{"id":50627,"date":"2016-12-13T00:00:00","date_gmt":"2016-12-13T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.fondazionepirelli.org\/fondazione-pirelli\/nuove-generazioni-tra-crisi-di-fiducia-disagio-sociale-e-scommesse-positive-del-digital-manifacturing\/"},"modified":"2019-05-23T16:59:31","modified_gmt":"2019-05-23T16:59:31","slug":"nuove-generazioni-tra-crisi-di-fiducia-disagio-sociale-e-scommesse-positive-del-digital-manifacturing","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fondazionepirelli.org\/it\/cultura-dimpresa\/nuove-generazioni-tra-crisi-di-fiducia-disagio-sociale-e-scommesse-positive-del-digital-manifacturing\/","title":{"rendered":"Nuove generazioni tra crisi di fiducia, disagio sociale e scommesse positive del digital manufacturing"},"content":{"rendered":"<p>La questione \u00e8 il disagio delle giovani generazioni, con le preoccupazioni su lavoro, redditi, futuro. La risposta pu\u00f2 essere trovata nel rilancio dell\u2019industria, nelle neo-fabbriche, nell\u2019innovazione della manifattura del miglior made in Italy, nelle prospettive di Industry4.0? Sfida difficile. Ma necessaria.<\/p>\n<p>Per capire meglio, cominciamo da alcuni dati d\u2019attualit\u00e0, tra i tanti che oramai da tempo documentano una grave frattura generazionale e una crescente crisi di fiducia e di prospettive. Il primo \u00e8 il dato elettorale, sul recente referendum che ha bocciato la riforma costituzionale voluta del governo Renzi: hanno votato \u201cno\u201d il 68% dei giovani elettori, sotto i 35 anni (la media nazionale \u00e8 stata, com\u2019\u00e8 noto, del 59%) e si sono astenuti il 38% (dato generale: 32%). Nel Mezzogiorno, roccaforte del \u201cno\u201d (con le punte superiori al 70% in Sicilia e in Sardegna) la percentuale del voto negativo giovanile \u00e8 stata ancora pi\u00f9 alta. Al di l\u00e0 dei giudizi di merito sulla riforma, insomma, il disagio sociale e generazionale e la voglia diffusa di protesta hanno avuto una funzione determinante. Da ascoltare attentamente. E cui dare, finalmente, risposte di lungo periodo, di prospettiva, al di l\u00e0 di aiuti assistenziali e finanziamenti a pioggia (il \u201cbonus\u201d per acquisti culturali&#8230;).<\/p>\n<p>Il <strong>Jobs Ac<\/strong>t ha cominciato a riformare il mercato del lavoro, imponendo uno stop a una diffusa condizione di precariet\u00e0. Riforma parziale, comunque. Da mettere meglio a punto. E da correggere in aspetti (i voucher) che hanno fatto ricomparire in altra forma quell\u2019incertezza di mestiere e futuro che le giovani generazioni continuano ad accusare. C\u2019\u00e8 \u201cuna bolla dell\u2019occupazione a bassa produttivit\u00e0\u201d, conferma il recente Rapporto Censis (\u201cla Repubblica\u201d, 3 dicembre), fatta da \u201clavoretti\u201d e impieghi a tempo, poco qualificati, a dispetto dei titoli di studio raggiunti: il \u201climbo\u201d di un \u201clavoro quasi-regolare\u201d, una condizione frustrante, beffarda. E la disoccupazione giovanile resta comunque pur sempre alta, al 37,5% (Istat, terzo trimestre 2016, in aumento di un punto sul trimestre precedente). Se, inoltre, si considera il lungo periodo, vent\u2019anni fa, si vede come nella fascia d\u2019et\u00e0 25\/34 anni gli occupati sono diminuiti di due milioni, mentre tra gli over 50 sono cresciuti di quasi un milione e mezzo. L\u2019Italia non \u00e8 un paese per giovani, insomma. E continua a giocare contro il suo futuro.<\/p>\n<p>Un fatto \u00e8 certo: le nuove generazioni guardano alla politica, ai partiti, alle istituzioni, al governo, con occhi molto critici e severi (la Rete ne amplifica disagi e proteste, con tutte le approssimazioni e le semplificazioni tipiche del web). E parecchi, oramai da tempo, stanno \u201cvotando con i piedi\u201d, andando cio\u00e8 via dall\u2019Italia, in cerca di migliori condizioni di lavoro e di vita (100mila, nel solo 2015, non solo dalla regioni del Sud ma anche dalla ricca e dinamica Lombardia, verso Gran Bretagna, Germania, Usa soprattutto: parecchi con un buon titolo di studio in tasca, tutti comunque intraprendenti e determinati).<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 un vero e proprio muro generazionale, insiste il Rapporto Censis, che pesa sulle prospettive di sviluppo dell\u2019intero Paese. Con un \u201cko economico dei <strong><em>millennials<\/em><\/strong>\u201d, testimoniato dal crescente divario di redditi e di aspettative : \u201cOggi i <em>millennials<\/em> hanno un reddito inferiore del 15,1% rispetto alla media dei cittadini, mentre le persone di 35 anni e oltre ne hanno uno superiore alla media dell\u20191,5%. Considerando la ricchezza familiare, i divari sono pari a -41,1% rispetto alla media della popolazione nel caso dei giovani, mentre gli ultra 65enni registrano un valore superiore del 5,2%\u201d. E\u2019, appunto per i giovani, una condizione nettamente peggiore di quella che avevano all\u2019epoca i loro genitori. L\u2019ascensore sociale s\u2019\u00e8 bloccato, la frattura generazionale s\u2019\u00e8 aggravata: \u201cNel confronto con 25 anni fa, rispetto ai loro coetanei di allora, gli attuali giovani hanno un reddito inferiore del 26,5% (periodo 1991-2014), mentre per la popolazione complessiva il reddito si \u00e8 ridotto solo dell\u20198,3% e per gli over 65 \u00e8 invece aumentato del 24,3%. La ricchezza familiare degli attuali <em>millennials<\/em> \u00e8 inferiore del 4,3% rispetto a quella dei loro coetanei di 25 anni fa, mentre per gli italiani nell\u2019insieme il valore attuale \u00e8 maggiore del 32,3% e per gli anziani addirittura dell\u201984,7%\u201d.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 ancora un altro dati, su cui riflettere: \u201cIl divario tra i giovani e il resto dei cittadini si \u00e8 ampliato, poich\u00e9 25 anni fa i redditi dei giovani erano superiori alla media della popolazione del 5,9%, mentre oggi sono inferiori del 15,1%. La ricchezza familiare dei giovani di allora era inferiore del 18,5% rispetto alla media, mentre oggi lo \u00e8 del 41,1%\u201d.<\/p>\n<p>Vengono da lontano, \u00e8 vero, questi divari. E le radici di tutto possono essere trovate nella met\u00e0 degli anni Ottanta del secolo scorso, quando esplode il debito pubblico e i padri di allora scaricano sulle generazioni future il costo dei loro redditi e dei loro consumi, del loro benessere. Ma ben poco s\u2019\u00e8 fatto, nel tempo, per affrontare il problema, ridurre drasticamente il debito pubblico (e dunque l\u2019ipoteca sul futuro nelle nuove generazioni), rimettere in moto l\u2019ascensore sociale, scrivere un nuovo patto generazionale, con un migliore orizzonte di futuro. Oggi, tutti ne paghiamo le conseguenze.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 un altro dato inquietante: quello dei <em>neet<\/em> (<em>not in education, employment or training<\/em>: i giovani che non studiano e non lavorano). Sono oltre 2,3 milioni, in Italia, sui 13 milioni in tutti i paesi Ue. E il loro numero tende ad aumentare, dal 19% degli \u201cunder 30\u201d nel 2008 al 25% del 2015 (in Lombardia sono il 18,4%, in Campania il 36,4% e in Sicilia il 39,7%, il dato peggiore). La media europea, nello stesso periodo, \u00e8 passata dal 13 al 15%. I giovani italiani, insomma, stanno sempre peggio della media dei loro coetanei in Europa.<\/p>\n<p>Il governo Renzi ha varato un piano, per recuperare tali e tante energie, \u201cGaranzia Giovani\u201d, per favorirne studio e lavoro. Marginali, i risultati, naturalmente, in assenza di un pi\u00f9 forte e determinato sviluppo dell\u2019intero sistema Paese.<\/p>\n<p>Ecco il punto: il motore dello sviluppo. Ancora una volta l<strong>\u2019industria<\/strong>, in un\u2019Italia che, nonostante la crisi, resta il secondo paese manifatturiero d\u2019Europa, dopo la Germania, \u00e8 tra i primi cinque paesi del mondo per valore aggiunto manifatturiero e, nelle regioni industriali del Nord (tra Lombardia e Piemonte, Emilia e Nord Est) ha un\u2019incidenza dell\u2019industria sul Pil superiore al 20%, superando gi\u00e0 adesso gli obiettivi posti per il 2020 dalla Commissione di Bruxelles a tutti i paesi Ue. Un\u2019industria dinamica, parte della quale sta gi\u00e0 affrontando la radicale trasformazione del <em>digital manufacturing<\/em>, i processi del cosiddetto <em>Internet of things<\/em> e dei <em>big data<\/em> applicati alla manifattura di qualit\u00e0.<\/p>\n<p>In questa trasformazione, servono nuove competenze, nuove professionalit\u00e0. Un\u2019occasione, appunto, per le nuove generazioni, per quei <em>millennials<\/em> che, nativi digitali o quasi, possono ben intepretare, gestire, adattare i processi produttivi alle spinte dell\u2019innovazione.<\/p>\n<p>Nel \u201cPatto per la fabbrica\u201d stretto da Confindustria e dai tre sindacati Cgil, Cisl e Uil a met\u00e0 luglio ed entrato nel vivo degli incontri operativi nei giorni scorsi (\u201cIlSole24Ore\u201d, 8 dicembre) innovazione, ricerca, trasferimento tecnologo e, appunto, formazione sono punti chiave. Partendo gi\u00e0 dalle scuole (\u201cAlternanza scuola-lavoro 4.0\u201d, si dice in slogan in Confindustria) e dall\u2019universit\u00e0. E insistendo sulle qualit\u00e0 del capitale umano, sulle <em>soft skill<\/em>, sulle attitudini particolari delle nuove generazioni a fare i conti disinvoltamente con tutte le dimensioni <em>hi tech<\/em>. Ce n\u2019\u00e8 l\u2019eco anche nel nuovo importante contratto di lavoro dei metalmeccanici, che proprio alla formazione dedica pagine fondamentali.<\/p>\n<p>Le nuove generazioni riscopriranno cos\u00ec la <strong>fabbrica<\/strong>, saranno attori di processi produttivi segnati dalla relazione \u201ctra il tornio e il web\u201d? E\u2019 la vera sfida italiana. Una sfida che \u00e8 possibile affrontare bene e vincere.<\/p>\n<p>Se ne ritrova l\u2019eco anche in un breve film, che ha vinto un concorso lanciato da Assolombarda e Fondazione Pubblicit\u00e0 Progresso tra giovani cineasti delle scuole milanesi, per uno spot sulla meccatronica: nel filmato vincitore, si parte dal disegno d\u2019una bambina regalato al padre operaio e si finisce con una giovane ingegnere che sfiora affettuosamente il braccio d\u2019un anziano tecnico che, accanto ai pannelli di controllo della macchina digitale, ha appeso, appunto, quel disegno. Cambia, la fabbrica. Restano centrali, le persone. Si aprono nuovi spazi, per i giovani. Un buon sapore di memoria e futuro.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La questione \u00e8 il disagio delle giovani generazioni, con le preoccupazioni su lavoro, redditi, futuro. La risposta pu\u00f2 essere trovata nel rilancio dell\u2019industria, nelle neo-fabbriche, nell\u2019innovazione della manifattura del miglior made in Italy, nelle prospettive di Industry4.0? Sfida difficile. Ma necessaria. 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