{"id":106600,"date":"2026-02-11T09:59:49","date_gmt":"2026-02-11T08:59:49","guid":{"rendered":"https:\/\/www.fondazionepirelli.org\/?p=106600"},"modified":"2026-02-11T09:59:49","modified_gmt":"2026-02-11T08:59:49","slug":"le-reazioni-delleuropa-dagli-accordi-mercosur-e-india-alla-proposta-di-draghi-per-un-federalismo-pragmatico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fondazionepirelli.org\/it\/cultura-dimpresa\/blog\/le-reazioni-delleuropa-dagli-accordi-mercosur-e-india-alla-proposta-di-draghi-per-un-federalismo-pragmatico\/","title":{"rendered":"Le reazioni dell\u2019Europa: dagli accordi Mercosur e India alla proposta di Draghi per un \u201cfederalismo pragmatico\u201d"},"content":{"rendered":"<p>\u201cIl vecchio mondo sta morendo. E il mondo nuovo lotta per nascere. E in questo chiaroscuro nascono i mostri\u201d. Questa frase di <strong>Antonio Gramsci<\/strong>, tratta dai \u201cQuaderni dal carcere\u201d fa da epigrafe di uno dei pi\u00f9 bei film degli ultimi anni Settanta del Novecento, il \u201cDon Giovanni \u201c di Wolfgang Mozart, diretto da <strong>Joseph Losey<\/strong> (magnifici il tenore Ruggero Raimondi e la soprano Kiri Te Kanawa, ottima la direzione d\u2019orchestra di Loris Maazel). E quell\u2019epigrafe \u00e8 perfetta, non solo per il film quanto per il riferimento politico pi\u00f9 generale cui rimanda e che, proprio oggi, rivela una straordinaria attualit\u00e0.<\/p>\n<p>Il \u201cnuovo mondo\u201d auspicato da Gramsci gener\u00f2 una Rivoluzione d\u2019Ottobre capace di nutrire grande speranze e ambiziosi sogni di riscatto e di progresso sociale, ma aliment\u00f2 soprattutto a Mosca l\u2019incubo della dittatura sovietica (vale la pena rileggere, tra i tanti, <strong>Vladimir Majakovskij<\/strong> e <strong>Osip Mandel\u2019\u0161tam<\/strong>, oltre che proprio Gramsci, per averne vivide testimonianze).<\/p>\n<p>La citazione di Losey, invece, con un\u2019acrobazia poetica, sposta tempi e aspettative. E pone al centro della scena quella stagione straordinaria che va dall\u2019inizio del Secolo dei Lumi (con gli stimoli della \u201cCivilt\u00e0 della conversazione\u201d, cos\u00ec ben raccontata da <strong>Benedetta Craveri<\/strong>, un mondo connotato da donne volitive, colte e intelligenti) alla Rivoluzione Francese e alla nascita di quell\u2019Europa dei diritti e delle libert\u00e0 che ancora oggi segna la nostra coscienza politica e civile.<\/p>\n<p><strong>Don Giovanni<\/strong>, il protagonista dell\u2019opera di Mozart, \u00e8 un libertino, pi\u00f9 che un libertario o un liberale, un uomo incline al piacere senza timori morali. Ma in quel Settecento, liberalismo, libertinismo, ansie libertarie, passione per le idee nuove e inconsuete convivono in una straordinaria e a tratti insopportabile miscela (guardare attentamente la mostra organizzata su Casanova alla Fondazione Cini a Venezia per averne conferme).<\/p>\n<p>E il modo con cui Don Giovanni apre le porte del palazzo per una sontuosa festa \u00e8 accompagnato da un possente coro ripetuto due volte, \u201cViva la libert\u00e0\u201d, che riguarda tanto le passioni della Ragione e niente affatto la mancanza di scrupoli etici e civili. Mozart, d\u2019altronde, \u00e8 un convinto massone, un liberale. Don Giovanni, privo di scrupoli, finir\u00e0 all\u2019inferno. E \u201cil Mondo nuovo\u201d che versi e musica evocano sar\u00e0 davvero nuovo: le libert\u00e0, i diritti dell\u2019uomo, la ricerca, i prodromi della democrazia, la nostra civilt\u00e0.<\/p>\n<p>Vale la pena ricordarsene, di quel motto gramsciano riletto alla Losey-Mozart, anche per ragionare sulla difficilissima stagione che stiamo vivendo. L\u2019Europa dei saloni scintillanti d\u2019arguzia negli H\u00f4tel Particulier del Marais, con le dispute di Voltaire e Diderot e dei loro amati ospiti napoletani come l\u2019abate Galliani e l\u2019economista <strong>Antonio Genovesi<\/strong>. non segnano pi\u00f9 il tempo delle nuove idee. E le \u201cconversazioni\u201d brillanti e colte, anche nel palazzi del potere di Bruxelles e delle altre capitali europee hanno lasciato il posto alle chiacchiere sciatte del peggior populismo.<\/p>\n<p><em>Adieu<\/em> <em>Europe, <\/em>allora? Tutt\u2019altro. \u00c8 sempre tempo di intonare il coro \u201cViva la Libert\u00e0\u201d. L\u2019Europa liberale ha ancora oggi, nonostante tutto, uno spazio di vita. Una cultura. Un potere. Una Ragione. \u201cContro gli imperi l\u2019Europa \u00e8 sola con la sua libert\u00e0\u201d, nota giustamente <strong>Antonio Scurati<\/strong> su la Repubblica (4 febbraio), definendo la solitudine come un\u2019ottima occasione per fare da \u201cponte tra civilt\u00e0\u201d, memore della lezione culturale e civile di <strong>Peter Burke<\/strong> della \u201cesplosione del sapere\u201d.<\/p>\n<p>Ecco il punto. Dopo la recente stagione intimidita degli insulti all\u2019Europa da parte degli Imperi Usa, Cina e Russia e delle Big Tech (intolleranti di regole, limiti e ragionamenti critici, su cui sapientemente la Ue e la Gran Bretagna si stanno muovendo. Corriere della Sera, 6 febbraio), da qualche tempo a questa parte l\u2019Europa o almeno certi protagonisti della vita di Bruxelles e di alcuni circoli politici di paesi europei hanno deciso di fare mosse sensate, intelligenti, accorte per evitare di continuare a subire aggressioni e insulti.<\/p>\n<p>La firma del <strong>Trattato con il Mercosur<\/strong>, per reciproci consistenti vantaggi economici, per esempio. E poi quello sulle buone relazioni commerciali con l\u2019India, che ha subito spinto Trump a muoversi sulla strada di accordi con New Delhi che fino a ieri negava. E &#8211; piccolo capolavoro politico &#8211; il no netto pronunciato da <strong>Mark Carney<\/strong>, premier del Canada (un politico che Trump e i suoi hanno sempre visto come il fumo negli occhi) contro la doppia opzione proposta dagli Usa sulla Groenlandia: o la compriamo o la invadiamo.<\/p>\n<p><strong>Carney<\/strong> gli ha sventolato sotto il naso un piccolo libro denso di intelligenza e moralit\u00e0, <strong>\u201cIl potere dei senza potere\u201d<\/strong>, un dialogo con <strong>V\u00e0clav Havel<\/strong>, ex intellettuale di punta del dissenso anticomunista e poi saggio presidente della Federazione Cecoslovacca, un ragionamento sapiente sulla forza delle buone idee contro la prepotenza della forza priva di ideali e di valori morali. Trump fa un passo indietro, le buone ragioni della difesa della spazio europeo, facendo leva sulla Groenlandia, restano salde nelle mani della Nato.<\/p>\n<p>Troppo poco per parlare di un\u2019Europa che si riprende d\u2019animo? No. Perch\u00e9 da <strong>Lovanio<\/strong>, in occasione della cerimonia per la laurea Honoris Causa dell\u2019ateneo belga, <strong>Mario Draghi<\/strong> ha rilanciato l\u2019idea di una \u201cfederazione europea: cos\u00ec diventer\u00e0 una potenza\u201d. Infatti \u201cL\u2019ordine globale \u00e8 morto, gli Usa stanno cercando il predominio. Ora serve pragmatismo: avanti con i partner disponibili nei settori dove si pu\u00f2 progredire\u201d (La Stampa, 3 febbraio). \u201cFederalismo pragmatico\u201d, titola IlSole24Ore (3 febbraio); \u201cNuovi equilibri in Europa. L\u2019Italia ora pu\u00f2 contare\u201d, commenta con sagacia <strong>Lucrezia Reichlin<\/strong> sul Corriere della Sera, sottolineando \u201cun cambio di passo a Berlino\u201d (6 febbraio).<\/p>\n<p>Da tempo, Draghi insiste sulla necessit\u00e0 che l\u2019Europa si doti di una sua politica sui temi della sicurezza (e dunque della difesa), delle tecnologie, della ricerca scientifica e dell\u2019innovazione, della politica industriale e della formazione (tutti temi collegati per un\u2019Europa che voglia continuare a difendere i suoi primati industriali e produttivi e dunque anche i suoi valori politici, sociali e civili). Adesso alza la voce. E si prepara a rilanciare nei prossimi giorni il suo programma sulla Competitivit\u00e0 davanti al Consiglio Europeo, insieme ad <strong>Enrico Letta<\/strong> sul mercato comune. E proprio da Letta viene un\u2019importante anticipazione: \u201cLa Ue deve rompere gli schemi con decisioni rapide e cooperazione\u201d (IlSole24Ore, 6 febbraio).<\/p>\n<p>Il tempo dei piccoli passi prudenti, degli staterelli che frenano, dei micronazionalismi forti di paralizzanti diritti di veto (o di vere e proprie complicit\u00e0 con i nemici dell\u2019Europa, come le sintonie tra Orban e Putin) sembra proprio finito. Pena il degrado stesso dell\u2019Europa come colonia o come mercato di consumo da saccheggiare e umiliare a piacimento.<\/p>\n<p>Commenta <strong>Patrizio Bianchi<\/strong> (IlSole24Ore, 5 febbraio): \u201cL\u2019\u201dEuropa deve passare da quest\u2019unione poco pi\u00f9 che confederale a essere una vera federazione che, pur lasciando spazio ai governi nazionali e locali, metta insieme coerentemente le proprie scelte unitarie in materia di politica estera, difesa ed economia, uscendo dalla duplice trappola dell\u2019unanimismo interno e della sottomissione negli Usa\u201d.<\/p>\n<p>Si pu\u00f2 fare? Con difficolt\u00e0. Ma si pu\u00f2 fare. Anche l\u2019Euro, se ce ne ricordiamo bene, nacque per volont\u00e0 di un piccolo gruppo di paesi, una dozzina (e l\u2019Italia fece giustamente di tutto per essere in prima linea). Gli altri seguirono. E la moneta unica \u00e8 stata uno dei pi\u00f9 grandi successi di politica (non solo di politica monetaria), che la storia contemporanea ricordi.<\/p>\n<p>Il rapporto con gli Usa resta naturalmente fondamentale. Cos\u00ec come il dialogo con la Cina. E un sistema di buone relazioni multilaterali con l\u2019America Latina, i Paesi del Golfo, l\u2019Africa e, perch\u00e9 no? la Russia una volta che sar\u00e0 stata capace di uscire dall\u2019inferno ucraino in cui si \u00e8 cacciata,. L\u2019obiettivo \u00e8 evidente: una politica estera, una politica della sicurezza, una politica economica e commerciale dell\u2019Europa. Partendo da chi ci sta.<\/p>\n<p>La lezione di Draghi e Letta \u00e8 chiara (cos\u00ec com\u2019era chiaro il federalismo europeo del <strong>Manifesto di Ventotene<\/strong> scritto da <strong>Eugenio Colorni<\/strong>, <strong>Altiero Spinelli<\/strong> ed <strong>Ernesto Rossi<\/strong> e sostenuto dalle \u201cmadri dell\u2019Europa\u201d <strong>Ursula Hirshmann<\/strong> e <strong>Ada Rossi<\/strong>, oltre che da <strong>Simone Weil<\/strong> e <strong>Hannah Arendt<\/strong>).<\/p>\n<p>Federalismo pragmatico e ambiziosa intelligenza politica. Di certo, non si pu\u00f2 restare imprigionati tra mondo vecchio e mondo nuovo. Perch\u00e9 l\u00ec, davvero, tra ombre, miserie politiche e paure, cresce il sonno della ragione e genera mostri.<\/p><p><em>(foto Getty Images)<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cIl vecchio mondo sta morendo. E il mondo nuovo lotta per nascere. E in questo chiaroscuro nascono i mostri\u201d. 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