{"id":106195,"date":"2025-12-22T13:34:24","date_gmt":"2025-12-22T12:34:24","guid":{"rendered":"https:\/\/www.fondazionepirelli.org\/?p=106195"},"modified":"2025-12-22T13:34:24","modified_gmt":"2025-12-22T12:34:24","slug":"la-politica-per-la-casa-e-scommessa-sulla-fiducia-e-sul-lavoro-in-fin-dei-conti-una-sfida-di-qualita-della-vita-e-di-democrazia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fondazionepirelli.org\/it\/cultura-dimpresa\/blog\/la-politica-per-la-casa-e-scommessa-sulla-fiducia-e-sul-lavoro-in-fin-dei-conti-una-sfida-di-qualita-della-vita-e-di-democrazia\/","title":{"rendered":"La politica per la casa \u00e8 scommessa sulla fiducia e sul lavoro. In fin dei conti, una sfida di qualit\u00e0 della vita. E di democrazia"},"content":{"rendered":"<p>I Romani, se persone eloquenti (<em>eu<\/em> <em>loquere, <\/em>con quell\u2019<em>eu <\/em>che significa bene e dunque distingue gli <em>eloquentes <\/em>dai semplici <em>loquentes, <\/em>gente che parla spesso a vanvera, chiacchieroni, personaggi inesatti), amavano esprimersi come Cicerone, Tacito o Seneca, con propriet\u00e0 di linguaggio ed esattezza. E per nominare quella che oggi chiamiamo \u201c<strong>citt\u00e0<\/strong>\u201d, usavano due parole diverse. <em>Urbs<\/em>, dicevano, per indicare le strutture fisiche, le strade e le piazze, i palazzi e le terme, i templi e i teatri, i mercati e le case. Per indicare invece le persone riunite in comunit\u00e0, parlavano di <em><strong>civitas<\/strong>, <\/em>una comunit\u00e0 di <strong><em>cives<\/em><\/strong>, cio\u00e8 di cittadini legati da valori e interessi comuni (spesso non senza conflitti), lingua, abitudini, miti, costumi. E regole.<\/p>\n<p>Distinzione sottile, elegante, tra \u201curbanistica\u201d e \u201ccittadinanza\u201d. Ma anche indicazione, nelle differenze, di tutti i punti in comune. L\u2019<em>urbs <\/em>\u00e8 abitata dai <em>cives<\/em> ed entrambi interagiscono, nel bene e nel male. Come ci raccontano secoli di civilt\u00e0 urbana e di domande \u201ccivili\u201d (le citt\u00e0 belle migliorano le qualit\u00e0 umane, professionali, culturali, dei loro abitanti?). Sino ad arrivare, tanto per citare solo una delle tante pagine di grande letteratura, alla sintesi poetica di Elio Vittorini, ne \u201cLe citt\u00e0 del mondo\u201d: \u201cE\u2019 la citt\u00e0 pi\u00f9 bella che abbiamo mai vista. Pi\u00f9 di Piazza Armerina. Pi\u00f9 di Caltagirone. Pi\u00f9 di Ragusa, e pi\u00f9 di Nicosia, e pi\u00f9 di Enna\u2026 Forse \u00e8 la pi\u00f9 bella di tutte le citt\u00e0 del mondo. E la gente \u00e8 contenta, nelle citt\u00e0 che sono belle\u2026 e pi\u00f9 la citt\u00e0 \u00e8 bella e pi\u00f9 la gente \u00e8 bella, come se l\u2019aria vi fosse pi\u00f9 buona\u201d.<\/p>\n<p>La <strong>Sicilia di Vittorini<\/strong>, cos\u00ec come quella di Sciascia e di Pirandello, \u00e8 metafora d\u2019altre condizioni, altri luoghi, altre tensioni. Ma Vittorini, andato via dalla Sicilia, e poi, dopo un passaggio a Firenze, felicemente vissuto sempre a Milano, di cui \u00e8 stato uno dei principali animatori culturali, coglie un punto essenziale, nella relazione tra la bellezza dell\u2019<em>urbs<\/em> e la qualit\u00e0 della vita, tra le funzioni urbane e il complesso delle regole (non solo quelle giuridiche, ma soprattutto quelle civili e di comunit\u00e0) che ne ispirano, organizzano e guidano la vita in comune.<\/p>\n<p>Ne indica alcune caratteristiche di quella che oggi chiamiamo \u201c<strong>attrattivit\u00e0<\/strong>\u201d. E ne mette in evidenza le tensioni, i conflitti, la durezza delle trasformazioni, le ipotesi della speranza e la pesantezza dei vincoli. Il disagio delle periferie rappresentato da Pier Paolo Pasolini. La \u201cvita agra\u201d di Luciano Bianciardi. Le risposte mancate d\u2019una citt\u00e0 alle tante aspettative, ricordate da Italo Calvino. E la cupezza criminale della \u201cmetropoli delle mille luci\u201d (per citare i romanzi <em>noir <\/em>di Alessandro Robecchi e Gianni Biondillo, Francesco Recami e Piero Colaprico, buoni successori di quel Giorgio Scerbanenco secondo cui \u201cI milanesi ammazzano al sabato\u201d). Tanto per ricordare solo alcune metafore d\u2019una condizione urbana la cui caratteristica di fondo \u00e8 sempre un controverso e ruvido rapporto con la complessit\u00e0, con gli squilibri, con una dolorosa percezione dell\u2019esistenza umana aggravata dalle particolari condizioni urbane.<\/p>\n<p>La \u201c<strong>citt\u00e0 che sale\u201d<\/strong> tanto cara a una certa retorica (di cui il genio di Boccioni era del tutto innocente) \u00e8 anche la citt\u00e0 che in certi suoi snodi ha l\u2019odore infimo dell\u2019inferno.<\/p>\n<p>Vale la pena ricordarsene, di questo retroterra concettuale e poetico, proprio adesso mentre si allarga, sui media e negli ambienti politici, il dibattito sulle citt\u00e0, concentrandosi sui fenomeni pi\u00f9 vistosi (la sicurezza, il costo della vita, le disparit\u00e0 sociali che si ampliano, la difficile integrazione dell\u2019immigrazione: tutti fenomeni gravi, reali, incisivi sulle sensibilit\u00e0, le paure e i giudizi dei <em>cives<\/em>, dei cittadini elettori) ma evitando di discutere le ragioni di fondo, tra innovazione e conservazione, che connotano, da sempre, il \u201cfenomeno citt\u00e0\u201d.<\/p>\n<p>Le citt\u00e0, soprattutto nella forma delle citt\u00e0 metropolitane, delle \u201ccitt\u00e0 grandi\u201d, sono <strong>organismi vivi<\/strong>, complessi e contrastanti, che subiscono le spinte del mercato ma anche le difficolt\u00e0 della progettazione e della guida politica. Sono il <strong>luogo tipico della modernit\u00e0<\/strong>, impetuosa e innovativa (dunque per molti versi anomica, insofferente a piani e regole) ma anche l\u2019archivio sensibile della storia, con ceti sociali che invecchiano e prediligono la forma, elegante e carica di memorie, dell\u2019<em>urbs <\/em>tradizionale<em>.\u00a0<\/em><\/p>\n<p>Milano, la<strong> Grande Milano<\/strong>, la citt\u00e0 metropolitana, la \u201ccitt\u00e0 infinita\u201d, ne \u00e8 un ottimo esempio. E\u2019 sempre attrattiva, di persone, intelligenze, idee produttive, avanguardie culturali, capitali, imprese, innovazioni, pi\u00f9 di altre citt\u00e0 italiane, perch\u00e9 \u00e8 l\u2019unica veramente europea (il resto d\u2019Italia \u00e8 tutto sommato una grande provincia, che infatti spesso guarda Milano con diffidenza e ostilit\u00e0, anche se ne subisce la fascinazione). Cresce, per popolazione (grazie anche agli oltre 230mila studenti universitari, la pi\u00f9 grande citt\u00e0 universitaria italiana) ed \u00e8 meta prediletta dai \u201cnuovi ricchi\u201d che trovano qui, oltre che una tassazione di favore (200mila euro all\u2019anno e pi\u00f9), anche un\u2019eccellente qualit\u00e0 della vita di lusso, tra shopping e club esclusivi. Multinazionali in crescita (il 34% di tutte quelle estere in Italia sono qui). Investitori immobiliari per decine di miliardi.<\/p>\n<p>Ma basta questo? Naturalmente no. Perch\u00e9 il tessuto d\u2019una citt\u00e0 non \u00e8 fatto dalle punte pi\u00f9 alte, dai miliardari, dalle \u201ceccellenze\u201d e dai \u201ctalenti\u201d pi\u00f9 creativi (anche la retorica delle \u201ceccellenze\u201d e dei \u201ctalenti\u201d ha fatto i suoi danni, come quella dell\u2019ossessione per le <em>location <\/em>e per gli eventi \u201cesclusivi\u201d). Ma \u00e8 tenuto insieme da un ceto ampio e medio di individui e famiglie che lavorano, di coppie in crescita, di professori e artisti, giornalisti e manager, operai e autisti dei tram, commercianti e impiegati. <strong>Ceto medio. Persone<\/strong>.<\/p>\n<p>Ecco, per tutti questi soggetti sociali servono case e servizi. Le strutture dell\u2019<em>urbs <\/em>e i valori civili d\u2019integrazione della <em>civitas<\/em>. Il cemento. E la buona politica riformista.<\/p>\n<p>Negli anni Cinquanta, l\u2019Italia affront\u00f2 un gigantesco esodo sociale, di milioni di persone, dal Sud marginale\u00a0 e disperato (dopo il fallimento della riforma agraria) e da un Nord Est povero, in direzione delle citt\u00e0 dal grande sviluppo industriale, a cominciare dal \u201ctriangolo\u201d Milano-Torino-Genova. E anche in altre aree del Paese, si andava dalle campagne impoverite e faticose verso la modernit\u00e0 delle citt\u00e0. Una straordinaria, impetuosa, trasformazione, per le citt\u00e0, le comunit\u00e0, i contesi sociali.<\/p>\n<p>Il fenomeno si prov\u00f2 a governarlo, con ambiziosi progetti. Il \u201c<strong>Piano Casa<\/strong>\u201d lanciato dal 1949 in poi da Amintore Fanfani, allora ministro del Lavoro, ne fu un esempio (350mila nuove unit\u00e0 abitative, sino al \u201863), insieme al rafforzamento dell\u2019Ina casa e a un impetuoso movimento di cooperative, con un\u2019idea di fondo di nuovi quartieri di edilizia popolare e borghese. Erano progetti tutt\u2019altro che privi di limiti ed errori (si mise all\u2019opera massicciamente anche la speculazione edilizia da \u201cmani sulla citt\u00e0\u201d, mani criminali e mafiose, spesso). E la legge sui suoli, profondamente riformatrice, voluta in funzione di uno sviluppo ordinato e libero dagli speculatori, firmata dal ministro democristiano Fiorentino Sullo nel \u201863, fu all\u2019origine della prima grande crisi del governo di centro-sinistra guidato da Aldo Moro e appena formato nell\u2019ottobre del \u201863. Ma la crescita delle citt\u00e0 and\u00f2 avanti. E gli italiani diventarono un popolo di proprietari di case: una vita sicura.<\/p>\n<p>Non senza ombre ed errori. Baggio e Quarto Oggiaro a Milano, la Falchera a Torino, il Corviale a Roma, il Cep e lo Zen a Palermo, Librino a Catania, le Vele a Scampia sono nomi che ricordano, nel corso del tempo, una pessima, sciatta e mediocre urbanistica sociale (Roberto Guiducci ne scrisse pagine lucide e sapienti, in parecchi libri e sui fascicoli accoglienti della Rivista \u201cPirelli\u201d).<\/p>\n<p>Oggi il tema torna d\u2019attualit\u00e0. Ed \u00e8 un <strong>tema europeo<\/strong>. Tutte le grandi citt\u00e0 sono in profonda sofferenza, sul tema degli alloggi a un prezzo possibile, soprattutto per le nuove generazioni, per le giovani coppie che a Londra o a Madrid, a Parigi, Francoforte, Barcellona, Amsterdam o Milano, vogliono proprio l\u00e0 costruire un futuro, l\u00e0 dove, cio\u00e8, s\u2019addensano conoscenza e innovazione, relazioni e, si spera, qualit\u00e0 della vita. \u201cParte il piano europeo da 650mila case all\u2019anno\u201d, scrive Il Sole24Ore (16 dicembre), raccontando di un programma della Commissione Ue che punta a mobilitare 153 miliardi ogni dodici mesi.<\/p>\n<p>Se il futuro dell\u2019Europa, per sicurezza, tecnologie, sostenibilit\u00e0 reale e innovazione ha bisogno di fare leva sulla \u201ceconomia della conoscenza\u201d, \u00e8 proprio alle nuove generazioni che bisogna guardare. Cominciando a garantire loro abitazioni e servizi a prezzi accessibili. Integrazione. E sviluppo di opportunit\u00e0 di lavoro e carriera.<\/p>\n<p>Il ragionamento vale anche per l\u2019Italia. E per <strong>Milano<\/strong>. La citt\u00e0, su scelta della giunta guidata dal sindaco Beppe Sala, parla di un \u201cPiano casa\u201d da 10mila nuovi alloggi all\u2019anno per dieci anni, mobilitando risorse pubbliche e private, ma anche stimolando le scelte delle imprese che pensano a una \u201cpolitica per la casa \u201c come se scelta di welfare per i propri dipendenti (l\u2019Assolombarda ne fa una priorit\u00e0 e l\u2019ATM \u00e8 gi\u00e0 molto avanti, per trattenere in citt\u00e0 autisti di autobus, tram e metropolitana). E ci sono poi le 28mila case Aler (sotto il controllo di Comune e Regione) che vanno recuperate, ristrutturate e messe a disposizione dei cittadini A basso reddito.<\/p>\n<p>Vale la pena ripeterlo: Milano non \u00e8 un \u201cmodello\u201d ma vive una profonda mobilit\u00e0 sociale in continuo cambiamento. E\u2019 citt\u00e0 di mercato, ma non pu\u00f2 essere abbandonata solo al mercato. Ha bisogno di buona politica urbanistica e abitativa, deve saper recuperare le sue tradizioni produttive e inclusive, economiche e di sofisticata solidariet\u00e0 sociale. Tutto si tiene: il lavoro dei giovani, i salari, le opportunit\u00e0 di crescita del ruolo delle donne e il livello dignitoso delle pensioni (Il Giorno, 21 dicembre). E\u2019 una questione di sviluppo equilibrato, di equit\u00e0 sociale e di ricostruzione della fiducia in un migliore futuro.<\/p>\n<p>In fin dei conti, \u00e8 una questione di democrazia.<\/p>\n<p>Rieccola, la relazione tra <em>urbs <\/em>e <em>civitas. <\/em>Tra una politica per la casa, con costruzioni di qualit\u00e0 e afflitti e prezzi d\u2019acquisto sostenibili. E un\u2019idea di Milano in cui i cittadini lavorano, ma anche vanno a teatro e a sentire musica, fanno sport, entrano in libreria, consumano, conoscono. E possono anche pensare di fare figli, grazie a politiche sociali, a cominciare da scuole, ospedali e asili nido, su cui fare affidamento.<\/p>\n<p>Aveva proprio ragione Vittorini, quando scriveva dell\u2019equazione<strong> tra citt\u00e0 belle e gente bella<\/strong>. Chiede il figlio, entusiasta, al padre che vive di ricordi e smarrisce il suo sguardo verso una donna che prepara il forno: \u201cEra bella, la madre che ho avuta?\u201d. Sicuramente faceva un buon pane.<\/p><p><em>(Foto Getty Images)<\/em><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I Romani, se persone eloquenti (eu loquere, con quell\u2019eu che significa bene e dunque distingue gli eloquentes dai semplici loquentes, gente che parla spesso a vanvera, chiacchieroni, personaggi inesatti), amavano esprimersi come Cicerone, Tacito o Seneca, con propriet\u00e0 di linguaggio ed esattezza. E per nominare quella che oggi chiamiamo \u201ccitt\u00e0\u201d, usavano due parole diverse. 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