{"id":106671,"date":"2026-02-24T11:50:59","date_gmt":"2026-02-24T10:50:59","guid":{"rendered":"https:\/\/www.fondazionepirelli.org\/?p=106671"},"modified":"2026-02-24T11:51:22","modified_gmt":"2026-02-24T10:51:22","slug":"e-il-vecchio-buffett-riapre-i-giochi-della-grande-informazione-di-qualita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fondazionepirelli.org\/it\/cultura-dimpresa\/e-il-vecchio-buffett-riapre-i-giochi-della-grande-informazione-di-qualita\/","title":{"rendered":"E il vecchio Buffett riapre i giochi della grande informazione di qualit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>\u201cLo senti questo rumore? \u00c8 la stampa, bellezza. La stampa. E tu non puoi farci niente\u201d. \u00c8 la scena finale di un film, <strong>\u201cL\u2019ultima minaccia\u201d<\/strong>, che dai primi anni Cinquanta commuove generazioni di spettatori e soprattutto di giovani e vecchi giornalisti. Il direttore di un giornale popolare, \u201cThe Day\u201d, Ed Hutcheson, interpretato da un serissimo Humphrey Bogart con un lampo d\u2019ironia negli occhi, avvicina la cornetta del telefono alla grande rotativa che va stampando fragorosamente una copia dopo l\u2019altra. E risponde cos\u00ec, poche parole, un gesto appena, alle minacce del boss della citt\u00e0 finalmente smascherato per i suoi delitti. \u201cL\u2019ultima minaccia\u201d\u00a0 (appunto\u00a0 il titolo del film) non ha effetto. Vincono i buoni, cio\u00e8 i giornalisti, perdono i cattivi, i gangster. Non sempre andr\u00e0 cos\u00ec. Ma <strong>Hollywood<\/strong> ha saputo nel tempo costruire con intelligenza quella retorica che ha fatto del giornalismo una delle caratteristiche positive dell\u2019America pronta \u201calla difesa della verit\u00e0\u201d, una cineteca preziosa, da \u201cTutti gli uomini del Presidente \u201c a \u201cQuarto potere\u201d e a \u201cPrima pagina\u201d, da \u201cThe Post\u201d a \u201cIl caso Spotlight\u201d, da \u201cShe Said\u201d a \u201cFrost\/Nixon\u201d e a una miriade di <em>noir <\/em>e di<em> action movie <\/em>in cui giornaliste e giornalisti non se la cavano poi cos\u00ec male.<\/p>\n<p>Adesso, dopo anni di crisi, torna d\u2019attualit\u00e0 il <strong>grande giornalismo americano<\/strong>, quello della carta stampata? A segnalare una possibile svolta di tendenza arriva una sorprendente mossa di <strong>Warren Buffett<\/strong>, grande e sapiente attore della pi\u00f9 lungimirante finanza americana, 95 anni, un vero grande protagonista di Wall Street: taglia i suoi investimenti su Amazon, Apple e Bank of America e decide di puntare 353 milioni di dollari per comprare 5.1 milioni di azioni di New York Times.<\/p>\n<p>Buffett ha appena ceduto la guida operativa della \u201csua\u201d Berkshire Hathaway. Ma \u00e8 probabile che il suo prossimo futuro sia ancora quello di grande scopritore di nuove tendenze della finanza e del mondo degli affari.<\/p>\n<p>Che c\u2019entrano i giornali di carta? I conti del <strong>New York Times<\/strong> sono positivi, tra copie di carta vendute, abbonamenti digitali (soprattutto ai giochi digitali e alle ricette di cucina) ma anche vari servizi editoriali, non solo nell\u2019area tradizionale della grande New York ma un po\u2019 in tutti gli Usa e in parecchie altre aree del mondo.<\/p>\n<p>Di certo la digitalizzazione ha aperto nuove possibilit\u00e0, sia di contenuti, sia di straordinarie opportunit\u00e0 di diffusione editoriale e sia dunque di business in aree altrimenti\u00a0 irraggiungibili da un giornale abituato ad avere una solida base di diffusione provinciale, sia nelle metropoli che nelle piccole citt\u00e0 di provincia affezionatissime al quotidiano locale.<\/p>\n<p>Ma ha anche posto un problema pi\u00f9 generale rispetto alla societ\u00e0 civile, culturale e politica americana. Che si pu\u00f2 riassumere cos\u00ec: una <strong>democrazia<\/strong> senza buona qualit\u00e0 dell\u2019informazione \u00e8 ancora una solida, sana democrazia? Rieccolo, il primato della carta: parole, scritte, che restano, da leggere, capire, rimeditare, digerire, usare per fare nascere altre parole. Un grande discorso pubblico, insomma. Tutto costruito sui giornali.<\/p>\n<p>A parte la memoria della vecchia battuta di <strong>Thomas Jefferson<\/strong>, terzo presidente degli Usa (preferirei vivere in un Paese senza governo che in un paese senza giornali), cresce infatti in parecchi settori dell\u2019opinione pubblica americana la preoccupazione rispetto a una crescita della concentrazione del potere dell\u2019informazione da parte di organi di governo e di grandi attori dell\u2019economia, della tecnologia e della finanza senza un efficace sistema di check and balances che compensi l\u2019asimmetria informativa della gran massa informata poco, frettolosamente e male dai \u201csocial media\u201d e dalla Tv e i grandi detentori delle informazioni economiche, politiche e finanziarie pi\u00f9 delicate del mondo rispetto alle Big Tech.<\/p>\n<p>Le <strong>Big Tech<\/strong> hanno infatti una forza straordinaria, nella velocit\u00e0 di diffusione e di controllo, nella quantit\u00e0 di notizie messe in giro ma senza adeguato controllo dell\u2019attendibilit\u00e0 e della verit\u00e0. E quella loro forza di diffusione non garantisce affatto qualit\u00e0 e veridicit\u00e0 dell&#8217;informazione. Ha poco a che fare con la vera informazione. E dunque con la democrazia.<\/p>\n<p>In tempi di \u201cfattoidi\u201d spacciati pi\u00f9 o meno in buona fede per fatti, post truth (tutto il contrario dell\u2019orientamento alla verit\u00e0), fake news e Artificial Intelligence che crea i fatti stessi e contribuisce, con simil-verit\u00e0, alle guerre in corso, incidendo sulla conoscenza popolare e sugli stessi orientamenti della democrazia, \u00e8 proprio la <strong>qualit\u00e0 dell\u2019informazione<\/strong>, la sua attendibilit\u00e0 e la sua autonomia. a fare da fattore centrale per poter parlare di democrazia, verit\u00e0, giudizio ponderato sugli atti delle\u00a0pubbliche\u00a0 amministrazioni, formazione critica del \u201cdiscorso pubblico\u201d (cos\u00ec caro a <strong>Habermas<\/strong> come fondamento della vita civile e democratica).<\/p>\n<p>Quando nel 2013 <strong>Jack Bezos<\/strong>, il proprietario di Amazon, aveva comperato il <strong>Washington Post<\/strong> e sotto la testata aveva fatto scrivere il cartiglio \u201cDemocracy dies in darkness\u201d, molti lettori si erano sentiti rassicurati: combattere la \u201cdarkness\u201d (l\u2019oscurit\u00e0 che copre fatti e misfatti dei poteri) significa garantire ogni giorno, almeno programmaticamente, la qualit\u00e0 dell\u2019informazione e quindi la trasparenza e il controllo degli atti della pubblica amministrazione.<\/p>\n<p>Le cose per\u00f2 adesso non sembrano andare proprio cos\u00ec. Amazon si \u00e8 mostrata, come le altre Big Tech, sempre pi\u00f9 sensibile alle sollecitazioni della Casa Bianca. E giusto pochi giorni fa The Washington Post ha tagliato 300 degli 800 giornalisti della redazione (quasi un terzo, insomma), preoccupando fortemente gli ambienti informativi. Meno giornalisti, minore informazione, minore accuratezza e qualit\u00e0?<\/p>\n<p>Benvenuto\u00a0positivamente, allora, il ritorno alla carta, e ai buoni vecchi giornali, allora, se questa \u00e8 la direzione indicata da Buffett?<\/p>\n<p>Le macchine informative sono diventate sempre pi\u00f9 complesse. E la questione non si pu\u00f2 ridurre solo alla carta. Bisogna tornare a ragionare sulla qualit\u00e0 dell\u2019informazione, qualunque siano i <em>device<\/em>, al sostegno per le aziende editoriali (che piace poco al governo Meloni), alle condizioni generali che garantiscano ai cittadini lettori informazioni e reali scambi di idee: quotidiani magari arricchiti da newsletter settimanali specializzate, analisi approfondite, rubriche, indicazioni audio e video, servizi, dati, tutto un mondo in cui le qualit\u00e0 siano due: <strong>autorevolezza e autonomia<\/strong> (anche i giochini e le ricette di cucina hanno una loro qualit\u00e0, che \u00e8 proprio il marchio del giornale a garantire).<\/p>\n<p>Lo ha raccontato, d\u2019altronde, nei giorni scorsi, proprio <strong>Alessandra Gallori<\/strong>, editor in chief (direttrice, cio\u00e8) dell\u2019agenzia di stampa inglese <strong>Reuters<\/strong>, una delle prime del mondo, a Il Sole24Ore: \u201cVogliamo raccontare la storia senza rinunciare alla moralit\u00e0\u201d (28 gennaio): la moralit\u00e0 della storia, la veridicit\u00e0 della cronaca, l\u2019attendibilit\u00e0 dei fatti. la buona informazione, no?<\/p>\n<p>Si pu\u00f2 ancora fare, nonostante tutto. Anche in Italia, dove gruppi editoriali e finanziari che puntano alla buona informazione (la Nem in Veneto, il gruppo Del Vecchio per il\u00a0 Quotidiano nazionale \/Il Resto del Carlino, La Nazione e Il Giorno e il gruppo editoriale internazionale di origini greche Kyriakou che guarda con interesse a \u201cla Repubblica\u201d, parlando tutti, ognuno a suo modo, di qualit\u00e0 dell\u2019informazione, servizi per i cittadini, uso accorto delle nuove tecnologie. Una\u00a0 situazione in movimento. Da guardare con grande interesse ed attenzione.<\/p>\n<p>Anni fa, nel 2007, <strong>Vittorio Sabadin<\/strong>, ottimo giornalista e grande esperto di temi dell\u2019informazione, pubblic\u00f2 un libro (Donzelli, 2007) in cui dava conto del futuro dei giornali di carta e di una sorta di\u00a0 profezia, elaborata dallo studioso dei media Philip Meyer nel suo libro <strong>\u201cThe vanishing newspaper\u201d<\/strong> in cui prevedeva che nel primo trimestre del 2043 si sarebbe venduta nell\u2019ultima edicola di New York, l\u2019ultima copia del New York Times. Non \u00e8 successo.<\/p>\n<p>Oggi, semmai, seguendo le mosse di un anziano guru della finanza di 95 anni, sappiamo che le cose potrebbero anche non andare proprio cos\u00ec. E la mia piccola nipote Iolanda potr\u00e0 cominciare la sua domenica mattina seduta sul divano sotto una confortevole coperta, sfogliando la sua copia nel New York Times. Mi sentirei molto pi\u00f9 tranquillo. Per lei. I suoi amici. E un po&#8217; anche per noi.<\/p><p><em>(foto Getty Images)<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cLo senti questo rumore? \u00c8 la stampa, bellezza. La stampa. E tu non puoi farci niente\u201d. \u00c8 la scena finale di un film, \u201cL\u2019ultima minaccia\u201d, che dai primi anni Cinquanta commuove generazioni di spettatori e soprattutto di giovani e vecchi giornalisti. 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