{"id":106071,"date":"2025-12-09T13:15:25","date_gmt":"2025-12-09T12:15:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.fondazionepirelli.org\/?p=106071"},"modified":"2025-12-09T13:15:25","modified_gmt":"2025-12-09T12:15:25","slug":"la-qualita-della-vita-e-benessere-e-valori-e-dunque-europa-sicurezza-e-sviluppo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fondazionepirelli.org\/it\/cultura-dimpresa\/blog\/la-qualita-della-vita-e-benessere-e-valori-e-dunque-europa-sicurezza-e-sviluppo\/","title":{"rendered":"La qualit\u00e0 della vita \u00e8 benessere e valori, e dunque Europa, sicurezza e sviluppo"},"content":{"rendered":"<p>Cos\u2019\u00e8 la qualit\u00e0 della vita? Benessere diffuso, lavoro qualificato e ben retribuito, casa accogliente, servizi efficaci per la salute, la scuola, la cultura e lo sport. E poi una condizione che stimoli l\u2019intraprendenza e l\u2019innovazione, un ambiente civile e rassicurante, la possibilit\u00e0 di progettare per s\u00e9 e per i propri figli un futuro migliore. Una vita piacevole, in libert\u00e0 e degna di essere vissuta, insomma. A pensarci bene, un po\u2019 quello che generalmente offre l\u2019Italia, nonostante ombre e contrasti. Anche se, proprio a questo nostro Paese, amiamo attribuire la definizione che <strong>Benedetto Croce<\/strong> dava di Napoli, sulla scorta dei viaggiatori europei del Grand Tour: \u201cUn paradiso abitato da diavoli\u201d.<\/p>\n<p>Ma la qualit\u00e0 della vita, in una stagione di drammatiche crisi dei rapporti geopolitici, di fratture negli scambi commerciali internazionali e di clamorosi sconvolgimenti produttivi e sociali provocati dalle tecnologie digitali, non si pu\u00f2 leggere solo nel microcosmo della comunit\u00e0 locale, nell\u2019Italia \u201cstrapaese\u201d, nella dimensione del \u201cparticolare\u201d. Si lega ai grandi temi della libert\u00e0, della inclusione sociale e del rafforzamento della democrazia insidiata da demoni autoritari. E dunque al <strong>rilancio dell\u2019Europa<\/strong>, territorio che nel corso della seconda met\u00e0 del Novecento ha elaborato, sperimentato, fatto crescere il modello di un\u2019originale sintesi tra <strong>democrazia liberale<\/strong>, <strong>economia di mercato<\/strong> e <strong>welfare<\/strong>, tra <strong>libert\u00e0, innovazione e solidariet\u00e0<\/strong>.<\/p>\n<p>Qualit\u00e0 della vita, appunto. Per cui vale dunque la pena provare a ragionare non solo su \u201cci\u00f2 che non siamo, ci\u00f2 che non vogliamo\u201d, ma anche sui progetti politici e sociali che vale la pena pensare e realizzare. In nome di una migliore condizione umana e civile.<\/p>\n<p>Riguardiamo l\u2019Italia, allora, mettendo da canto stereotipi, pregiudizi e luoghi comuni. Ci aiutano dati e analisi di indagini recenti, a cominciare dalla classifica annuale de <strong>\u201cIlSole24Ore\u201d<\/strong> appunto sulla qualit\u00e0 della vita (1 dicembre), dal <strong>Rapporto Censis sullo stato sociale del Paese<\/strong> (5 dicembre) e dai <strong>dati dell\u2019Istat sull\u2019economia, l\u2019occupazione e i salari<\/strong>.<\/p>\n<p>Guardiamo meglio, allora. Cominciando con le <strong>\u201cmappe del benessere\u201d<\/strong> de \u201cIlSole24Ore\u201d (la prima edizione del censimento risale al 1990). In testa, ci sono <strong>Trento, Bolzano e Udine<\/strong>, \u201cil trionfo dell\u2019arco alpino\u201d, titola il quotidiano economico. Poi, <strong>Bologna, Bergamo, Treviso, Verona<\/strong>. Milano \u00e8 ottava (recuperando quattro posizioni sull\u2019anno precedente, anche se scende al penultimo posto per \u201cla sicurezza\u201d), seguita da Padova e Parma e via via continuando, per tutte le 107 province italiane.<\/p>\n<p>Un dato da segnalare: <strong>Siena<\/strong>, in classifica generale al 21\u00b0 posto, risulta invece prima per qualit\u00e0 della vita delle donne: una condizione particolare, su cui \u00e8 utile che le forze politiche, economiche e sociali facciano un\u2019attenta riflessione, dato che proprio il divario di genere, che si riduce troppo lentamente, \u00e8 un punto quanto mai negativo della condizione italiana.<\/p>\n<p>In coda all\u2019elenco anche quest\u2019anno c\u2019\u00e9 Reggio Calabria, preceduta da Siracusa, Crotone e Napoli. Il Sud, come sempre, va male: per trovare la citt\u00e0 meridionale meglio collocata in classifica, bisogna arrivare al 39\u00b0 posto con Cagliari, mentre Bari \u00e8 al 67\u00b0 e Palermo al 97\u00b0. Roma, la capitale, al 46\u00b0 (13 posizioni guadagnate sullo scorso anno).<\/p>\n<p>Gli indicatori usati sono 90. E tengono conto di ricchezza e consumi, affari e lavoro, demografia, societ\u00e0 e salute, ambiente e servizi, giustizia e sicurezza, cultura e tempo libero, con approfondimenti per genere, et\u00e0, condizione sociale, etc. Quest\u2019anno le analisi indicano un paese sempre spaccato, s\u00ec, ma lentamente in movimento, anche se restano <strong>diseguaglianze forti<\/strong>, invecchiamento, <strong>gelata demografica<\/strong>,<strong> emigrazione dei giovani<\/strong>, <strong>bassi salari<\/strong>, <strong>disagi<\/strong>. E nelle aree metropolitane, le pi\u00f9 dinamiche e attrattive, crescono i problemi sociali, a cominciare da quello della casa.<\/p>\n<p>Nell\u2019opinione europea diffusa, l\u2019Italia \u00e8, tutto sommato, un paese in cui si vive bene, grazie anche a un welfare diffuso (soprattutto per la previdenza) e a un sistema sanitario nazionale che, grazie anche al rapporto pubblico-privato, funziona meglio che altrove.<\/p>\n<p>Eppure, il <strong>malumore diffuso<\/strong> \u00e8 ampio, \u201cl\u2019inverno del nostro scontento\u201d, per dirla con il famoso inizio del \u201cRiccardo III\u201d di Shakespeare, trova sempre maggiori sostenitori, il disagio sociale si manifesta con punte di particolare acutezza, soprattutto nel corpo ampio e malcerto di un \u201cceto medio\u201d che avverte una forte perdita del potere d\u2019acquisto e dunque il peggioramento delle condizioni di vita. \u201cSalari in picchiata: -8.8% rispetto al 2021\u201d, scrive La Stampa (6 dicembre) sulla scorta dei dati dell\u2019Istat: crescono un po\u2019, quest\u2019anno, anche grazie ai contratti di lavoro che si rinnovano, ma non tanto da colmare un gap che ci distanzia dal resto dell\u2019Europa produttiva.<\/p>\n<p>Di questi disagi fanno fede i giudizi dell\u2019annuale Rapporto Censis, il 59\u00b0, che fotografa un\u2019Italia sfiduciata, \u201cselvaggia\u201d, che ha difficolt\u00e0 ad arrivare alla fine del mese, mal sopporta la politica attuale, si astiene in misura crescente alle elezioni (alle ultime regionali sono andati alle urne meno di met\u00e0 degli elettori) e &#8211; dato quanto mai inquietante &#8211; nel 30% dei casi dichiara di avere fiducia negli \u201cautocrati\u201d, da Putin a Orban, Erdogan, XI JinPing e a Trump. La democrazia, insomma, sta male. La percezione di una cattiva qualit\u00e0 della vita e la perdita di speranze ne mina le fondamenta.<\/p>\n<p>Il leader internazionale preferito \u00e8 Papa Leone XIV, con il 66,7% dei consensi.<\/p>\n<p>Nel tempo libero, gli italiani fanno moltissimo sesso (il 62,5% dichiara rapporti molto frequenti, anche \u201cvirtuali\u201d). Spendono parecchi soldi negli smartphone ma non nei libri. Si lamentano dei bassi redditi. E invecchiano male.<\/p>\n<p>Che succede, insomma? \u201cLa politica non sa pi\u00f9 ascoltare, guarda solo ai sondaggi. E trascura il ceto medio. Eppure sono proprio queste persone ad avere resistito a paure e declino, a muoversi e potere salvare l\u2019Italia\u201d, commenta <strong>Giuseppe De Rita<\/strong>, presidente del Censis, da sempre osservatore critico acutissimo delle evoluzioni e delle involuzioni della nostra situazione sociale (La Stampa, 7 dicembre). Varrebbe la pena che politici e sindacati gli dessero ascolto: \u00e8 il ceto medio da lavoro dipendente, soprattutto quello industriale, a fare da tessuto connettivo delle nostre industrie e a fornire idee e forza lavoro alle imprese che fanno di tutto per crescere e venire fuori dalla crisi.<\/p>\n<p>Una sintesi acuta \u00e8 tentata da <strong>Chiara Saraceno<\/strong>, sofisticata sociologa, che sottolinea \u201cla sfiducia nell\u2019Europa e nel welfare (il 78,5% non ha fiducia nei servizi sanitari essenziali), in un Paese che vive alla giornata. Pesa la deindustrializzazione, mentre una fascia crescente si impoverisce\u201d.<\/p>\n<p>Cosa servirebbe? <strong>Ricostruire fiducia<\/strong>. Nel lavoro, soprattutto tra i giovani. Nella politica. Nella buona amministrazione. Nell\u2019intraprendenza e nell\u2019impresa. Nelle opportunit\u00e0 di costruire un futuro migliore. Anche per affrontare meglio la glaciazione demografica e la \u201cfuga dei cervelli all\u2019estero\u201d. E per attirare capitali e investimenti. Per promuovere le intelligenze creative.<\/p>\n<p>Ha dunque ragione l\u2019<strong>Istituto Treccani<\/strong> quando indica in \u201cfiducia\u201d la parola dell\u2019anno (calcolando i clic dei giovani sul suo sito).<\/p>\n<p>Fiducia, come orizzonte personale. E soprattutto politico e professionale.<\/p>\n<p>Fiducia nell\u2019Italia che ce la fa. E soprattutto fiducia nell\u2019Europa, proprio in un momento in cui la Ue vive una profondissima condizione di difficolt\u00e0 e di crisi.<\/p>\n<p>Ecco un altro punto su cui soffermarsi. Il futuro e <strong>le responsabilit\u00e0 dell\u2019Europa<\/strong>. Partendo dal documento sulla <strong>National Security Strategy Usa<\/strong> che da alcuni giorni sta scuotendo le opinioni pubbliche internazionali e soprattutto quelle europee. Vi si afferma \u201cil declino economico dell\u2019Europa e la prospettiva reale e ancora pi\u00f9 cupa di una cancellazione della civilt\u00e0\u201d, messa in crisi \u201cda governi di minoranza instabili che calpestano i principi della democrazia per reprimere l\u2019opposizione\u201d mentre la Ue \u201cmina la libert\u00e0 politica e la sovranit\u00e0\u201d. Una sovranit\u00e0 che va riportata agli Stati nazionali. Appunto con la fine della Ue.<\/p>\n<p>\u00c8 la frattura formalizzata (ma tutt\u2019altro che inattesa) dell\u2019Occidente come lo abbiamo conosciuto nel Novecento delle democrazie liberali. E la presa d\u2019atto della solitudine dell\u2019Europa, innanzitutto sulla propria sicurezza e sulla crisi di quella sintesi, di cui abbiamo parlato all\u2019inizio, tra libert\u00e0 e welfare, sotto l\u2019ombrello militare protettivo degli Usa e della Nato.<\/p>\n<p>Adesso, proprio per difendere e rilanciare quei valori europei, la Ue \u201cballa da sola\u201d. E deve imparare a sopravvivere. Di fronte a quello che il Corriere della Sera (8 dicembre) definisce \u201cAsse Putin-Trump sull\u2019Europa\u201d (il Cremlino aveva dichiarato la sua piena sintonia con le posizioni del documento Usa), mentre La Stampa (8 dicembre) parla di \u201cDivorzio Atlantico\u201d e il Quotidiano Nazionale (Il Resto del Carlino, La Nazione e Il Giorno\u201d titola su \u201cL\u2019Europa sotto assedio. Mosca: \u2018Siamo con Trump\u201d. E su \u201cL\u2019Europa sotto assedio\u201d titola anche la Repubblica.<\/p>\n<p>Che fare? I commenti dei principali quotidiani italiani, tra sabato e luned\u00ec, sono gi\u00e0 stati indicativi sia del disagio sia della necessit\u00e0 di una chiara reazione. Antonio Polito, sul Corriere della Sera, ricorda, citando Mark Twain, che \u201cla notizia sulla morte dell\u2019Europa ci pare grossolanamente esagerata\u201d, anche se la crisi c\u2019\u00e8 e va affrontata con lungimiranza e senso di responsabilit\u00e0, contrastando pure la sponda populista filo-Putin e filo-Maga interna all\u2019Europa: una battaglia politica e culturale, difficile e controvento, per combattere la quale, per\u00f2, l\u2019Europa non \u00e8 affatto disarmata.<\/p>\n<p><strong>Andrea Malaguti<\/strong>, su La Stampa, invita a \u201cripartire dalla ricerca di solidariet\u00e0 dei Paesi che hanno dato vita all\u2019Unione Europea\u201d, senza ambiguit\u00e0, in modo da pesare di pi\u00f9 e in modo autonomo anche all\u2019interno della Nato. E a rilanciare l\u2019Europa, potenza economica e dunque possibile attore internazionale di primo piano, a partire dalla realizzazione del Piano Draghi. E Agnese Pini, sul Quotidiano Nazionale, rileva che \u00e8 necessario \u201cfare della trasparenza e dello Stato di diritto la nostra identit\u00e0, perch\u00e9 la forza dell\u2019Europa non \u00e8 un passato mitico n\u00e9 l\u2019omogeneit\u00e0 etnica, ma la promessa di diritti uguali per tutti, minoranze incluse\u201d. Costruire insomma \u201cun racconto alternativo di civilt\u00e0 europea\u201d. E \u201csmettere di considerarci come un\u2019appendice del mondo di qualcun altro\u201d.<\/p>\n<p>Europa da riformare. Da rafforzare. Da liberare da burocratismi. E da rilanciare. Senza rompere con gli Usa n\u00e9 pensare di gestire da soli la Nato (non ce lo possiamo permettere, non ne siano ancora tecnologicamente e militarmente in grado). Ma insistendo sulla nostra autonomia (e il rapporto tra Ue e Gran Bretagna in questa prospettiva \u00e8 essenziale.) Sergio Fabbrini su Il Sole24Ore, parla di \u201cdifesa europea nell\u2019epoca post americana\u201d, senza cadere nel militarismo ma continuando a legare sicurezza e democrazia, valori europei e dialogo con tutti gli altri attori internazionali interessati a un equilibrio del mondo diverso dal confronto ruvido tra Usa, Cina e Russia.<\/p>\n<p>\u00c8, insomma, una questione di valori. E di libert\u00e0. Sicuramente di un nuovo corso della Ue. Ricordando la lezione di Jean Monnet sull\u2019Europa che si rilancia proprio di fronte alle difficolt\u00e0.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, vale la pena di dare ascolto a uno dei pi\u00f9 autorevoli filosofi politici tedeschi, <strong>Jurgen Habermas<\/strong>, uno dei padri del pensiero democratico del Novecento: l\u2019Europa \u00e8 sola, tra espansione cinese e democrazia svuotata da Trump e dunque \u201cun\u2019ulteriore integrazione politica almeno nel cuore dell\u2019Unione Europea non \u00e8 mai stata cos\u00ec vitale per la nostra sopravvivenza come lo \u00e8 oggi \u00e8 mai \u00e8 sembrata cos\u00ec improbabile\u201d (da una conferenza del 19 novembre alla Fondazione Siemens a Monaco di Baviera). Habermas ha ragione. Come ce l\u2019ha un altro grande pensatore europeo, <strong>Michel Foucault<\/strong>: \u201cLa libert\u00e0 non \u00e8 qualcosa che si possiede, \u00e8 qualcosa che si pratica\u201d.\u00a0 Una visione liberale e democratica. Una ricostruzione di fiducia.<\/p><p><em>(foto Getty Images)<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cos\u2019\u00e8 la qualit\u00e0 della vita? Benessere diffuso, lavoro qualificato e ben retribuito, casa accogliente, servizi efficaci per la salute, la scuola, la cultura e lo sport. E poi una condizione che stimoli l\u2019intraprendenza e l\u2019innovazione, un ambiente civile e rassicurante, la possibilit\u00e0 di progettare per s\u00e9 e per i propri figli un futuro migliore. 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