201d), intraprendenza e desiderio di \u201ccostruire una casa o se non altro rinnovare la facciata di quella ereditata dal padre\u201d.<\/p>\n<p>Di questa tendenza, che lega successo economico a decoro urbano, ricchezza ad architettura, si ritrovano testimonianze esemplari nelle immagini di <strong>Nicol\u00f2 Biddau<\/strong> ne <strong>\u201cI cortili di Milano\u201d<\/strong>, Photo Publisher (\u201cLe corti di Milano sono scenografie silenziose di un teatro antico, dove ogni pietra e ogni dettaglio raccontano una storia nascosta\u201d) e in <strong>\u201cCase milanesi\u201d<\/strong> di <strong>Orsina Simona Pierini e Alessandro Isastia<\/strong>, Hoepli. La bellezza e il dinamismo del costruire.<\/p>\n<p><strong>Stendhal<\/strong>, insomma, vedeva bene le caratteristiche della sua contemporaneit\u00e0 e coltivava uno sguardo capace di legare l\u2019attualit\u00e0 alle tendenze future. Le sue osservazioni si ritrovano, adesso, nelle considerazioni di <strong>Carlo Ratti<\/strong>, architetto, una vita universitaria e scientifica tra Torino e il Mit di Boston, la cura della 19\u00b0 Mostra Internazionale di Architettura alla Biennale di Venezia e un assiduo impegno professionale sui temi della Smart City (con il suo studio CRA &#8211; Carlo Ratti e Associati lavora al masterplan dell\u2019area milanese di Porta Romana). \u201cMilano &#8211; sostiene su La Stampa (18 luglio) &#8211; non ha mai avuto un\u2019anima contemplativa. E\u2019 sempre stata mercantile, pragmatica, abituata a coniugare affari e cultura. Come raccontava, appunto, anche Stendhal. \u00c8 una citt\u00e0 di successo. La porta d\u2019ingresso dell\u2019Italia verso l\u2019economia globale. Ci\u00f2 che la mia collega Saskia Sassen chiama una global city. E questa condizione non \u00e8 certo qualcosa di cui scusarsi. Il punto, adesso, non \u00e8 eliminare lo spettacolo della modernit\u00e0, ma assicurarsi che esista ancora il backstage: per studenti, migranti, innovatori, per chi prova e sbaglia\u201d.<\/p>\n<p>Milano, insomma, con i grattacieli, la finanza, la moda, gli eventi glamour, fa i conti con le tendenze internazionali. Da vivere. E per\u00f2 pure da governare. Insiste Ratti: \u201cIl tema \u00e8 il successo: quando una citt\u00e0 funziona, attira persone e capitali, i prezzi salgono e l\u2019inclusione rischia di diventare esclusione. Credo che nei prossimi anni vedremo correttivi: pi\u00f9 edilizia accessibile, pi\u00f9 strumenti per contenere la gentrificazione\u201d.<br \/>\nSono stati \u201canni di corsa\u201d. La citt\u00e0 \u00e8 stata \u201cun laboratorio\u201d. E adesso, sostiene ancora Ratti (Il Giorno, 20 luglio), \u201cbisogna evitare che si creino bolle speculative. Usando strumenti efficaci per <strong>garantire l\u2019equilibrio della civitas<\/strong>, della comunit\u00e0 cittadina. Incentivi per costruire di pi\u00f9 se si destinano quote di alloggi a prezzi convenzionati. Un modo per bilanciare crescita e inclusivit\u00e0\u201d.<\/p>\n<p>\u00c8 vero, infatti, che Milano \u00e8 <strong>tra le prime dieci citt\u00e0 del mondo<\/strong> \u201cin cui vogliono vivere i grandi ricchi\u201d, dopo Singapore, Londra, Hong Kong, Monaco, Zurigo, Parigi e prima di Francoforte e Barcellona (secondo il Global Report Julius Baer, Il Sole24ore, 15 luglio): un primato a molte facce. Ma \u00e8 altrettanto vero che Milano, diventando citt\u00e0 esclusiva per ricchi del mondo, perderebbe la sua anima, metterebbe ai margini ceti medi, giovani, nuovi imprenditori ancora non arrivati al successo economico, intellettuali, creativi, persone comuni, gente seria e laboriosa. Avrebbe ristoranti e negozi di lusso. Ma non libri. N\u00e9 cultura critica. N\u00e9 dunque coscienza civile.<\/p>\n<p>Sugli scaffali, andiamo allora a cercare altri libri per capire e ragionare: <strong>\u201cMilanesi si diventa\u201d<\/strong>, di <strong>Carlo Castellaneta<\/strong> (Mondadori, 1991), un romanzo sulle capacit\u00e0 di accoglienza di una citt\u00e0 severa e comunque inclusiva, generosa di opportunit\u00e0. E <strong>\u201cSulla formazione della classe dirigente &#8211; L\u2019ultimo progetto di Raffaele Mattioli\u201d<\/strong>, a cura di <strong>Francesca Pino<\/strong> (Aragno, 2023), una raccolta di saggi sul ruolo di un grande banchiere e mecenate, guida della Banca Commerciale Italiana dai primi anni Trenta agli anni Sessanta del Novecento, uno dei protagonisti della ricostruzione e poi del boom economico italiano, come racconta anche <strong>Elena Grazioli<\/strong> in <strong>\u201cRaffaele Mattioli oltre la banca. Ritratto pubblico e privato di un grande intellettuale\u201d<\/strong>, Luni Editrice. Era abruzzese d\u2019origine, Mattioli. E profondamente milanese nello stile economico e nella cultura umanistica e finanziaria. In sintesi: una finanza per l\u2019impresa e soprattutto l\u2019industria, non per gli speculatori e per chi vuole \u201cfare soldi per mezzo dei soldi\u201d.<br \/>\nCosa ci dicono questi libri (e i tanti altri che potremmo consultare e citare)? Che Milano, nel suo dinamismo e nell\u2019ansia di fare e di reggere il passo con il cambiamento e l\u2019innovazione, se non talvolta addirittura di anticiparne tempi e modi, soffre l\u2019imbrigliamento di regole formali e burocrazie. Citt\u00e0 intraprendente, invece che attardarsi sulle procedure, punta ai risultati.<br \/>\nOggi, senza naturalmente entrare nel merito delle indagini giudiziarie in corso (notando comunque che non sembra si sia di fronte a una \u201cnuova Tangentopoli\u201d: lo sostengono Michele Serra su la Repubblica e Goffredo Buccini sul Corriere della Sera, 20 luglio), vale la pena affrontare la crisi senza limitarsi alle cronache e alle schermaglie della propaganda politica. E andare invece, nel necessario dibattito pubblico, al nodo dei problemi.<\/p>\n<p>L\u2019orgoglio di Milano produttiva da giocare in positivo. Le ferite sociali della metropoli da ricucire. La crescita da governare. Ma anche le leggi da riscrivere, superando lo stallo imposto da \u201cun labirinto di regole, spesso opache e contraddittorie\u201d (definizione di Carlo Ratti), scritte a met\u00e0 del Novecento (quando altri erano i bisogni urbanistici, altri gli interessi, la finanza, le imprese). La pubblica amministrazione da rendere efficiente ed efficace, lavorando per risultati e non per procedure. Gli squilibri da capire, affrontare, provare a risolvere. I servizi pubblici e i beni comuni da garantire. <strong>Essere civitas<\/strong>.<br \/>\nCompiti da \u201cclasse dirigente\u201d, appunto. E da coscienza civile avvertita e capace di discutere seriamente sul futuro.<br \/>\nMilano, infatti, lo merita. Senza farsi abbagliare dalle \u201cmille luci\u201d, dall\u2019avidit\u00e0 delle rendite e dall\u2019effimero degli eventi, ma nemmeno dal giustizialismo populista e dalle tentazioni della \u201cdecrescita\u201d, comunque infelice.<br \/>\nIl giro degli scaffali della biblioteca racconta proprio questo: l<strong>\u2019anima robusta e sensibile d\u2019una grande citt\u00e0<\/strong>, che chiede di continuare a crescere, produttiva e inclusiva, innovativa e solidale, com\u2019\u00e8 sempre stata.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cNon esiste avere troppi libri, esiste solo non avere abbastanza scaffali\u201d, dice la didascalia della bella foto d\u2019una colonna di volumi, ricorrente su Fb (sar\u00e0 merito d\u2019un algoritmo amante della letteratura e dei lettori). 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