{"id":50791,"date":"2016-09-13T00:00:00","date_gmt":"2016-09-13T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.fondazionepirelli.org\/fondazione-pirelli\/la-musica-e-il-lavoro-i-concerti-pirelli-mito-e-i-dialoghi-tra-fabbrica-e-cultura\/"},"modified":"2019-05-23T16:23:13","modified_gmt":"2019-05-23T16:23:13","slug":"la-musica-e-il-lavoro-i-concerti-pirelli-mito-e-i-dialoghi-tra-fabbrica-e-cultura","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fondazionepirelli.org\/it\/cultura-dimpresa\/la-musica-e-il-lavoro-i-concerti-pirelli-mito-e-i-dialoghi-tra-fabbrica-e-cultura\/","title":{"rendered":"La musica e il lavoro: i concerti Pirelli-Mito e i dialoghi tra fabbrica e cultura"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Costruire comportamenti armonici, mettere insieme persone, <strong>accordare strumenti<\/strong>. E imparare a ricondurre a unit\u00e0 originali espressioni e dissonanze. Fare <strong>musica<\/strong>. E organizzare lavoro. Realizzare simmetrie. Fabbricare bellezza. Un prodotto delle mani o della mente. E\u2019 ardito, trovare relazioni tra fabbrica e musica, tra suono e lavoro? Pu\u00f2 darsi. Ma non impossibile. Inusuale, piuttosto. Ma non \u00e8 ardita, comunque, e tutta e sempre da costruire, la creativit\u00e0 che lega persone e fonda comunit\u00e0?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 \u00c9 un <strong>tema caro<\/strong>, questo, per Pirelli. Nella storia delle sue relazioni tra la manifattura e la cultura, tra la tecnologia e il racconto degli artisti, con tutti gli strumenti che sono capaci d\u2019usare. Gli illustratori pubblicitari d\u2019un tempo. I pittori. Gli scrittori. I poeti. Gli architetti. Gli artisti. I fotografi. Civilt\u00e0 delle parole e delle macchine. Con un rinvio a valori essenziali. La qualit\u00e0 del lavoro e dei rapporti tra persone. Il piacere d\u2019una comunit\u00e0 operosa e sensibile alla ricerca, ai cambiamenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0 Parliamo di musica, stavolta. E raccontiamo perch\u00e9 ancora una volta Pirelli \u00e8 partner di <strong>MiTo<\/strong>. E perch\u00e9 tornano i <strong>concerti nei luoghi del lavoro<\/strong>, in fabbrica, al<strong> Polo Industriale di Settimo Torinese<\/strong> nel <strong>2010<\/strong>, <strong>2011<\/strong> e <strong>2014<\/strong> e adesso nell\u2019auditorium dell\u2019Headquarter di Pirelli a Milano, recuperando il senso di una solida tradizione e, naturalmente, rinnovandola.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Vedremo come nei precedenti concerti erano stati centrali il lavoro e il suo \u201csuono\u201d, l\u2019evocazione delle atmosfere sonore del Novecento (il \u201csecolo delle fabbriche\u201d), l\u2019attenzione\u00a0 dell\u2019esecuzione, la ricerca del massimo della qualit\u00e0. Con una sintesi: produrre, comunque, bene. Trovare e realizzare nuove e inedite armonie. Una sfida sempre aperta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0Si riconferma, oggi, per Pirelli, un altro dei suoi impegni: <strong>ridare alla musica il ruolo di protagonista della grande cultura popolare<\/strong>, con la consapevolezza che le persone non hanno mai smesso di amare la musica classica e, semmai, anche tra le nuove generazioni, chiedono relazioni pi\u00f9 aperte, intense, cariche di intelligenza e di emozioni. MiTo ha da sempre un ruolo chiave. E la scelta, per questo concerto, di Beethoven e dei suoi \u201cfigli\u201d, a cominciare da Schumann, ne \u00e8 conferma: una musica che va oltre le tradizioni barocche del \u201ctrio\u201d di violino, violoncello e pianoforte e sa dare forma all\u2019irrompere dell\u2019allora modernit\u00e0 romantica, nell\u2019innovazione del \u201ccontrappunto\u201d e nella definizione di accordi che raccontano i cambiamenti del mondo, preannunciandone le evoluzioni. Straordinaria creativit\u00e0. E rigorosissima esecuzione. Memoria e futuro, appunto. Metamorfosi. Ancora una volta impresa \u00e8 cultura, nel segno della contemporaneit\u00e0.<br \/>\nDa dove parte la nostra riflessione? Dai saperi che s\u2019incrociano. Quelli della manifattura e delle macchine. Quelli analitici della filosofia che cerca di trovare originali chiavi interpretative per navigare nelle complessit\u00e0 di societ\u00e0 e mercati in cambiamento. E quelli del loro racconto. Sono i saperi dei laboratori di ricerca e sviluppo, in cui si sperimentano le basi di nuovi prodotti e nuovi sistemi di produzione, di distribuzione, di consumo. E quelli della creativit\u00e0 artistica.<br \/>\nNota il sociologo<strong> Aldo Bonomi<\/strong>, teorico del \u201ccapitalismo molecolare\u201d e della \u201ccitt\u00e0 infinita\u201d densa di reti intelligenti di manifatture e servizi diffuse sul territorio, de \u201cIl capitalismo in-finito\u201d<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\"><sup><\/sup><sup>[1]<\/sup><\/a> nel passaggio dal post-fordismo alla dispersione e alla \u201cpalude del lavoro liquido\u201d: per riprendersi, \u201cil \u2018made in Italy\u2019\u00a0dovr\u00e0 farsi \u2018remade in Italy\u2019 e inaugurare una quarta stagione, dopo quelle delle bottega, del capannone e dei distretti: per le filiere produttive dovr\u00e0 aprirsi un tempo in cui il territorio sia fonte di valore nella sua dimensione di bene comune da rigenerare. Non pi\u00f9 solo deposito di saperi, tradizioni, risorse da prelevare dentro un modello di crescita puramente quantitativa fondata sul consumo di territorio e sul dumping sociale. Ma qualcosa che pone il problema del carattere sociale e cooperativo dell\u2019attivit\u00e0 di investimento nell\u2019economia della conoscenza. Dove, per ricostruire le basi del valore, la manifattura ha bisogno di impollinare la cultura della fabbrica con saperi scientifici e sociali di cui sono portatori i creativi, i professionisti, i giovani \u2018indigeni digitali\u2019. I quali, a\u00a0 loro volta, se vogliono tradurre gli investimenti formativi in redditi e lavori corrispondenti non possono continuare a coltivare l\u2019utopia di un capitalismo virtuale e deindustrializzato\u201d. Sintesi di competenze diverse interne al sistema produttivo. E dialoghi tra l\u2019interno dell\u2019industria e l\u2019esterno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo si pu\u00f2 dire anche in un altro modo, ricorrendo all\u2019acronimo di \u201c<strong>Milano Steam<\/strong>\u201d, una formula, cara ad Assolombarda, che cerca cos\u00ec di rappresentare la sintesi della metropoli produttiva e di quella creativa , giocando con le iniziali di <em>science<\/em>, <em>technology<\/em>, <em>engineering<\/em> ma anche <em>environment<\/em>, (l\u2019ambiente sostenibile), <em>arts<\/em> e cio\u00e8 il complesso dei saperi umanistici, un nostro primato italiano e <em>manifacturing<\/em> ovvero \u201cla fabbrica bella\u201d della manifattura <em>hi tech<\/em> in cui creativit\u00e0, ricerca, produzione, servizi definiscono la loro competitivit\u00e0 nella caratteristica eccezionale del \u201cfare cose belle che piacciono al mondo\u201d. Milano paradigma italiano in cui capitale sociale, capitale economico, capitale scientifico e capitale estetico giocano in sinergia la partita dello sviluppo. C\u2019\u00e8 una parola, che pu\u00f2 fare bene da sintesi? Potrebbe essere \u201carmonia\u201d. Una parola musicale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0 Rieccoci anche da questo punto di vista ai dialoghi tra l\u2019interno dell\u2019industria e l\u2019esterno, secondo l\u2019esperienza Pirelli. Un altro esempio? I luoghi di lavoro innervati da dibattiti su temi della filosofia e della scienza, com\u2019era accaduto in Pirelli, nel giugno 2013, ospitando nell\u2019Auditorium dell\u2019Headquarter del gruppo, in Bicocca, una sezione della \u201c<strong>Milanesiana<\/strong>\u201d, diretta da Elisabetta Sgarbi, dedicata a \u201cLa filosofia, il cinema, il segreto\u201d (con\u00a0 la partecipazione, tra i tanti, di Massimo Cacciari, Remo Bodei, Umberto Veronesi, Marco Bellocchio, Tzevan Todorov\u00a0 ed Emanuele Severino). O i frequenti scambi di esperienze tra artisti impegnati nella costruzione di grandi istallazioni all\u2019HangarBicocca e gli ingegneri e i tecnologi dei Laboratori Pirelli. I dialoghi fattivi tra scrittori e artisti per illustrare e arricchire i bilanci Pirelli. O la musica in fabbrica (ne daremo conto pi\u00f9 approfonditamente tra poco), nello stabilimento Pirelli di Settimo Torinese, con la struttura dei servizi e dei laboratori di ricerca progettati da Renzo Piano, secondo criteri da \u201cfabbrica bella\u201d, immersa nel verde (la \u201cfabbrica nel giardino dei ciliegi\u201d, con fascinosa evocazione letteraria), trasparente, sicura, piacevole da vivere, ecologicamente all\u2019avanguardia. O l\u2019industria stessa che diventa scenario e materia per racconti di lavoro che danno forma a libri e opere teatrali (in collaborazione con editori come Mondadori e Laterza o con il Piccolo Teatro di Milano, per una rappresentazione, \u201cSettimo \u2013 La fabbrica e il lavoro\u201d, con la regia di Serena Sinigaglia, che ha registrato quasi sempre, per tre settimane, il \u201ctutto esaurito\u201d nella programmazione del Piccolo, durante la stagione 2012). O, ancora, le mostre e i lavori di Fondazoine Pirelli Educational con migliaia di bambini delle scuole di Milano, per rinsaldare e rinnovare le relazioni tra l\u2019industria e lo studio, il lavoro e la formazione. E\u2019 tutto un mescolarsi di sguardi e competenze, di domande di culture diverse e di risposte ricche di \u201cfertilizzazioni incrociate\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0 E\u2019 un lavor\u00eco intenso. In vista di una migliore qualit\u00e0 della metropoli come luogo di competenze innovative e produzioni di alta gamma, nel contesto dell\u2019\u201deconomia della conoscenza\u201d e, appunto, dell\u2019industria come cardine di sviluppo di qualit\u00e0. Un altro modo per fare vivere la cultura d\u2019impresa e l\u2019azienda come luogo di cultura, aperto alla cultura, produttore di cultura. Un vero e proprio \u201c<strong>Rinascimento manifatturiero<\/strong>\u201d, per usare la brillante sintesi d\u2019un recente seminario dell\u2019<strong>Aspen Institute Italia<\/strong>, che s\u2019\u00e8 tenuto proprio nella Villa degli Arcimboldi in Bicocca e che ha poi prodotto una pubblicazione di successo, utile per un lunga serie di approfondimenti sulla buona cultura d\u2019impresa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0 Serve appunto una nuova cultura, per gestire un\u2019azienda. Che ha parentele \u2013 rieccoci-\u00a0 con il fare manifattura e costruire musica. Accordare e concordare. Imparare a ricondurre a unit\u00e0 consonanze e, naturalmente, dissonanze. Originali armonie. Disarmonie che si ricompongono.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0 E\u2019 un\u2019ipotesi culturale affascinante. Come ha spiegato un libro utilissimo agli uomini e alle donne che si occupano di imprese: \u201cDisordine armonico\u201d, di Frank J. Barrett<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\"><sup><\/sup><sup>[2]<\/sup><\/a> (con una bella e sapiente prefazione di Severino Salvemini). Il titolo inglese \u00e8 ancora pi\u00f9 esplicito: \u201cYes to the Mess: surprising leadeship lessons from jazz\u201d. Perch\u00e9 Barrett gioca contemporaneamente con due identit\u00e0: insegna Management ad Harvard e suona jazz al piano. E le sue riflessioni si muovono disinvoltamente sui tanti livelli che la migliore cultura d\u2019impresa sa interpretare. L\u2019organizzazione e l\u2019improvvisazione. Il gioco di squadra e il virtuosismo creativo del solista. La ripetizione di un ritmo noto. E la fuga da quel ritmo per esplorare nuovi universi sonori. Ricerca e innovazione, insomma. Fondate su una robusta competenza di tecniche strumentali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0 Sono temi caratteristici d\u2019una costante elaborazione di idee in direzione delle relazioni pi\u00f9 fantasiose tra fare industria e fare cultura. E d\u2019una ricerca di senso nelle tante pieghe di una \u201cmetamorfosi industriale\u201d che sollecita continuamente nuovi strumenti per capire come cambiare paradigmi di produzione, di prodotto, di consumo. Il cambiamento dei tempi, per rispondere alla Grande Crisi, sollecita anche riflessioni spregiudicate sulle forme delle organizzazioni e sulle relazioni tra i loro protagonisti. La musica, e il jazz di cui parliamo, possono essere di grande aiuto. Perch\u00e9? Spiega Salvemini: \u201cI nuovi modelli di gestione d\u2019impresa hanno bisogno di fondarsi sull\u2019esempio di contesti diversi, meno rigidi, di quelli del management tradizionale\u201d. E proprio la lezione storica di Miles Davis , Louis Armstrong, Charlie Parker e, pi\u00f9 recentemente, del grande Keith Jarrett dicono che il lavoro del solista di genio va accompagnato da solide sezioni ritmiche, dall\u2019impegno di un\u2019orchestra o comunque di un gruppo (un terzetto, un quartetto&#8230;) che\u00a0 anticipano, provocano, , seguono la tromba o il piano del solista: \u201cSostegno al leader \u2013 insiste Salvemini \u2013 come dovrebbe succedere in un\u2019azienda in cui regna coesione e affiatamento\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0 Le culture, per essere feconde, hanno infatti bisogno di confronti. Meglio ancora: di ibridazioni. Tra linguaggi, tecniche, comportamenti, stili di lavoro. Tra le parole del fare e quelle del raccontare. Tra le macchine, le persone, le produzioni, i prodotti. La musica, da tutti i punti di vista, ne pu\u00f2 essere chiave di interpretazione e, perch\u00e9 no?, narrazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0 La riprova? Nell\u2019esperienza di un complesso d\u2019archi, l\u2019Orchestra da Camera Italiana diretta da<strong> Salvatore Accardo,<\/strong> straordinario violinista di rilievo internazionale, che un paio di volte all\u2019anno, per parecchio tempo, ha fatto le prove dei suoi concerti, prima d\u2019andare in tourn\u00e9e, nell\u2019Auditorium dell\u2019Headquarter Pirelli a Milano. Sono state prove aperte a tutti i dipendenti, che approfittavano d\u2019una pausa della giornata di lavoro per sedersi ad ascoltare e capire dal vivo cosa vuol dire \u201cfare un concerto\u201d, \u201ccostruire un\u2019esecuzione\u201d. Se ne sono ricavate interessanti riflessioni. Sul lavoro. E il suo \u201csuono\u201d. Sulla musica. E sull\u2019impegno nella sua esecuzione, in cerca del massimo della qualit\u00e0 (processo comune, per un violinista o per un ingegnere, tanto che proprio Accardo ne \u00e8 stato \u201ctestimonial\u201d, durante la \u201cQuality Week\u201d di Pirelli, davanti a una platea di tecnici e di persone della produzione). Produrre, comunque, bene. Trovare e realizzare nuove e inedite armonie. Una buona impresa, no?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 C\u2019\u00e8 un\u2019altra strada, in questo lavorio continuo, da percorrere. Rinnovare lo spessore attuale della musica classica. E legare i concerti, le sinfonie, le sonate ai luoghi di lavoro: cultura \u201calta\u201d e contemporaneamente popolare, dimensione straordinaria di una sintonia molto originale, in cui proprio la cultura italiana, durante tutto il corso del Novecento, ha fornito all\u2019Europa innovative elaborazioni, originali sintesi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Eccolo, dunque, il senso della oramai lunga relazione d\u2019una grande impresa italiana e internazionale, come la Pirelli con l\u2019<strong>Orchestra Verdi<\/strong>, una delle migliori compagini milanesi di respiro internazionale. Con <strong>la Scala<\/strong>, in una lunga stagione della sua vita. E, appunto, con un festival prestigioso come <strong>MiTo Settembre Musica<\/strong> (quasi un mese di concerti tra Milano e Torino, per i quali c\u2019\u00e8 stato spesso e c\u2019\u00e8 ancora un dialogo molto attivo con la Fondazione Pirelli).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Si ribadisce, qui, il valore dell\u2019esperienza dei concerti in fabbrica, al Polo Industriale di Settimo Torinese (il pi\u00f9 recente, luned\u00ec 19 settembre 2014), con i calorosi applausi di mille persone per l\u2019<strong>Orchestra Filarmonica di Torino<\/strong> diretta da <strong>Micha Hame<\/strong>l , impegnata nell\u2019esecuzione di due sinfonie di Beethoven, la Prima e la Settima. \u201c<strong>La Settima a Settimo<\/strong>\u201d, per dirla con una battuta di brillante comunicazione. Beethoven accanto ai robot e ai laboratori di ricerca del pi\u00f9 moderno stabilimento industriale della Pirelli.C\u2019\u00e8, d\u2019altronde, una tradizione europea, che lega la musica ai luoghi del lavoro. Nella Vienna all\u2019inizio del\u00a0 Novecento, con i concerti per lavoratori<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\"><sup><\/sup><sup>[3]<\/sup><\/a>: opere classiche per un pubblico nuovo e diverso dalla tradizionale utenza borghese e composizioni all\u2019epoca contemporanee (per fare solo un esempio: le sinfonie di Mahler dirette dal giovane Webern). E nell\u2019Italia degli anni Sessanta e Settanta, con l\u2019impegno di musicisti come Luigi Nono, Claudio Abbado e Maurizio Pollini, sensibilit\u00e0 ed esperienze differenti per \u201cilluminare la fabbrica\u201d.<\/p>\n<p>[Best_Wordpress_Gallery id=&#8221;36&#8243; gal_title=&#8221;MIto 2014&#8243;]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0 Esiste un nesso profondo, d\u2019altronde, tra operare con consapevolezza in un\u2019impresa e fare musica. Sono centrali il lavoro e il suo \u201csuono\u201d, la fatica dell\u2019esecuzione, la ricerca del massimo della qualit\u00e0, con la consapevolezza che la fabbrica \u00e8 fatta da persone all\u2019opera, dai gesti delle mani, svelte e capaci e dai\u00a0 movimenti delle macchine. La fabbrica \u00e8 un ritmo. Voci e rumori. Che diventano un suono. La fabbrica ha una sua musica. E la musica pu\u00f2 entrare in fabbrica. L\u2019industria ha una sua cultura. E la cultura pu\u00f2, anzi deve ritrovarsi negli spazi dell\u2019industria. La sintesi? Produrre, comunque, bene. Trovare e realizzare nuove e inedite armonie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Si torna cos\u00ec al binomio tradizione e innovazione. La scelta di <strong>Beethoven (<\/strong>per il concerto del settembre 2014), ne \u00e8 stata la conferma: la sua musica ha robuste radici nei canoni del miglior Settecento, interpreta una vivace attualit\u00e0 romantica e rappresenta la monumentalit\u00e0 del \u201cclassico\u201d ma preannuncia anche le composizioni di parecchi decenni dopo di lui. Straordinaria creativit\u00e0. E rigorosissima strumentazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Anche il luogo scelto ha grande rilevanza. Dopo la Grande Crisi, l\u2019industria \u00e8 tornata al centro dell\u2019economia. Lo stabilimento di Settimo testimonia come sia cambiata e cresciuta la fabbrica, con le tecnologie pi\u00f9 sofisticate. Metamorfosi. Impresa \u00e8 cultura, nel segno della contemporaneit\u00e0: \u201dRealizzare un concerto in fabbrica \u2013 ha confermato il maestro Micha Hamel, direttore d\u2019orchestra della \u201cSettima a Settimo\u201d \u2013 d\u00e0 un senso di unicit\u00e0 e al tempo stesso l\u2019idea che sta avvenendo qualcosa di nuovo. La musica entra in un luogo inusuale. Si va fuori dagli schemi. Artisticamente, \u00e8 un concetto molto importante\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 E\u2019 stata appunto questa la consapevolezza che ha ispirato tutta l\u2019esperienza della musica in fabbrica. Fin dal primo concerto, il 13 settembre 2010, nel vecchio stabilimento Pirelli, alla vigilia della sua chiusura (per dare vita al Nuovo Polo). Sul palco,<strong> I Fiati di Torino<\/strong>, musicisti dell\u2019<strong>Orchestra Sinfonica della Rai torinese<\/strong>. Sullo sfondo, i pneumatici prodotti nello stabilimento. In platea, il cortile dell\u2019azienda, oltre quattrocento persone. Per ascoltare le musiche di Mozart, Bach e Beethoven, Berio e Gabrieli, Saglietti e Stravinskij: dal Settecento alla contemporaneit\u00e0. Una doppia valenza, del suono e dei luoghi. E\u2019 stato un concerto per ottoni, gli strumenti che ricordano la materia metallica, parente simbolica di quella con cui sono fatte le macchine. Ed \u00e8 stato un gioco di armonie, per suggerire quel che il lavoro pu\u00f2 e deve tendere a essere, anche quando quell\u2019armonia \u00e8 difficile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Adesso che le tecnologie innovative rendono pi\u00f9 vario, ricco e complesso il lavoro, la musica pu\u00f2 trovare un nuovo spazio, una pi\u00f9 intensa attualit\u00e0. Riascoltando il \u201cclassico\u201d. E ambientando con inedite suggestioni la contemporaneit\u00e0. L\u2019innovazione \u00e8 anche un linguaggio.<\/p>\n<p>[Best_Wordpress_Gallery id=&#8221;34&#8243; gal_title=&#8221;MIto 2010&#8243;]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Per il secondo concerto, il <strong>9 settembre 2011,<\/strong> l\u2019orchestra \u00e8 stata quella dei <strong>Pomeriggi Musicali di Milano<\/strong>, diretta da <strong>Luca Pfaff<\/strong>. Il luogo, il grande magazzino del nuovo stabilimento del Polo. In lontananza, rumore di macchine al lavoro, appena un\u2019eco leggera. E\u2019 fabbrica, no? In programma, davanti a settecento persone, brani di Stravinskij, Milhaud, Honegger e De Falla. E\u2019 la musica del Novecento. Il secolo dei grandi cambiamenti. E dell\u2019industria, una complessit\u00e0 che occupa la scena dell\u2019innovazione, suscita profondi rivolgimenti, coinvolge milioni di uomini e donne: un universo d\u2019inedite responsabilit\u00e0, contrastanti protagonismi con rivendicazioni e modifiche di diritti e doveri. Novecento \u00e8 parole, immagini, movimento. Rumori mai prima ascoltati. E suoni. Si scompongono e ricompongono letteratura, arte figurativa, musica. Tramontano le forme classiche. La nuova forma \u00e8 la ricerca. Che ancora continua, nei nostri tempi incerti.<\/p>\n<p>[Best_Wordpress_Gallery id=&#8221;35&#8243; gal_title=&#8221;Mito 2011&#8243;]<\/p>\n<p>Riflettere sul Novecento, con la sua musica in fabbrica, vuol dire dunque non solo interrogarci criticamente sulle nostre radici recenti, ma anche provare a costruire una nuova epistemologia della post-modernit\u00e0 e cercare di tracciare linee futuribili d\u2019un migliore destino. Per un\u2019umanit\u00e0 in movimento. L\u2019ascolto musicale pu\u00f2 aiutare a comprendere il senso profondo delle mutazioni, sia del lavoro, sia delle relazioni connesse. La cultura d\u2019impresa costruisce la sua colonna sonora. Sino alle suggestioni di Beethoven, nel concerto di Settimo. Sinfonia classica. E contemporaneit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Gi\u00e0, la contemporaneit\u00e0. Anche stavolta, secondo il tema scelto da MiTo per il 2016, \u201c<strong>Padri e figli<\/strong>\u201d. Beethoven e Schumann, nel concerto in Auditorium. Un tema che si rilegge e rinnova, un testimone che passa, dal \u201cclassico\u201d alla sperimentazione che prefigura le scomposizioni del Novecento. Memoria e futuro. E metamorfosi. Vale per la creazione. Per il racconto. Per il lavoro. Di metamorfosi, d\u2019altronde, \u00e8 sempre fatta la nostra faticosa, controversa, dolorosa modernit\u00e0. Eppur felice, negli sprazzi, guardando il futuro.<\/p><p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> Aldo Bonomi, \u201cIl capitalismo in-finito\u201d, Einaudi, 2013<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> Frank J. Barrett, \u201cDisordine armonico\u201d, Egea, 2013<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a> Piero Violante, \u201cEredit\u00e0 della musica \u2013 David J. Bach e i concerti per lavoratori viennesi 1905-1934\u201d, Sellerio, 2007<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Costruire comportamenti armonici, mettere insieme persone, accordare strumenti. E imparare a ricondurre a unit\u00e0 originali espressioni e dissonanze. Fare musica. E organizzare lavoro. Realizzare simmetrie. Fabbricare bellezza. Un prodotto delle mani o della mente. E\u2019 ardito, trovare relazioni tra fabbrica e musica, tra suono e lavoro? Pu\u00f2 darsi. Ma non impossibile. Inusuale, piuttosto. 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