{"id":50179,"date":"2014-04-07T00:00:00","date_gmt":"2014-04-07T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.fondazionepirelli.org\/fondazione-pirelli\/cambiare-passo-e-riconsiderare-il-tempo-senza-frenesie-per-costruire-lo-sviluppo\/"},"modified":"2019-05-21T07:58:05","modified_gmt":"2019-05-21T07:58:05","slug":"cambiare-passo-e-riconsiderare-il-tempo-senza-frenesie-per-costruire-lo-sviluppo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fondazionepirelli.org\/it\/cultura-dimpresa\/cambiare-passo-e-riconsiderare-il-tempo-senza-frenesie-per-costruire-lo-sviluppo\/","title":{"rendered":"Cambiare passo e riconsiderare il tempo senza frenesie per costruire  lo sviluppo"},"content":{"rendered":"<p>\u201c<strong>Cambiare passo<\/strong>\u201d, intima <strong>Arianna Huffington<\/strong>, nel suo nuovo libro (edito in Italia da Rizzoli) e spiega: \u201cRitmi di lavoro insostenibili, connessione 24 ore su 24, stress. Il modello attuale di successo non funziona\u201d. Lei, che proprio il successo ha voluto fortemente, costruito con intelligenza e fatica e poi infine raggiunto, con tanto di popolarit\u00e0 e ricchezza, adesso fa mostra di capacit\u00e0 critica, \u201coltre il denaro e il potere\u201d. Va ascoltata attentamente. Cos\u00ec come le altre voci che ci consigliano di riconsiderare le categorie del tempo che ci hanno accompagnati in questi anni frenetici di globalizzazione, rivoluzione digitale, boom finanziario. \u201cOggi si va di fretta, c\u2019\u00e8 bisogno di emozioni rapide\u201d, commenta con malinconia Roberto Vecchioni, cantautore e scrittore sensibile alle relazioni, anche amorose, tra le persone, i luoghi (Milano, innanzitutto), gli ambienti sociali. C\u2019\u00e8 dunque un <strong>tempo da cambiare<\/strong>. Anche per evitare di essere sempre pi\u00f9 \u201cOverwhelmed\u201d, come recita l\u2019efficace titolo del libro di <strong>Brigid Schulte<\/strong>, una giornalista del \u201cWashington Post\u201d, pubblicato da Sarah Crichton Books, con un sottotitolo ben esplicativo: \u201cWork, Love and Play When No One Has the Time\u201d. Bisogna smetterla, insomma di essere \u201ctroppo indaffarati\u201d, sopraffatti dagli impegni della vita, senza un attimo di sosta, di silenzio, di riflessione. Una vita dominata dall\u2019\u201dhorror vacui\u201d, da un\u2019agenda in cui, implacabili e nevrotici, si allineano uno dopo l\u2019altro impegni, appuntamenti, riunioni, viaggi, scadenze. Una vita da modificare e riequilibrare, dando retta anche alla saggezza della lezione che viene proprio dal mondo femminile, in cui si discute sulle relazioni tra lavoro e vita personale (i blog della \u201c27\u00b0 Ora\u201d sul \u201cCorriere della Sera\u201d, sotto la guida sapiente di Barbara Stefanelli, offrono riflessioni e indicazioni di estremo interesse).<\/p>\n<p><strong>Ripensare il tempo<\/strong>. Nell\u2019economia. E soprattutto nella vita. Gli anni Ottanta e Novanta, con la loro follia finanziaria, sono stati dominati dal \u201ctutto e subito\u201d, dall\u2019ossessione dei rendimenti finanziari frettolosi, dai giudizi sulle imprese e sugli investimenti scanditi dagli orari delle Borse mondiali e dai \u201cquaterly\u201d, le analisi trimestrali care ad analisti impazienti (e a detentori di stock options misurate e pagate in base all\u2019andamento dei titoli delle imprese da loro amministrate in Borsa). Mai un pensiero lungo. Mai una strategia di respiro. Sino alla Grande Crisi da nevrosi e squilibri. Adesso che finalmente, dopo l\u2019illusione finanziaria, si torna a parlare di \u201ceconomia reale\u201d, \u201cmanifacturing reinassance\u201d, \u201cproduzione intelligente\u201d, industria e \u201cnuove fabbriche\u201d, si ragiona e si lavora per ridefinire anche i codici temporali. \u201cCambiare passo\u201d alla Huffington, appunto. Benvenuta, Arianna.<\/p>\n<p>Il ragionamento va naturalmente ampliato. \u201c<strong>Modernizzare stanca<\/strong>\u201d, ci aveva ammonito, gi\u00e0 nel 2001, un acuto filosofo, <strong>Franco Cassano<\/strong>, spiegandoci come siano relative le espressioni \u201cperdere tempo\u201d e \u201cguadagnare tempo\u201d, come cio\u00e8 i fondamentalismi della modernizzazione (la fretta come filosofia di vita, la produttivit\u00e0 come valore e non come strumento o misura, etc.) possano essere fuorvianti rispetto agli obiettivi di una crescita economica equilibrata, di un\u2019impresa o di un sistema Paese. Aveva ragione, anche se \u201cvox clamans in deserto\u201d o quasi. Mentre la maggior parte del pensiero economico e delle culture manageriali di gestione andavano verso il disastro del 2007-2008, in alcuni ambienti hanno per fortuna cominciato a diffondersi altre culture d\u2019impresa, attente al capitale umano e al capitale sociale, sensibili alla lezione del premio Nobel Gary Becker, all\u2019etica degli affari, alla salvaguardia ambientale come guida per gli insediamenti produttivi, ai valori che determinano la \u201cnuova\u201d ricchezza d\u2019un luogo, d\u2019una nazione, di un\u2019area ampia, d\u2019un continente. In sintesi, alla \u201csostenibilit\u00e0\u201d.<\/p>\n<p>Rieccoci al tempo. Perch\u00e9 la \u201csostenibilit\u00e0\u201d ha una doppia accezione: uno sviluppo equilibrato, tanto da poter essere \u201csostenuto\u201d ambientalmente e socialmente da un territorio, ma anche uno sviluppo in grado di durare, nel corso del tempo. Uno sviluppo n\u00e9 corrivo n\u00e9 rapace. Per raggiungere quell\u2019obiettivo, ci vogliono migliori attitudini imprenditoriali e umane, un pensiero speculativo e non pi\u00f9 un pensiero sbrigativamente produttivo.<\/p>\n<p>La <strong>creativit\u00e0<\/strong>, molla dell\u2019innovazione, ha bisogno di un pensiero che sia libero di vagare, prima di approdare alla concretezza di un risultato. La ricerca, come ha insegnato Karl Popper, ha bisogno di un tempo perch\u00e9 un certo risultato possa essere \u201cfalsificato\u201d, sottoposto cio\u00e8 alla confutazione e alla prova dell\u2019errore. Il pensiero deve andare per sue strade originali, \u201claterali\u201d, per scoprire dimensioni che poi si traducano, in azienda, in serialit\u00e0 di prodotti e servizi ed essere comunque pronto a innovare ancora. Anni fa, un sociologo appassionato all\u2019originalit\u00e0, Domenico De Masi, aveva varato una bella espressione: \u00a0\u201cl\u2019ozio creativo\u201d. Un\u2019idea ancora e sempre d\u2019attualit\u00e0. L\u2019ozio \u00e8 tutt\u2019altro che un vizio, ma un\u2019attitudine a dare a ogni cosa il suo tempo, compresa l\u2019assenza di ogni cosa, il vuoto d\u2019ogni occupazione, il silenzio. Perch\u00e9 quel tempo cos\u00ec pieno di vuoto \u00e8 il tempo della riflessione, del pensiero \u201cextravagante\u201d (che vaga libero), del pensiero creativo, del pensiero amoroso, dello stesso pensiero religioso. E non c\u2019\u00e8 civilt\u00e0 senza silenzio, non c\u2019\u00e8 creazione d\u2019idee senza libert\u00e0. N\u00e9 ci sono arte, cultura, relazioni tra le persone. N\u00e9 moralit\u00e0 delle relazioni sociali. Ed economiche. Vale la pena rileggere i padri dell\u2019economia, come <strong>Smith<\/strong> e <strong>Keynes<\/strong>, per avere, proprio su questi punti, delle esemplari testimonianze.<\/p>\n<p>Nella nuova ricerca d\u2019equilibrio della \u201cqualit\u00e0 della vita e del lavoro\u201d e del Bes (il \u201cbenessere equo e sostenibile\u201d, misurato anche in Italia, dall\u2019Istat), queste riflessioni sul tempo diventano essenziali. Se \u201cSviluppo \u00e8 libert\u00e0\u201d (la lezione di Amartya Sen, Nobel per l\u2019economia), bisogner\u00e0 continuare a parlare seriamente e criticamente del tempo. Per darci quello che, essendo \u201coverwhelmed\u201d, non potremo mai avere: un obiettivo, un progetto, un sogno, un\u2019impresa.<\/p>\n<p>Tra le dimensioni di vita e di lavoro che oggi ci tocca ridefinire, eccoci all\u2019impiego del tempo. Per quantit\u00e0 e qualit\u00e0. Valorizzando riflessione, conversazione, ricerca, meditazione e, perch\u00e9 no?, contemplazione. <strong>Una nuova civilt\u00e0 del pensare, del dire, del fare<\/strong>.<\/p>\n<p>Tempi, dunque. E luoghi. Culture. E valori, Il nostro Paese, dell\u2019intelligente uso del tempo, ha fatto nel secoli una risorsa: non avremo tanta arte, altrimenti, n\u00e9 tanta cultura, anche \u201csociale\u201d su cui fondare oggi programmi di sviluppo (Symbola, intelligente associazione che valorizza territorio, cultura e produzioni, ne \u00e8 una continua testimonianza). Un vero e proprio patrimonio su cui continuare a investire. Sui pensieri, dunque. E sul tempo. Da imparare anche a lasciare scivolare tra le dita, senza fretta. Prima o poi qualcosa torner\u00e0. Lo sviluppo, appunto\u2026<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cCambiare passo\u201d, intima Arianna Huffington, nel suo nuovo libro (edito in Italia da Rizzoli) e spiega: \u201cRitmi di lavoro insostenibili, connessione 24 ore su 24, stress. Il modello attuale di successo non funziona\u201d. 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