{"id":106517,"date":"2026-02-03T13:04:15","date_gmt":"2026-02-03T12:04:15","guid":{"rendered":"https:\/\/www.fondazionepirelli.org\/?p=106517"},"modified":"2026-02-03T13:04:15","modified_gmt":"2026-02-03T12:04:15","slug":"le-50mila-parole-da-saper-usare-per-limitare-i-rischi-dellartificial-intelligence","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fondazionepirelli.org\/it\/cultura-dimpresa\/blog\/le-50mila-parole-da-saper-usare-per-limitare-i-rischi-dellartificial-intelligence\/","title":{"rendered":"Le 50mila parole da saper usare per limitare i rischi dell\u2019Artificial Intelligence"},"content":{"rendered":"<p>\u201cTutti gli usi della parole a tutti\u2026 Non perch\u00e9 tutti siano artisti, ma perch\u00e9 nessuno sia schiavo\u201d. Questa frase di <strong>Gianni Rodari<\/strong>, tratta da \u201cLa grammatica della fantasia\u201d (Einaudi, 1973) torna in mente, con prepotenza, man mano che va avanti il dibattito sull\u2019AI (l\u2019Artificial Intelligence), sui suoi rischi e sulla possibilit\u00e0 che, di creativit\u00e0 in creativit\u00e0, ChatGpt e gli altri sistemi \u201cgenerativi\u201d inventino in assoluta autonomia un mondo stravolto, fuori dalla dialettica umana, che crea un suo vocabolario, una sua lingua, un suo mondo, insomma una sua astratta e dunque falsa e manipolatrice versione di quell\u2019antica idea per cui <em>nomina sunt consequentia rerum, <\/em>capovolgendone ed alterandone drammaticamente valori e senso.<\/p>\n<p>Tutti gli usi delle parole a tutti, dunque. Partiamo da qui. Da come educare l\u2019AI, dei limiti e delle competenze che \u00e8 necessario mettere in campo per cercare di governarne e indirizzarne le evoluzioni. Senza timori. Gi\u00e0 nel 1966 <strong>Umberto Eco<\/strong>, di fronte alle sorprendenti evoluzioni della Tv, ci aveva messi in guardia dal rischio di dividerci, fittiziamente, tra \u201capocalittici\u201d e \u201cintegrati\u201d e ci aveva consigliato quel che va fatto di fronte a ogni pur stravolgente innovazione tecnologica: cercare di analizzarla, capirla, inserirla nell\u2019ordine delle conoscenze umane: dai caratteri mobili di Gutenberg alla fisica quantistica, da Internet all\u2019AI (ammettiamo subito, comunque, che \u00e8 sempre pi\u00f9 difficile).<\/p>\n<p>Di quali parole da usare come nutrimento stiamo parlando? Facciamo un paio di calcoli. La lingua italiana, una delle pi\u00f9 ricche e articolate, va da 215mila a 280mila parole di base (inclusi tecnicismi, termini letterati e regionali), che arrivano a 2milioni di forme con tutte le loro declinazioni. Un buon vocabolario (Treccani, Zanichelli) ne include da 100mila a 160mila. Il vocabolario di una persona mediamente colta \u00e8 di 50mila parole. De Mauro parla di 7,500 \u201cparole di base\u201d, Quelle di uso quotidiano sono appena 2mila. Una miseria: comprensione schematica, prima di sfumature, dunque ingannevole.<\/p>\n<p>Nasce proprio da questi numeri la prima esigenza: capire, sapere usare correttamente e distinguere almeno alcune decine di migliaia di parole, non solo per non ricadere nella categoria\u00a0 (purtroppo sempre pi\u00f9 ampia) degli \u201canalfabeti funzionali\u201d (chi non \u00e8 in grado di comprendere un testo di media complessit\u00e0 o fare un calcolo poco pi\u00f9 che elementare: un buon terzo della popolazione italiana) ma anche per sapere porre con precisione e pertinenza domande in grado di affrontare il funzionamento dell\u2019AI (che va appunto avanti per domande sempre pi\u00f9 precise e penetranti).<\/p>\n<p>Potremmo, in altri termini, aggiornare la giusta esigenza di una \u201ceducazione democratica\u201d di Rodari (un\u2019educazione cio\u00e8 vasta e diffusa, quella cui fa riferimento la Costituzione quando indica la responsabilit\u00e0 della formazione scolastica di qualit\u00e0) quando concentriamo \u201ctutti gli usi delle parole a tutti\u201d in almeno 50mila parole o poco pi\u00f9. Certo, molto di pi\u00f9 delle 2mila di uso quotidiano: un numero cos\u00ec basso che ci rende \u201cschiavi\u201d di manipolazioni, propaganda, semplificazioni strumentali, fattoidi e <em>fake news <\/em>e rende impossibile l\u2019esercizio della democrazia: la partecipazione responsabile a \u201cun discorso pubblico ben informato\u201d e dunque \u201ccritico\u201d (la lezione sempre attuale di<strong> Jurgen Habermas<\/strong> in Europa ma anche di <strong>Antonio Gramsci<\/strong>, <strong>don Lorenzo Milani<\/strong> e <strong>Benedetto Croce<\/strong> per l\u2019Italia).<\/p>\n<p>La domanda \u00e8, adesso, se mai l\u2019<strong>AI generativa<\/strong> sar\u00e0 davvero tanto capace di creativit\u00e0 da arrivare, da sola, a coniare versi come \u201cm\u2019illumino d\u2019immenso\u201d, oppure \u201cmeriggiare pallido e assorto\u201d, dirci che \u201csi sta come d\u2019autunno sugli alberi le foglie\u201d, ricordare \u201cil rosmarino per i ricordi e le viole per i pensieri\u201d, porre compiutamente i termini della \u201cscommessa su Dio\u201d, raccontare di \u201cessere in preda ad astratti furori\u201d, approfondire la sfera del dubbio sulla responsabilit\u00e0 dello scienziato di fronte all\u2019arma atomica, citare \u201cl\u2019inverno del nostro scontento\u201d e farci sapere che \u201cpure il rovo ebbe le sue piegature di dolcezza, anche il pruno il suo candore\u201d, senza ripescare dalla memoria quello che gi\u00e0 sa di <strong>Giuseppe Ungaretti<\/strong> ed <strong>Eugenio Montale<\/strong>, <strong>William Shakespeare<\/strong>, <strong>Elio Vittorini<\/strong> e <strong>Lucio Piccolo<\/strong>, <strong>Blaise Pascal<\/strong> e i padri della fisica <strong>Niels Bohr<\/strong> e <strong>Werner Karl Heisemberg<\/strong>. E citare quel \u201cmare colore del vino\u201d cos\u00ec definito per indicarne la cupezza e l\u2019oscurit\u00e0 degli abissi.<\/p>\n<p>L\u2019AI sa ripetere poesia e certamente anche accostare versi diversi e simili. Fors\u2019anche avventurosamente inventarne di simili a rime di poemi inesistenti ma plausibili. Sinora per\u00f2 non \u00e8 capace di costruire pensiero originale, sorprendente, innovativo, carico di senso poetico e letterario.<\/p>\n<p>Lo sapr\u00e0 fare in futuro? Il pericolo c\u2019\u00e8. E forse non \u00e8 neanche il pericolo maggiore, anche se tutti sappiamo quanto importanti siano poesia e letteratura nel costruire l\u2019animo umano, definire comportamenti, ispirare grandi scelte culturali e civili che poi hanno una radicale incidenza sui movimenti di massa e i gusti, le inclinazioni e le passioni di milioni di persone (leggere o rileggere \u201cMassa e potere\u201d e \u201cAuto da f\u00e9\u201d di <strong>Elias Canetti<\/strong>, oltre che \u201cI promessi Sposi\u201d di <strong>Alessandro Manzoni<\/strong> e \u201cPsicologia delle masse e analisi dell\u2019Io\u201d di <strong>Sigmund Freud<\/strong> per farsene una pi\u00f9 chiara idea).<\/p>\n<p>I rischi legati all\u2019AI sono allarmanti, sostiene <strong>Dario Amodei,<\/strong> <strong>Ceo di Anthropic<\/strong>, uno dei \u201cpadri\u201d di OpenAI insieme a <strong>Sam Altman<\/strong>, da cui ha \u201cdivorziato\u201d proprio per le preoccupazioni sull\u2019uso distorto di uno strumento cos\u00ec potente e fuori controllo. In un saggio recente, infatti (IlSole24Ore, 28 gennaio), Amodei elenca i rischi (disoccupazione di massa, frodi, controllo dittatoriale sull\u2019opinione pubblica, manipolazioni dei mercati, etc.) e sollecita una \u201cCostituzione\u201d che \u201cfissi principi di sviluppo etico\u201d. Una posizione minoritaria, in un mondo di entusiasti per tutte le opportunit\u00e0 offerte dall\u2019AI soprattutto per la ricerca scientifica e tecnologica e per la produttivit\u00e0 delle imprese pi\u00f9 innovative.<\/p>\n<p>Resta comunque aperto il tema di come capirne sempre meglio il funzionamento e governarne l\u2019evoluzione. E imparare, da parte degli utenti, a interagire.<\/p>\n<p>Un buon esempio viene dall\u2019<strong>Universit\u00e0 Bocconi di Milano<\/strong>, dove il <strong>Rettore Francesco Billari<\/strong> ha appena annunciato l\u2019introduzione di un nuovo corso, di <strong>\u201cScienze Cognitive e comportamento umano\u201d<\/strong> che sar\u00e0 introdotto nel \u201827 e dovr\u00e0 essere seguito da tutti gli studenti bocconiani, per \u201cstudiare, con l\u2019AI, l\u2019intelligenza umana e mettere l\u2019uomo al centro\u201d (QN\/ Il Giorno, 27 gennaio). Aggiunge Billari: \u201cApriremo centri scientifici di ricerca, anche per elaborare criteri di valutazione scientifica di impatto delle politiche sociali e verificare le conseguenze dell\u2019applicazione dell\u2019AI nelle scienze sociali\u201d.<\/p>\n<p>Anche questo, a pensarci bene, \u00e8 una buona applicazione dei consigli di Rodari: costruire \u201cuna buona educazione\u201d e lavorare su parole consapevoli. Ricordando anche la lezione civile di <strong>Robert Putnam<\/strong>: la democrazia richiede deliberazione e interazione diretta tra cittadini, senza la quale \u201clo spazio pubblico si riduce a una comodit\u00e0 tecnologica che ci rende, paradossalmente, pi\u00f9 connessi ma profondamente soli e politicamente inerti\u201d (Paolo Benanti, Il Sole24Ore, 28 gennaio).<\/p>\n<p>L\u2019erosione silenziosa delle istituzioni \u00e8 il rischio che abbiamo davanti. Una AI nutrita con tutto il vocabolario legato alla Costituzione pu\u00f2 essere un\u2019ancora, ancorch\u00e9 fragile, di salvezza.<\/p><p><em>(foto Getty Images)<\/em><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cTutti gli usi della parole a tutti\u2026 Non perch\u00e9 tutti siano artisti, ma perch\u00e9 nessuno sia schiavo\u201d. 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