{"id":104677,"date":"2025-07-29T09:17:14","date_gmt":"2025-07-29T08:17:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.fondazionepirelli.org\/?p=104677"},"modified":"2025-07-29T09:17:14","modified_gmt":"2025-07-29T08:17:14","slug":"lo-skandalon-di-milano-e-la-necessita-di-un-piano-casa-per-ceti-medi-e-studenti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fondazionepirelli.org\/it\/cultura-dimpresa\/blog\/lo-skandalon-di-milano-e-la-necessita-di-un-piano-casa-per-ceti-medi-e-studenti\/","title":{"rendered":"Lo sk\u00e1ndalon di Milano e la necessit\u00e0 di un Piano Casa per ceti medi e studenti"},"content":{"rendered":"<p><em>Necesse est enim ut veniant scandala<\/em>, si legge nel Vangelo secondo Matteo. Una frase cos\u00ec densa di intelligenza e senso storico viene oggi in mente pensando, pur nel piccolo della nostra storia, alla lezione da trarre dalle attuali vicende giudiziarie e politiche che investono Milano, la sua amministrazione, i suoi progetti di sviluppo. Ed \u00e8 proprio l\u2019etimologia della parola, dal greco antico <em>sk\u00e1ndalon<\/em> e cio\u00e8 inciampo oppure ostacolo, a metterci sulla buona strada.<\/p>\n<p>Al di l\u00e0 degli esiti delle inchieste della Procura della Repubblica (la giustizia faccia il suo corso, no?) e senza farsi distrarre dal clamore mediatico e dalla foga giustizialista dei \u201cprocessi sommari\u201d via social media, \u00e8 proprio \u201cl\u2019inciampo\u201d sulla strada della retorica del successo di <strong>Milano<\/strong> come metropoli attrattiva e mai ferma, a costringere tutti a una riflessione approfondita sulle nuove caratteristiche della citt\u00e0, sul suo essere o meno \u201cun modello\u201d e sui paradigmi di uno sviluppo che ancora una volta dovr\u00e0 essere capace di <strong>tenere insieme produttivit\u00e0 e inclusione sociale, competitivit\u00e0 e solidariet\u00e0<\/strong>. Perch\u00e9 tutto pu\u00f2 fare Milano tranne che ridursi a essere (secondo il ruvido ma pertinente giudizio di Alberto Mattioli, La Stampa, 17 luglio) \u201cbella senz\u2019anima, sempre pi\u00f9 scintillante e sempre meno autentica\u201d.<\/p>\n<p>Milano, d\u2019altronde, non \u00e8 solo Milano, ma Italia. E la nostra citt\u00e0 pi\u00f9 internazionale. Economicamente, un motore di peso europeo. Culturalmente e socialmente, un cardine per l\u2019innovazione (in tutti gli aspetti, anche quelli negativi, da governare e limitare). \u201cMilano \u00e8 un asset, serve difenderla e proporre una visione\u201d, scrivono in un editoriale su Il Sole24Ore (25 luglio), <strong>Emanuele Orsini<\/strong>, <strong>presidente di Confindustria<\/strong> e <strong>Alvise Biffi<\/strong>, <strong>presidente di Assolombarda<\/strong>. Una scelta politica e comunicativa rilevante, di respiro nazionale: l\u2019imprenditoria non sta a guardare e, ancora una volta, \u00e8 pronta a fare la sua parte per la ripresa e il rilancio della metropoli e del Paese, \u201clavorando congiuntamente tra istituzioni, aziende, universit\u00e0, societ\u00e0 civile\u201d. D\u2019altronde, la declinazione delle sintonie tra produttivit\u00e0 e solidariet\u00e0, tra radici locali e sguardo globale, \u00e8 ben salda nella cultura di Assolombarda. <strong>\u201cInsieme\u201d<\/strong>, \u00e8 il titolo del volume, curato dalla <strong>Fondazione Assolombarda<\/strong> ed edito da Marsilio, che ne celebra gli ottant\u2019anni di storia. E \u201cFar volare Milano per far volare l\u2019Italia\u201d era l\u2019indicazione strategica di una delle presidenze pi\u00f9 visionarie e ambiziose, quella di Gianfelice Rocca (2013-2017). Un\u2019idea ancora attuale.<\/p>\n<p>Proviamo, dunque, a ragionare meglio sullo <em>sk\u00e1ndalon. <\/em>E partire dal ricordo di una data: <strong>1942<\/strong>. Il 17 agosto di quell\u2019anno (stagione di guerra, tensioni militari e preoccupazioni sociali), il governo Mussolini, subito dopo l\u2019approvazione del Codice Civile, emana la legge n. 1150, per <strong>definire una disciplina urbanistica generale e uniforme su tutto il territorio nazionale<\/strong>, innovando i \u201cpiani regolatori edilizi\u201d e introducendo i \u201cpiani regolatori generali\u201d e i \u201cpiani territoriali di coordinamento\u201d. Pi\u00f9 di ottant\u2019anni dopo, quella legge \u00e8 ancora in vigore, facendo sempre da architrave della legislazione urbanistica nazionale. Con numerose modifiche, integrazioni e variazioni, naturalmente. Ma con un effetto di complessit\u00e0 e confusione, nella sua applicazione. Anche perch\u00e9 nel frattempo sono cambiate le citt\u00e0, si sono evoluti gli stili di vita e le abitudini dell\u2019abitare, si sono radicalmente trasformati i processi produttivi, economici e sociali e modificati i <em>business models <\/em>degli investitori finanziari e dei costruttori edili. Tutto un altro mondo, insomma. Con norme che sempre pi\u00f9 faticosamente inquadrano e disciplinano efficacemente le tensioni e le tendenze che riguardano lo sviluppo delle citt\u00e0 e un bene primario degli italiani: <strong>la casa<\/strong>.<\/p>\n<p>Chi conosce la storia politica italiana ricorda il \u201cPiano casa\u201d che, <strong>dal 1949 al 1963<\/strong>, port\u00f2 a robusti interventi per l\u2019edilizia residenziale pubblica, agevolando una profonda trasformazione di citt\u00e0 e paesi (il <strong>\u201cPiano Fanfani\u201d<\/strong>, dal nome del suo ideatore, ministro del Lavoro). E un altro intervento nel<strong> 1962<\/strong>, con una legge, la numero 167, voluta dall\u2019allora ministro dei Lavori Pubblici Fiorentino Sullo, democristiano, stimol\u00f2 la <strong>costruzione di nuovi insediamenti di edilizia residenziale pubblica<\/strong> per oltre 5 milioni di abitanti.<\/p>\n<p>Erano i <strong>tempi del boom economico<\/strong>. L\u2019impetuosa forza della ricostruzione e poi della ripresa aveva spostato milioni di persone dal Sud al Nord delle fabbriche, dai paesi contadini alle pi\u00f9 dinamiche aree industriali in cui cercare nuove e migliori condizioni di lavoro e di vita. A <strong>Milano e a Torino<\/strong>, innanzitutto. E la politica e l\u2019intervento pubblico cercavano di rispondere ai nuovi bisogni sociali.<\/p>\n<p>In un contesto cos\u00ec stravolgente, a Sullo, per\u00f2, nel 1963, non riusc\u00ec la riforma chiave, quella urbanistica, avversata duramente dai grandi proprietari fondiari, dalle destre e alla fine rinnegata dalla stessa Dc, con effetti di crisi sul primo governo di centro sinistra, presieduto da Aldo Moro (il Partito socialista italiano entrava finalmente nella \u201cstanza dei bottoni\u201d ma il suo slancio riformista veniva nettamente rallentato). Niente riforma di modernizzazione e semplificazione, per cercare di dare casa agli italiani ma anche per frenare le pretese di chi, allora, stava mettendo <strong>\u201cle mani sulla citt\u00e0\u201d<\/strong> (secondo l\u2019efficace titolo di un film di Francesco Rosi sulle speculazioni edilizie, soprattutto a Roma e nelle citt\u00e0 del Sud). Compito arduo, in questo Paese, fare riforme incisive.<\/p>\n<p>In sintesi: per quel che riguarda l\u2019edilizia, l\u2019Italia cambia ma le leggi no, tranne aggiustamenti e caute eppur confuse modernizzazioni. Come si sa da gran tempo e come rilevano anche adesso, nei commenti subito dopo lo <em>sk\u00e1ndalon <\/em>di Milano, quattro personaggi molto diversi tra loro. Innanzitutto, uno studioso di grande acume come <strong>Piero Bassetti<\/strong>, ex presidente della Regione Lombardia: \u201cIl pacchetto normativo, anche nel campo delle costruzioni, dell\u2019edilizia e dello sviluppo urbanistico \u00e8 antico e inadeguato\u201d e siamo di fronte a \u201cuna dialettica non semplice tra nuovi interessi e normative arretrate\u201d (la Repubblica, 17 luglio e Il Foglio, 22 luglio). Poi, ecco un ex sindaco di Milano come <strong>Gabriele Albertini<\/strong>, centro destra, che durante i suoi due mandati, dal 1997 al 2006, aveva avviato la rigenerazione urbana su 11 milioni di metri quadrati lasciati liberi dalle dismissioni industriali: \u201cUna norma mai abrogata, ancorch\u00e9 scritta nel 1942: da questo nodo politico derivano tutti i problemi\u201d (Il Sole24Ore, 26 luglio). E ancora, la presidentessa dell\u2019Ance, l\u2019Associazione dei costruttori edili <strong>Federica Brancaccio<\/strong>: \u201cA Milano c\u2019\u00e8 un problema di interpretazione della legge regionale lombarda e delle delibere comunali che a essa fanno riferimento e di omogeneizzazione di questa interpretazione con la normativa nazionale che data al 1942. Un paradosso\u201d, Il Foglio 24 luglio). E, per finire, <strong>Carlo Ratti<\/strong>, architetto e urbanista, professore al Mit di Boston: \u201cChiunque abbia avuto a che fare con i permessi edilizi conosce bene i meandri della burocrazia italiana. La normativa \u00e8 un labirinto opaco che ostacola tanto l\u2019efficienza quanto la trasparenza\u201d (Il Sole24Ore, 27 luglio).<\/p>\n<p>Vicenda giudiziaria milanese a parte, lo <em>sk\u00e1ndalon<\/em>, dunque, ci dice che c\u2019\u00e8 un problema giuridico-amministrativo da affrontare: norme da riscrivere (una responsabilit\u00e0 non dei sindaci, ma del governo nazionale e del Parlamento), procedure da chiarire e semplificare, buon governo da incentivare con una legislazione all\u2019altezza dei nuovi tempi (con tanto di interessi legittimi da soddisfare e nuove tecniche finanziarie e tecnologie costruttive\u00a0 di cui tenere conto). E una <em>governance <\/em>del territorio che si basi sul fatto che \u201ca livello amministrativo e decisionale Milano non pu\u00f2 fermarsi al perimetro comunale. Dobbiamo dare poteri alla citt\u00e0 metropolitana\u201d, come sostiene <strong>Francesco Billari<\/strong>, demografo, rettore dell\u2019universit\u00e0 Bocconi (Corriere della Sera, 23 luglio). Milano da governare anche nelle interconnessioni tra servizi e movimenti di persone, idee, capitali. Nella mappa ideale di una \u201cGrande Milano\u201d, nelle relazioni con le altre citt\u00e0 vicine.<\/p>\n<p><em>Necesse est enim ut veniant scandala<\/em> una questione di efficienza. Di efficacia delle scelte economiche, urbanistiche, sociali. Ed \u00e8 una questione di legalit\u00e0, nel senso pi\u00f9 ampio e pieno del termine.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8, appunto, anche una domanda sociale da soddisfare: dare case a ceti sociali in cambiamento\u00a0 e, naturalmente, agli studenti che scelgono sempre pi\u00f9 numerosi Milano per frequentare l\u2019universit\u00e0 e costruirsi un orizzonte professionale di qualit\u00e0. Perch\u00e9, come sostiene Carlo Cottarelli, economista di vaste competenze internazionali, \u201cil problema di Milano non \u00e8 che si costruiscono grattacieli, ma che non si costruiscono abbastanza case per il ceto medio\u201d (Corriere della Sera, 23 luglio).<\/p>\n<p>Che fare? <strong>Trovare un equilibrio<\/strong> tra le costruzioni per i ceti benestanti, anche internazionali, attratti da Milano e quelle per i ceti medi e medio-bassi, con una remunerazione dell\u2019investimento in un tempo pi\u00f9 lungo di quello delle pi\u00f9 esigenti dinamiche di profitto, con una <strong>leva di vantaggio fiscale<\/strong> e un <strong>uso accorto degli oneri di urbanizzazione<\/strong> a carico dei grandi fondi immobiliari. Un insieme di scelte politiche, insomma.<\/p>\n<p>Ecco il punto. La <strong>Procura<\/strong> fa il suo mestiere, si muove secondo le leggi in vigore. Ma anche chi amministra <strong>una citt\u00e0 in continua trasformazione<\/strong> fa il suo, cercando di dare risposte a chi investe, ai giovani che scelgono Milano prefigurando un migliore futuro, a <strong>chi avverte ancora il fascino di lavorare, creare, progettare, produrre<\/strong>. Vogliono fare il loro mestiere<strong> gli imprenditori<\/strong>. E <strong>i cittadini<\/strong>, che ancora coltivano i valori di Milano <strong><em>civitas<\/em><\/strong>, competitiva ma anche\u00a0 inclusiva.<\/p>\n<p>Sono tutte questioni che investono Milano. Ma vanno oltre Milano. \u201cLe leggi urbanistiche le scrive la politica, i magistrati devono limitarsi a combattere i reati\u201d, sintetizza <strong>Claudio Martelli<\/strong>, una vita spesa da politico socialista e da ministro (pure della Giustizia), un\u2019attenzione speciale per Milano, la sua citt\u00e0 (La Stampa, 22 luglio). Il guaio, per\u00f2, \u00e8 che la politica, sulle leggi urbanistiche, come abbiamo visto, non \u00e8 stata finora all\u2019altezza delle sue responsabilit\u00e0.<\/p>\n<p>\u201cMilano, \u00e8 ora di pensare al secondo atto\u201d, sintetizza l\u2019architetto Ratti, ben consapevole del valore economico e dei valori etici che non possono non ispirare una <em>smart city<\/em>.<\/p>\n<p>Come? Si riparla di <strong>Piano Casa<\/strong>, memori (con tutte le debite differenze) di quel ministro Fanfani di cui abbiamo parlato: risorse pubbliche per edilizia residenziale privata.<\/p>\n<p>Il <strong>Comune di Milano<\/strong> ha lanciato un suo \u201cPiano casa\u201d, per la costruzione di <strong>10mila alloggi a prezzo calmierato in dieci anni<\/strong> (canone di locazione attorno ai 600 euro al mese per un appartamento di 100 metri quadri), \u201ca settembre pubblicheremo il primo bando\u201d, annuncia Emmanuel Conte, assessore al Bilancio, al Demanio e, appunto, al Piano Casa (Corriere della Sera, 26 luglio).<\/p>\n<p>Federica Brancaccio, Ance, guarda, oltre che a Milano, a esigenze pi\u00f9 generali: \u201cServe un Piano Casa da 15 miliardi\u201d, sostiene (Il Sole24Ore, 23 luglio), da finanziare con risorse statali e della Ue da usare come leva anche per robusti investimenti privati. Valutando pure quali meritino agevolazioni normative e fiscali: \u201cImmaginiamo un rating di impatto sociale, una griglia di requisiti per garantire la possibilit\u00e0 di mettere sul mercato case a prezzi accessibili e riportare la citt\u00e0 a ci\u00f2 che dovrebbe essere per i cittadini: una fucina di stimolo e di crescita, dove possano vivere <strong>giovani, anziani e famiglie<\/strong> e dove l\u2019ascensore sociale funzioni\u201d (se ne parler\u00e0 ad ottobre al convegno <strong>\u201cCitt\u00e0 nel futuro 2030-2050\u201d<\/strong>, sotto la guida di Francesco Rutelli).<\/p>\n<p>Milano, anche in questo <em>sk\u00e1ndalon<\/em>, sta mostrando una qualit\u00e0 forte del suo carattere, costruito nel corso di una lunga storia (ne abbiamo parlato nel blog della scorsa settimana): <strong>l\u2019attitudine alla discussione<\/strong>, critica e anche profondamente autocritica. E alla indicazione di soluzioni per i problemi, anche i pi\u00f9 difficili. In questi giorni controversi, si va avanti cos\u00ec.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Necesse est enim ut veniant scandala, si legge nel Vangelo secondo Matteo. Una frase cos\u00ec densa di intelligenza e senso storico viene oggi in mente pensando, pur nel piccolo della nostra storia, alla lezione da trarre dalle attuali vicende giudiziarie e politiche che investono Milano, la sua amministrazione, i suoi progetti di sviluppo. 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