{"id":105363,"date":"2025-10-01T13:07:45","date_gmt":"2025-10-01T12:07:45","guid":{"rendered":"https:\/\/www.fondazionepirelli.org\/?p=105363"},"modified":"2025-10-01T13:07:45","modified_gmt":"2025-10-01T12:07:45","slug":"leuropa-ha-bisogno-di-investire-sulla-sicurezza-ma-anche-di-rileggere-mann-unamuno-e-balzac","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fondazionepirelli.org\/it\/cultura-dimpresa\/leuropa-ha-bisogno-di-investire-sulla-sicurezza-ma-anche-di-rileggere-mann-unamuno-e-balzac\/","title":{"rendered":"L\u2019Europa ha bisogno di investire sulla sicurezza ma anche di rileggere Mann, Unamuno e Balzac"},"content":{"rendered":"<p>Questa <strong>Europa<\/strong> cos\u00ec fragile, schiacciata tra gli Usa di Trump che la umiliano, la Russia di Putin che la tiene sotto minaccia di guerra e la Cina di XI JinPing che la lusinga come partner commerciale ma di serie B\u2026 Questa Europa cos\u00ec carica di cultura e tradizioni eppur incerta e smarrita sull\u2019attualit\u00e0 dei suoi valori\u2026 Questa Europa, che ha nutrito un vocabolario di parole solenni ma troppo spesso parla con la lingua di legno di una mediocre burocrazia\u2026 Come fare rivivere questa Europa che si dispera e non sa pi\u00f9 fare sognare?<\/p>\n<p>\u00c8 necessario tornare alle radici. E, forti della memoria, ripensare l\u2019attualit\u00e0 della nostra democrazia e progettarne un migliore, pi\u00f9 solido futuro. Con il coraggio e l\u2019accortezza di chi si muove e ingaggia battaglie, politiche e culturali, anche <em>in partibus infidelium<\/em>.<\/p>\n<p>Avevano poco pi\u00f9 di trent\u2019anni, <strong>Altiero Spinelli<\/strong> ed <strong>Eugenio Colorni<\/strong> e poco pi\u00f9 di quaranta <strong>Ernesto Rossi<\/strong> quando, nella durezza del confino su un\u2019isola, nella stagione pi\u00f9 buia del dominio violento del fascismo e del nazismo sull\u2019Europa, scrissero quel <strong>\u201cManifesto di Ventotene\u201d<\/strong> che avrebbe fatto da cardine della rinascita europea. Ed era appena finita la Seconda Guerra Mondiale, con il suo carico di orrori, quando <strong>Thomas Mann<\/strong> diede alle stampe \u201cMoniti all\u2019Europa\u201d, un\u2019antologia di saggi politici e civili in cui provava a ricostruire il senso di una civilt\u00e0 che aveva il dovere di ispirare una nuova e migliore stagione di convivenza e democrazia.<\/p>\n<p>Ecco, proprio in questo nostro tempo cos\u00ec incerto e drammatico, mentre camminiamo sull\u2019orlo di un precipizio, lungo lo stretto e scivoloso crinale che separa la pace dalla guerra (ha ragione il presidente della Repubblica Sergio Mattarella quando evoca, come pericolo da evitare, lo spettro del 1914) bisogna ritornare alle fondamenta del nostro essere \u201cEuropa nonostante tutto\u201d, rileggere buoni libri come quel \u201cManifesto\u201d e le pagine di Mann e pronunciare \u201cparole che fanno vivere\u201d (l\u2019ispirazione di <strong>Paul Eluard<\/strong>, nel 1944; ne abbiamo parlato nel blog dell\u20198 settembre).<\/p>\n<p>Parole come queste: \u201cVincerete perch\u00e9 avete forza bruta in abbondanza, ma non convincerete. Per convincere bisogna persuadere e per persuadere avreste bisogno di qualcosa che vi manca: ragione e diritto nella lotta\u201d. Le aveva pronunciate <strong>Miguel de Unamuno<\/strong>, filosofo e scrittore, rettore dell\u2019universit\u00e0 di Salamanca, nel 1936, davanti a una platea ostile di falangisti, i seguaci di estrema destra del generale Francisco Franco, oramai quasi vincitore della guerra civile spagnola.<\/p>\n<p>L\u2019Europa oggi \u00e8 convincente? Persuade innanzitutto i suoi cittadini sull\u2019importanza e la necessit\u00e0 di difendere e rilanciare i suoi valori, di fronte alle insidie dei suoi potenti e prepotenti avversari?<\/p>\n<p>La frattura dell\u2019idea forte di \u201cOccidente\u201d e di \u201cdemocrazia\u201d, con il nuovo corso di governo alla Casa Bianca, incrina profondamente il <strong>senso di fiducia<\/strong> sulla solidit\u00e0 e le prospettive di un\u2019alleanza che ha segnato, anche sulla <strong>comunanza dei valori di democrazia e libert\u00e0<\/strong> e sulla sintonia degli interessi, tutto il corso della storia contemporanea, dal 1945 a oggi. E i sistemi autoritari e le \u201cdemocrazie illiberali\u201d trovano facili consensi (grazie anche alle capacit\u00e0 di inquinamento dei social media e alla disinformazione come atto di \u201cguerra ibrida\u201d) in settori crescenti delle opinioni pubbliche europee, nell\u2019illusione delle scorciatoie facili e irresponsabili. Una situazione difficile, pericolosa. \u201cTrump divide, Putin minaccia: la doppia trappola per l\u2019Europa\u201d, sintetizza La Stampa (23 settembre).<\/p>\n<p>La <strong>crisi<\/strong> ha purtroppo radici profonde. Oramai da tempo, siamo di fronte a \u201cLa democrazia stanca\u201d, come recita il titolo di un interessante libro di <strong>Michael J. Sandel<\/strong>, Feltrinelli. Sandel insegna Teoria del governo ad Harvard. E sostiene che viviamo \u201cun pericoloso momento politico\u201d anche per gli errori fatti proprio dalle democrazie occidentali nello sposare acriticamente \u201cuna globalizzazione guidata dalla finanza\u201d e carica di conseguenze negative per lavoratori e ceti medi e cio\u00e8 per i gruppi sociali e culturali che della democrazia liberale sono assi portanti. Non tutto, per\u00f2, \u00e8 perduto: \u201cPer dare nuova vita alla democrazia dobbiamo riconfigurare l\u2019economia e dare potere ai cittadini come protagonisti di una vita pubblica condivisa\u201d.<\/p>\n<p>Una economia \u201cgiusta\u201d, ma anche circolare, sostenibile, coesiva, capace di coniugare produttivit\u00e0 e inclusione sociale, competitivit\u00e0 e solidariet\u00e0 (torna d\u2019attualit\u00e0 la lezione di <strong>John M. Keynes<\/strong> e dei suoi pi\u00f9 recenti studiosi e rielaboratori: in Italia <strong>Federico Caff\u00e8<\/strong>, il maestro universitario di <strong>Mario Draghi<\/strong>, che oggi auspica un\u2019Europa non rinunciataria e marginale ma \u201cprotagonista\u201d della storia). Una economia \u201ccivile\u201d, riprendendo in mano anche le indicazioni di chi, nella stagione pi\u00f9 fertile e lungimirante dell\u2019Illuminismo, da Napoli (<strong>Antonio Genovesi<\/strong>, teorico appunto dell\u2019economia civile) a Milano (il \u201cbuon governo\u201d analizzato e proposto dai <strong>fratelli Verri<\/strong>) aveva provato a indicare originali sintesi di riforme politiche e sviluppo economico.<\/p>\n<p>Ecco, l\u2019Illuminismo: uno dei frutti migliori della grande cultura europea, una straordinaria e attualissima lezione di civilt\u00e0. Da non dimenticare. Come ammonisce il cardinale di Torino <strong>Roberto Repole<\/strong>: \u201cOggi l\u2019Europa conosce una certa secolarizzazione spirituale, ma ha tradito anche l\u2019Illuminismo nella sua intuizione di fondo: che la libert\u00e0 comporti l\u2019assunzione di una responsabilit\u00e0 etica\u201d (La Stampa, 24 settembre). Insiste Repole: \u201cAbbiamo dato per scontate le acquisizioni del Novecento: la pace, il welfare, la salute. Abbiamo tramandato la memoria delle guerre ma non abbiamo pi\u00f9 sentito il bisogno di riflettere sulle radici della pace che nasceva dalla coscienza etica delle generazioni che ci hanno preceduto. Rischiamo di perdere quello che abbiamo perch\u00e9 non abbiamo fatto manutenzione, non abbiamo considerato che la pace e il benessere non sono definitivi. Sono un processo dinamico\u201d.<\/p>\n<p>Gli illuministi ne erano consapevoli. Il primato della ragione. E la sua possibile crisi. Cui dare risposte. Lo sapeva bene pure <strong>Leonardo Sciascia<\/strong>, il nostro scrittore contemporaneo pi\u00f9 sensibile alla loro lezione, aggiornata ai tempi: \u201cA futura memoria\u201d, era il titolo del suo ultimo libro (Bompiani, 1989), sintesi dei doveri della letteratura come lavoro creativo e responsabilit\u00e0 civile. Aggiungendo, per\u00f2, come monito: \u201cSe la memoria ha un futuro\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019illuminismo \u00e8 la cultura di ieri che si riflette sull\u2019oggi. E oggi, guardando al futuro, cosa \u00e8 necessario che dica l\u2019Europa?<\/p>\n<p>Siamo l\u2019unico territorio, nel mondo, ancora capace di tenere insieme, in una straordinaria e originale sintesi, la democrazia liberale, l\u2019economia di mercato e il welfare e cio\u00e8 le libert\u00e0, l\u2019innovazione economica e sociale e la solidariet\u00e0. Un complesso sistema di valori forti, una sofisticata pratica di governo e di convivenza civica tra diversit\u00e0. Ed \u00e8 qui che bisogna insistere, anche con riforme coraggiose, sia istituzionali (la fine dell\u2019unanimit\u00e0 per le decisioni dei 27 paesi della Ue, una tendenza comunque gi\u00e0 in corso) sia politiche: gli <strong>investimenti comuni<\/strong> e la <strong>spesa pubblica efficiente ed efficace sui temi della sicurezza, dello sviluppo sostenibile, della conoscenza.<\/strong><\/p>\n<p>Fare rapidamente e bene. E anche far sapere, rendere gli europei consapevoli delle scelte da fare (e delle conseguenze) e memori dei valori di riferimento.<\/p>\n<p>Ricostruire un convincente, persuasivo racconto dei valori, della forza e della necessit\u00e0 dell\u2019Europa. Come democrazia. Paradigma di sviluppo equilibrato. Destino. Persuadere, appunto, come diceva Unamuno e come i migliori politici europei (dai \u201cpadri fondatori\u201d a Kohl, Delors e Mitterrand) hanno fatto sino a ieri. E rilanciare culture e regole, come altra strada rispetto al primato della forza che nega civilt\u00e0 e relazioni ispirate allo Stato di diritto.<\/p>\n<p>Come? Ecco un altro punto di riflessione sulla crisi: <strong>la lingua dell\u2019Europa<\/strong>. Certo non quella burocratica, fredda, distante e complicata di verbosi trattati e astrusi regolamenti. N\u00e9 quella prolissa, formale e gelida di una Costituzione Ue (approvata dal Parlamento europeo nel 2004 ma mai entrata in vigore perch\u00e9 non ratificata da alcuni Stati membri) che conta 448 articoli, un\u2019enormit\u00e0, anche a confronto con i 139 articoli (pi\u00f9 18 articoli di \u201cdisposizioni transitorie e finali\u201d) della Costituzione italiana, i 146 della Costituzione tedesca e gli 89 (pi\u00f9 un Preambolo) della Costituzione francese.<\/p>\n<p>La lingua della letteratura e dell\u2019arte, semmai. Come spiega <strong>Antonio Spadaro<\/strong> su la Repubblica (24 settembre): \u201cL\u2019Europa \u00e8 un grande romanzo. Al di l\u00e0 dei trattati, che non bastano, serve viverla come una narrazione epica, seguendo <strong>Mann<\/strong> e <strong>Musil<\/strong>, <strong>Balzac<\/strong> e <strong>Flaubert<\/strong>, <strong>Cervantes<\/strong> e, nell\u2019attualit\u00e0, <strong>Javier Cercas<\/strong>\u201d e tutti gli altri, romanzieri e poeti, filosofi e storici, che ne hanno rappresentato, nel corso del tempo, controversie e legami. Perch\u00e9 \u201craccontarla cos\u00ec, come un romanzo, significa anche attraversarne i conflitti e farceli vivere, non negarli. Abitare le contraddizioni, non eluderle. Ricordare le ferite, non occultarle e dunque cominciare a farle guarire. Non cancellare lo scontro, ma attraversarlo\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019Europa come vita e destino, consapevolezza di radici e di visione di futuro, appunto. Non come territorio cui imporre un pensiero autoritario, troppo violento e infinitamente povero, rispetto alla ricca complessit\u00e0 della nostra storia, che merita di avere un domani.<\/p>\n<p>Una dimensione cos\u00ec, declinata in coraggiose scelte politiche e in fermezza nel confrontarsi con il nostro alleato necessario, gli Usa e nel fare fronte efficacemente alle pressioni di chi detesta l\u2019Europa e la sua ricchezza, non solo economica ma soprattutto spirituale, culturale e morale, pu\u00f2 provare a far riappassionare all\u2019Europa non solo i suoi cittadini ma anche e soprattutto le nuove generazioni.<\/p>\n<p>Un\u2019Europa in cui avere <strong>fiducia<\/strong>. Rafforzando quella che comunque gi\u00e0 c\u2019\u00e8. Come conferma lo <strong>European Sentiment Compass<\/strong> del 2025, elaborato in collaborazione con lo <strong>European Council on Foreign Relations<\/strong> e citato da due studiosi europei, <strong>Andre Wilkens<\/strong> e <strong>Pawel Zerka<\/strong> su Il Foglio (26 settembre). Il sentimento europeo &#8211; sostiene lo studio &#8211; si \u00e8 rafforzato, plasmato dalla pandemia (l\u2019Europa ha affrontato la crisi e il dopo crisi con spirito di collaborazione per i vaccini e le risposte sanitarie e con intelligenza economica e progettuale, con i finanziamenti <strong>Next Generation Europe<\/strong>) e poi dalla solidariet\u00e0 concreta e attiva con l\u2019Ucraina aggredita dalla Russia. E la fiducia nella Ue \u00e8 al massimo dal 2007: \u201cIn quasi tutti gli Stati membri la maggioranza dei cittadini si sente legata all\u2019Europa, si identifica come cittadino dell\u2019Ue ed \u00e8 ottimista sul futuro dell\u2019Unione. E sempre pi\u00f9 persone vedono l\u2019Europa non solo come un progetto economico ma come una comunit\u00e0 di sicurezza e di destino comune\u201d.<\/p>\n<p>A leggere le cronache dei media e i resoconti delle posizioni politiche diffuse, non sembra proprio cos\u00ec. \u00c8 necessario indagare e capire meglio. Ma di sicuro, sulla costruzione o ricostruzione o rafforzamento della fiducia bisogna muoversi con decisione. La sfida \u00e8 politica, soprattutto oggi sul tema della sicurezza. Ma anche e soprattutto culturale, etica, civile. E su questi terreni l\u2019Europa ha ancora buone carte da giocare.<\/p><p><em>(Photo Getty Images)<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Questa Europa cos\u00ec fragile, schiacciata tra gli Usa di Trump che la umiliano, la Russia di Putin che la tiene sotto minaccia di guerra e la Cina di XI JinPing che la lusinga come partner commerciale ma di serie B\u2026 Questa Europa cos\u00ec carica di cultura e tradizioni eppur incerta e smarrita sull\u2019attualit\u00e0 dei suoi [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":105366,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[53,52],"tags":[],"class_list":["post-105363","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-blog","category-cultura-dimpresa"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v25.0 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>L\u2019Europa ha bisogno di investire sulla sicurezza ma anche di rileggere Mann, Unamuno e Balzac - 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