{"id":108908,"date":"2026-07-14T10:13:17","date_gmt":"2026-07-14T09:13:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.fondazionepirelli.org\/?p=108908"},"modified":"2026-07-14T10:13:17","modified_gmt":"2026-07-14T09:13:17","slug":"il-buon-esempio-della-megalopoli-padana-originale-sintesi-high-tech-dindustria-e-cultura","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fondazionepirelli.org\/it\/cultura-dimpresa\/blog\/il-buon-esempio-della-megalopoli-padana-originale-sintesi-high-tech-dindustria-e-cultura\/","title":{"rendered":"Il buon esempio della \u201cmegalopoli padana\u201d, originale sintesi high tech d\u2019industria e cultura"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 il tempo delle megalopoli, dicono urbanisti e geografi, raccontando come oramai il 45% della popolazione del mondo viva nelle citt\u00e0 e che le <em>megacities<\/em> sono in costante espansione: immense aree urbanizzate, <strong>sistemi territoriali interconnessi<\/strong> che ospitano decine di milioni di abitanti e vivono un\u2019intensa, continua, nevrotica e contrastata fusione di attivit\u00e0 fisiche ed economiche. Gigantesche concentrazioni di iniziative, imprese, idee, ricchezze, movimenti. E altrettanto giganteschi problemi sociali, economici e ambientali.<\/p>\n<p>Megalopoli, metropoli, megacitt\u00e0, a seconda delle dimensioni e degli abitanti. Spazi in cui si concentra la vita politica, economica, culturale e sociale. <strong>\u201cUna citt\u00e0 infinita\u201d<\/strong>, per usare la pi\u00f9 poetica definizione di <strong>Aldo Bonomi<\/strong>, sociologo attento ai dati e creativo con le parole. I numeri ci diranno, tra poco, le dimensioni del fenomeno. Ma, prima di tutto, oltre che all\u2019Asia e agli Usa (sono l\u00ec, gran parte delle megalopoli maggiori), vale la pena dare uno sguardo all\u2019Italia, dove da qualche tempo \u00e8 cominciato un interessante dibattito sul futuro, i problemi e le opportunit\u00e0 di un\u2019area speciale, il Nord del sistema Paese. E in cui la \u201cquestione industriale\u201d (il grande cambiamento tecnologico e produttivo che va avanti velocemente, fra crisi e nuove opportunit\u00e0) si intreccia con le questioni sociali (la crescita dei divari tra ricchezze e qualit\u00e0 della vita, conoscenze e opportunit\u00e0) e le crescenti difficolt\u00e0 politiche e amministrative nel governo di aree quanto mai complesse.<\/p>\n<p>Una nuova, difficile, inedita <strong>\u201cquestione settentrionale\u201d<\/strong>, proprio nel cuore della \u201cquestione europea\u201d, dai cui esiti dipende il futuro di sistemi in cui siamo abituati a vivere, tra democrazia, lavoro, welfare, valori civili e patrimoni culturali.<\/p>\n<p>Guardiamo alla geografia dei luoghi e a quella economica, allora. A quella che potremmo chiamare la <strong>megalopoli padana<\/strong>, dalle Alpi piemontesi ai confini orientali verso i Balcani, o anche la <strong>macro-regione A1-A4<\/strong> (dal nome delle autostrade che l\u2019attraversano). Un grande rettangolo di intraprendenza e cultura, proprio nel cuore dell\u2019Europa e con due grandi \u201cvie d\u2019acqua\u201d che attraverso i porti di Genova e di Trieste (e una miriade di porti minori) \u00e8 ben inserito nelle relazioni mediterranee, verso l\u2019Africa e l\u2019Asia, innanzitutto. Relazioni ritornate peraltro centrali dopo le recenti evoluzioni geopolitiche e geoeconomiche e gli squilibri commerciali che hanno modificato mercati, catene del valore e ragioni di scambio.<\/p>\n<p>Cosa dicono i numeri, secondo le elaborazioni del <strong>Centro Studi Assolombarda<\/strong> su <strong>dati Istat<\/strong>? Le aree della \u201cmegalopoli padana\u201d riguardano <strong>otto regioni<\/strong> (Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Piemonte, Liguria, Trentino-Alto Adige, Friuli Venezia Giulia e Valle d\u2019Aosta). Producono il <strong>59% del Pil nazionale<\/strong> (in testa la Lombardia, con il 23%), pur avendo il <strong>49% della popolazione<\/strong>, poco pi\u00f9 di 28 milioni di persone. Hanno una <strong>superficie pari al 44% dell\u2019intero Paese<\/strong> e ospitano <strong>2milioni 600 imprese<\/strong>, di cui 224.315 \u201cunit\u00e0 locali di manifattura\u201d e cio\u00e8 il 56,2% di tutta l\u2019industria italiana, con <strong>10milioni 765mila addetti<\/strong>, di cui 2milioni 623mila operai e tecnici industriali.<\/p>\n<p>Eccola, in gran parte \u201cnordista\u201d, l\u2019Italia ancora vitale delle fabbriche, delle tecnologie, dell\u2019innovazione e quindi del futuro. L\u2019Italia che esporta (il 67,9% di tutto il nostro export, un quarto nella sola Lombardia), soprattutto nei settori a maggior valore aggiunto: meccanica, meccatronica, robotica, avionica, cantieristica navale, chimica, farmaceutica, gomma, oltre ai tradizionali abbigliamento, arredamento e agroalimentare. L\u2019Italia high tech, legata ai centri di ricerca e alle universit\u00e0 e gi\u00e0 impegnata a utilizzare al meglio le opportunit\u00e0 dell\u2019AI (Artificial Intelligence). Milano metropoli ne \u00e8 il baricentro, soprattutto per la forza del suo sistema di servizi (a cominciare dalla finanza) ma non la capitale n\u00e9 un \u201cmodello\u201d onnivoro.<\/p>\n<p>Proprio in queste aree si investe il 75,5% di tutta la spesa nazionale privata per \u201cricerca e sviluppo\u201d, il 62,8% di tutti gli stanziamenti R&amp;D pubblici e privati (quelli privati sono i due terzi dell\u2019intero ammontare). E qui si registra l\u201980,3% dei brevetti, soprattutto in Lombardia (28,4%) ed Emilia Romagna (21,4%).<\/p>\n<p>Ecco i numeri, dunque, che connotano una delle aree pi\u00f9 produttive d\u00ecEuropa, la leva reale per un futuro europeo e mediterraneo dell\u2019Italia. Perch\u00e9 in quelle imprese ci sono tutti gli elementi fondamentali che riguardano l\u2019innovazione, la produttivit\u00e0 e la competitivit\u00e0, quello speciale <strong>\u201cumanesimo industriale\u201d<\/strong>, sintesi dei saperi umanistici e delle conoscenze scientifiche, della bellezza come equilibro e misura e dell\u2019innovazione come sviluppo della scienza in tecnologie, che\u00a0 ci garantisce di essere ancora il secondo paese industriale europeo dopo la Germania e tra i primi quattro paesi esportatori al mondo per valore aggiunto.<\/p>\n<p>La \u201cmegalopoli padana\u201d \u00e8 dunque un grande rettangolo produttivo. Ma non solo. \u00c8 esempio originalissimo, semmai, di un <strong>grande spazio urbano di connessioni e relazioni<\/strong>, un <strong>territorio denso di industria e cultura,<\/strong> <strong>grandi citt\u00e0<\/strong> (Milano metropoli, Torino, Genova, Bologna), <strong>citt\u00e0 medie attivissime e ricche<\/strong> (Parma, Modena, la \u201cMotor Valley, Vicenza e Padova\u2026), borghi e campagne. Con <strong>una ventina di universit\u00e0<\/strong>, alcune delle quali tra le migliori d\u2019Europa e con il Politecnico di Milano tra le cento migliori al mondo. Teatri. Musei (anche musei e archivi storici d\u2019impresa, strutture indispensabili non solo per ricostruire l\u2019avventura dell\u2019innovazione nell\u2019industria italiana ma anche per marcare la qualit\u00e0 storicamente radicata della nostra competitivit\u00e0.). E ancora: accademie artistiche e laboratori scientifici, centri studi economici e istituzioni sanitarie d\u2019avanguardia. E <strong>Leonardo<\/strong>, una delle migliori strutture d\u2019Europa per l\u2019AI.<\/p>\n<p>E ancora, l\u2019<strong>universtit\u00e0 di Pollenzo<\/strong> degli studi di scienze gastronomiche, fondata da Carlin Petrini, un tempio dell\u2019eccellenza della cucina italiana. La<strong> Triennale di Milano<\/strong> e la <strong>Biennale di Venezia<\/strong>. E <strong>giornali e tv<\/strong>, <strong>case editrici<\/strong> e <strong>festival cinematografici, letterari e culturali<\/strong> dove si ritrovano decine di migliaia di persone (Mantova e Pordenonelegge, il Salone del libro a Torino e il Festival dell\u2019economia a Trento, per dire solo dei maggiori). Un <strong>continuum originalissimo<\/strong>, una delle maggiori leve di quella identit\u00e0 italiana intessuta di intraprendenza e conoscenza.<\/p>\n<p>Le megalopoli nel mondo (Giakarta, Dacca, Tokyo, New Delhi, Shanghai, Citt\u00e0 del Messico, San Paolo, New York, Il Cairo, Mumbai) crescono soprattutto in altezza (distese di grattacieli).<\/p>\n<p>La megalopoli padana \u00e8<strong> orizzontale<\/strong>, ricca di diversit\u00e0, di ambienti e di condizioni sociali, con una serie di legami tra provincia e citt\u00e0, \u201ctra la via Emilia e il West\u201d, come cantava con una straordinaria metafora poetica Francesco Guccini. Uno spazio creativo.<\/p>\n<p>Ecco, questo spazio con una identit\u00e0 complessa, aperta, mobile, variabile (\u201cL\u2019identit\u00e0 sta nelle relazioni\u201d, ci ha insegnato Emmanuel L\u00e9vinas) merita un\u2019attenzione particolare, pi\u00f9 intensa, competente, capace di guardare in profondit\u00e0 i processi economici e sociali pi\u00f9 di quanto non sia successo sino a ora.<\/p>\n<p>L\u2019Italia cresce poco. \u201cNon \u00e8 povera ma improduttiva\u201d, commenta Mauro Magatti (Corriere della Sera, 12 luglio). Il debito pubblico \u00e8 in parte riequilibrato dal basso debito privato. Ma \u201cla prosperit\u00e0 privata non si traduce in prosperit\u00e0 pubblica. Mentre una parte significativa della popolazione accumula e consolida la propria posizione economica, il sistema nel suo insieme si impoverisce in termini di servizi, infrastrutture, investimenti, innovazione e capacit\u00e0 di crescita\u201d. Una prosperit\u00e0 privata, un risparmio che, attraverso leve fiscali di favore, va orientato vero le imprese private e la loro crescita.<\/p>\n<p>L\u2019unico motore funzionante \u00e8, appunto, quello industriale. E anch\u2019esso perde colpi, sotto il peso dei radicali e stravolgenti cambiamenti provocati dalle crisi geopolitiche in corso e dal crescente costo dell\u2019energia. Ci sono interi settori industriali che ne avvertono i contraccolpi negativi. L\u2019auto, per esempio e dunque parzialmente tutto il mondo automotive, la componentistica in cui l\u2019industria italiana ha posizioni eccellenti. Gli elettrodomestici. L\u2019acciaio.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 serve una <strong>politica industriale europea<\/strong> che riguardi naturalmente anche l\u2019Italia. E un robusto piano di investimenti pubblici in ricerca, innovazione, formazione, produttivit\u00e0. Ci\u00f2 che \u00e8 stato fatto con il Pnrr non \u00e8 sufficiente.<\/p>\n<p>Un piano urgente per rilanciare l\u2019industria, chiede Confindustria, a cominciare dall\u2019energia. E i cinque assessori allo sviluppo di altrettante regioni del Nord (Guido Guidesi per la Lombardia, Massimo Bitonci del Veneto, Vincenzo Colla per l\u2019Emilia, Andrea Tronzano per il Piemonte e Alessio Piana per la Liguria (quattro di centro destra, uno di centro sinistra) hanno istituito gi\u00e0 da mesi un gruppo di lavoro comune per chiedere alle autorit\u00e0 di Bruxelles una serie di iniziative per l\u2019industria del nord, sui temi dell\u2019energia, della mano d\u2019opera qualificata che non si trova, della semplificazione burocratica.<\/p>\n<p>Non \u00e8 la riproposizione del vecchio separatismo del Nord di sapore leghista, una iniziativa che sa di secessione e frattura tra le \u201cdue Italie\u201d. Semmai, \u00e8 la consapevolezza delle regioni pi\u00f9 industrializzate che se si ferma la \u201clocomotiva settentrionale\u201d si ferma l\u2019intero paese (pure le filiere produttive di automotive, componentistica, meccatronica, avionica, fiorenti nel Mezzogiorno ne dipendono).<\/p>\n<p>Anche la <strong>Conferenza delle Regioni<\/strong>, tutte d\u2019accordo, ha preparato per il governo <strong>\u201cun piano speciale per l\u2019industria del Nord\u201d<\/strong>. Per ricordare forza, solidit\u00e0 e valore europeo della megalopoli padana di cui abbiamo parlato. Si chiedono non bonus o sussidi di settore, ma una vera e propria politica industriale: innovazione, formazione, competitivit\u00e0, lavoro.<\/p>\n<p>Il made in Italy su cui costruire il futuro delle nuove generazioni non \u00e8 il \u201ctipico e caratteristico\u201d per cui siamo conosciuti nel mondo, ma la produttivit\u00e0 dei nostri settori pi\u00f9 innovativi, una vera <strong>cultura industriale nei settori d\u2019avanguardia<\/strong> (si torna all\u2019AI, dunque).<\/p>\n<p>Di questa politica fanno parte leggi, investimenti, semplificazioni burocratiche. Conoscenza. E un\u2019attenzione particolare alla <strong>comunicazione<\/strong>.<\/p>\n<p>Passare dal \u201csaper fare al \u201cfare sapere\u201d, sostiene Confindustria, con l\u2019impegno del Gruppo che si occupa di cultura d\u2019impresa.<\/p>\n<p>Costruire un nuovo e migliore racconto delle caratteristiche produttive e culturali della \u201cmegalopoli padana\u201d. E della sua industria.<\/p>\n<p>Ci vorrebbe un\u2019opera d\u2019arte, come le mappe di Alighieri Boetti. Un viaggio, fotografico, nei luoghi della produzione high tech. Un film (i festival del cinema d\u2019impresa si vanno diffondendo: esemplare quello di Roma). Un\u2019opera teatrale (un paio ci sono gi\u00e0: \u201cSettimo, la fabbrica e il lavoro\u201d, regia di Serena Sinigaglia al Piccolo Teatro ). E, perch\u00e9 no? una musica (come \u201cil Canto della fabbrica\u201d scritto su iniziativa della Fondazione Pirelli da Francesco Fiore e interpretato dall\u2019Orchestra da Camera Italiana diretta da Salvatore Accardo per raccontare i ritmi della fabbrica digitale Pirelli di Settimo Torinese, progettata da Renzo Piano).<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 una relazione stretta, tra industria e cultura. Una solida <strong>cultura politecnica<\/strong>. Anche perch\u00e9 \u201cindustria <strong>\u00e8 <\/strong>cultura\u201d, scientifica e tecnologica, umanistica ed economica, Imprenditoriale e sociale.<\/p>\n<p>La megalopoli padana, il grande rettangolo produttivo del Nord, ne ha tutti gli strumenti.<\/p><p><em>(foto Getty Images)<\/em><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 il tempo delle megalopoli, dicono urbanisti e geografi, raccontando come oramai il 45% della popolazione del mondo viva nelle citt\u00e0 e che le megacities sono in costante espansione: immense aree urbanizzate, sistemi territoriali interconnessi che ospitano decine di milioni di abitanti e vivono un\u2019intensa, continua, nevrotica e contrastata fusione di attivit\u00e0 fisiche ed economiche. 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