{"id":51685,"date":"2017-05-23T00:00:00","date_gmt":"2017-05-23T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.fondazionepirelli.org\/fondazione-pirelli\/in-memoria-di-falcone-e-borsellino-il-maxiprocesso-antimafia-monumento-giuridico-ancora-dattualita\/"},"modified":"2019-06-03T08:02:14","modified_gmt":"2019-06-03T08:02:14","slug":"in-memoria-di-falcone-e-borsellino-il-maxiprocesso-antimafia-monumento-giuridico-ancora-dattualita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fondazionepirelli.org\/it\/cultura-dimpresa\/in-memoria-di-falcone-e-borsellino-il-maxiprocesso-antimafia-monumento-giuridico-ancora-dattualita\/","title":{"rendered":"In memoria di Falcone e Borsellino: il maxiprocesso antimafia, monumento giuridico ancora d\u2019attualit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>Servono, le ricorrenze e le commemorazioni. A tenere viva la memoria di avvenimenti e dei loro <strong>protagonisti<\/strong>. A cercare, con onest\u00e0 intellettuale, di rendere attuale la forza d\u2019un mito. A ricordare la storia, evitando di snaturarne l\u2019anima con le precarie polemiche d\u2019attualit\u00e0. Venticinque anni fa, il 23 maggio e poi il 17 luglio del 1992, le bombe che fanno strage di <strong>Giovanni Falcone<\/strong> e <strong>Paolo Borsellino<\/strong> e degli uomini e donne delle loro scorte. Adesso, un quarto di secolo dopo, ecco le celebrazioni, le cerimonie, i discorsi, le trasmissioni tv. E i libri.<\/p>\n<p>Libri puntuali e opportuni, come quello di Piero Grasso, oggi presidente del Senato, a lungo magistrato impegnato nella lotta alla mafia, a Palermo e a Roma (\u201cStoria di sangue, amici e fantasmi\u201d, edito da Feltrinelli, con lucida prefazione di Sergio Mattarella, presidente della Repubblica, palermitano, giurista e politico di gran livello, fratello d\u2019un uomo politico serio e galantuomo, Piersanti, assassinato dalla mafia nel 1980 perch\u00e9 pretendeva, alla Regione siciliana, di fare funzionare cultura e regole del \u201cbuon governo\u201d).<\/p>\n<p>Come e cosa scrivere, in memoria di Falcone e Borsellino? Ricordare il maxi-processo, innanzitutto. Cominciato il 10 febbraio del 1986, concluso con la sentenza di primo grado nell\u2019autunno del 1987 (tempi brevi, essenziali, dunque) con condanne giuste, rigorose, esemplari (17 ergastoli per boss e killer di mille omicidi e 2665 anni di carcere per gli altri imputati) e confermato in Cassazione all\u2019inizio del 1992 (dopo un tentativo, reso giuridicamente vano, di ridimensionare le condanne in Corte d\u2019Appello).<\/p>\n<p>E\u2019 stato un <strong>processo importante<\/strong>. Perch\u00e9 costruito benissimo dalle indagini accurate d\u2019un pool antimafia voluto da<strong> Rocco Chinnici<\/strong> (fu assassinato, nel 1983, proprio per questo), guidato da Antonino Caponnetto e composto da Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Giuseppe Di Lello e Leonardo Guarnotta, con il sostegno, alla Procura della Repubblica, di Giuseppe Ayala. Basato su indagini ben fatte da polizia, carabinieri e Guardia di Finanza, in piena collaborazione e non in conflitto tra loro. Istruito con sapienza e scrupolo cercando prove in dati, fatti, documenti e trovando sempre riscontri alle rivelazioni dei \u201cpentititi\u201d (Tommaso Buscetta e Totuccio Contorno, innanzitutto). Curato, durante le indagini e l\u2019istruttoria, senza fughe di notizia, luci della ribalta, trucchi mediatici (non di tanti altri processi, dopo, si potr\u00e0 purtroppo dire altrettanto). E poi gestito in aula con straordinaria competenza dal presidente Alfonso Giordano e dal giudice a latere Piero Grasso (tutti nomi da ricordare: eccellenti servitori dello Stato, uomini di legge e di giustizia): rispetto delle regole, del codice di procedura penale, dei diritti degli imputati e dei parenti delle vittime. Nessuno spazio a manovre dilatorie, pretesti, trucchi ruffiani delle difese. E ascolto, comunque, delle istanze degli avvocati difensori: anche una difesa ben costruita e rispettosa delle regole fa parte della buona giustizia. Ci si difende \u201cnel\u201d processo. E non \u201cdal\u201d processo, cercando la comoda ma indecente scappatoia della prescrizione.<\/p>\n<p>E\u2019 stato un monumento giuridico, quel maxi-processo. In cui lo Stato ha vinto, facendo bene lo Stato, applicando cio\u00e8 la legge. E la mafia ha perso.<\/p>\n<p>Ricordare dunque il <strong>maxiprocesso<\/strong>, studiarlo, prenderlo a esempio di civilt\u00e0 giuridica e tecnica processuale (anche adesso che il Codice di Procedura Penale \u00e8 cambiato) \u00e8 un buon modo per rendere omaggio a Falcone, a Borsellino e a tutti gli altri uomini e donne dello Stato cui la mafia ha stroncato la vita. Persone perbene. Non eroi. Ma custodi di diritto e civilt\u00e0, contro la violenza mafiosa e i silenzi, le omert\u00e0 e la corruzione dei troppi complici dei boss.<\/p>\n<p>Vale, ancora oggi, quel loro insegnamento. Mentre la mafia \u00e8 ancora attiva e presente (non solo a Palermo e a Trapani, ma anche a Milano) e dilaga un\u2019\u201dantimafia\u201d retorica e parolaia, si costruiscono ribalte e carriere di chiacchiere, si irrobustiscono interessi particolari, all\u2019ombra delle dichiarazioni e non dei fatti, su palcoscenici in cui l\u2019antimafia si recita ma non si fa. Tutto il contrario della lezione di Falcone, Borsellino, ma anche di tante altre vittime, Costa, Chinnici, Russo, Terranova, Montana, Cassar\u00e0 e cos\u00ec via dolorosamente citando.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 una seconda lezione di Falcone, da ricordare: la battaglia per la legalit\u00e0 \u00e8 uno degli elementi fondamentali del senso dello Stato. L\u2019applicazione delle regole della Costituzione. La quotidianit\u00e0 del lavoro di un \u201ccivil servant\u201d qual \u00e8 un magistrato. Senza protagonismi. Con un forte senso delle istituzioni.<\/p>\n<p>Viviamo tempi complicati. In cui, in parecchie occasioni, gli strumenti della giustizia vengono utilizzati con scarso rispetto delle procedure (proprio la forma della legge, come ha insegnato Kelsen, \u00e8 garanzia di giustizia) e con attenzione prevalente per il clamore sui media. E il processo mediatico \u00e8 l\u2019esatto contrario di un giusto processo.<\/p>\n<p>E\u2019 vero, tardano riforme essenziali. Prevale, anche in ambienti che dovrebbero essere ispirati dalla cultura del diritto, atteggiamenti di partigianeria politica. E leggi malfatte scaricano sulla magistratura incombenze e responsabilit\u00e0 che dovrebbero essere del governo o del legislatore. Ma pure da questo punto di vista la lezione di Falcone e Borsellino (e di altri magistrati che hanno animato la storia della Repubblica) pu\u00f2 fornire utili indicazioni di grande attualit\u00e0: il magistrato applica e interpreta la legge nei confini che gli vengono dalla legge stessa indicati e pu\u00f2 inoltre contribuire, con indicazioni e consigli, a far scrivere dal Parlamento leggi migliori, pi\u00f9 efficaci. Il lavoro fatto da Falcone al ministero di Grazia e Giustizia sulle nuove norme antimafia ne \u00e8 esempio (non un patteggiamento improprio con la politica, come gli era stato ingiustamente rinfacciato da moralisti pelosi, ma un serio impegno istituzionale).<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 ancora un\u2019indicazione su cui riflettere, \u201cin memoriam\u201d ma anche dando evidenza a esperienze d\u2019attualit\u00e0. La macchina della giustizia pu\u00f2 essere fatta funzionare meglio, pur in attesa di riforme. Le testimonianze che vengono, tanto per fare solo un esempio, dalle strutture giudiziarie di Milano possono fare da paradigma.<\/p>\n<p>I bilanci sociali 2016 della Corte d\u2019Appello, del Tribunale e della Procura della Repubblica, presentati all\u2019inizio di maggio (ed elaborati con il supporto scientifico della SdaBocconi e il contributo di Assolombarda) documentano tempi pi\u00f9 rapidi per la soluzione delle cause civili, efficienza ed efficacia dei giudizi del Tribunale delle imprese (il 68% viene deciso in un anno, solo il 20% delle sentenze di primo grado viene appellato e, negli appelli, si conferma nel 70% e pi\u00f9 dei casi la sentenza di primo grado: un elemento importante di certezza del diritto), ma anche tempi sempre minori per le cause penali: il 52% di pendenze in meno, dal 2011 al 2016.<\/p>\n<p>E\u2019 importante, proprio a Milano, un miglioramento della qualit\u00e0 della giustizia. Pe fronteggiare l\u2019estendersi della presenza della criminalit\u00e0 organizzata (indagini recenti, ben fatte, hanno colpito interessi di \u2018ndrangheta e Cosa Nostra, in alcuni luoghi chiave dell\u2019economia lombarda). E per dire a mondo economico e societ\u00e0 civile che la legalit\u00e0 \u00e8 cardine fondamentale della competitivit\u00e0 e della crescita economica (ecco perch\u00e9 le buone imprese sono cos\u00ec interessate ai valori e alle pratiche della legalit\u00e0 e della giustizia efficace).<\/p>\n<p>\u201cLa mafia non \u00e8 affatto invincibile\u201d, sosteneva Falcone. E aggiungeva: \u201cE\u2019 un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio e avr\u00e0 anche una fine\u201d. Fare funzionare bene e credibilmente la giustizia accelera quella fine.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Servono, le ricorrenze e le commemorazioni. A tenere viva la memoria di avvenimenti e dei loro protagonisti. 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