{"id":51750,"date":"2017-03-28T00:00:00","date_gmt":"2017-03-28T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.fondazionepirelli.org\/fondazione-pirelli\/il-rilancio-della-ue-e-la-forza-delleuro-restano-riferimenti-positivi-per-lindustria-italiana\/"},"modified":"2019-06-03T07:51:31","modified_gmt":"2019-06-03T07:51:31","slug":"il-rilancio-della-ue-e-la-forza-delleuro-restano-riferimenti-positivi-per-lindustria-italiana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fondazionepirelli.org\/it\/cultura-dimpresa\/il-rilancio-della-ue-e-la-forza-delleuro-restano-riferimenti-positivi-per-lindustria-italiana\/","title":{"rendered":"Il rilancio della Ue e la forza dell\u2019euro restano riferimenti positivi per l\u2019industria italiana"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 <strong>positivo<\/strong>, il cammino dell\u2019Europa, dal punto di vista dell\u2019<strong>industria italiana<\/strong>. E anche la stagione pi\u00f9 recente, quella dell\u2019euro, ha stimolato la parte migliore delle nostre imprese a rafforzare la competitivit\u00e0: \u201cSenza il doping della svalutazione della lira una selezione dura e l\u2019obbligo di competere sulla qualit\u00e0\u201d, documenta Paolo Bricco su Il Sole24Ore (25 marzo). Adesso che la Ue, festeggiati i sessant\u2019anni dal Trattato di Roma, con una Dichiarazione congiunta di tutti e 27 gli Stati membri (la firma solenne in Campidoglio, sabato scorso), prova a continuare a camminare sulla difficile strada del rilancio e si riconosce come \u201cuna comunit\u00e0 di pace, libert\u00e0, democrazia, fondata sui diritti umani e lo Stato di diritto\u201d e come \u201cuna grande potenza economica che pu\u00f2 vantare livelli senza pari di protezione sociale e di welfare\u201d, le imprese italiane sanno di potere continuare a crescere guardando alla Ue come un \u201cmercato interno\u201d molto duro, \u00e8 vero, ma comunque \u201caperto\u201d e ai mercati globali, con la forza degli impegni politici della stessa Ue e dei suoi membri contro i protezionismi. Il documento finale, infatti, parla di \u201csistema multilaterale, commercio libero ed equo e politica climatica globale positiva\u201d.<\/p>\n<p>Interpretando bene la retorica delle dichiarazioni e la cautela del linguaggio diplomatico, proprio questo passaggio dice al mondo economico che le politiche europee non obbediranno ai diktat della Casa Bianca di Donald Trump su \u201cAmerica first\u201d, i muri, la crisi dei trattati (a cominciare dalla denuncia del Nafta, il trattato di libero scambio nord americano: moltissime imprese italiane ed europee hanno importanti impianti produttivi in Messico, guardando appunto al mercato Usa) E faranno di tutto perch\u00e9 nei prossimi G20 si ritorni a parlare di \u201c<strong>lotta al protezionismo<\/strong>\u201d e di \u201csostenibilit\u00e0 ambientale e sociale\u201d, proprio le \u201cbestie nere\u201d del presidente Trump.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 un altro passaggio importante, nella Dichiarazione di Roma: \u201cUna moneta unica stabile e ancora pi\u00f9 forte\u201d. A distanza di tanti anni dalla sua nascita, 1 gennaio 1999 e nonostante la valanga di critiche (molte ideologiche, del peggior populismo, anche all\u2019interno dei paesi europei) e i reali punti di crisi, l\u2019euro resta valido punto di riferimento. E il lavoro fatto dalla Bce ben guidata da Mario Draghi continua a essere un patrimonio prezioso e un valido strumento di sviluppo equilibrato, non un vincolo da abbattere per improbabili e disastrosi ritorni alle monete nazionali.<\/p>\n<p>L\u2019industria italiana, nella seconda met\u00e0 del Novecento, \u00e8 cresciuta proprio in chiave europea. Il boom economico degli anni Cinquanta e Sessanta \u00e8 stato fondato sulla dinamicit\u00e0 di imprese manifatturiere orientate all\u2019export, negli orizzonti aperti del Mec, il Mercato unico europeo. Ha retto agli shock petroliferi del \u201973 e del \u201978 e alle tensioni sociali degli \u201canni di piombo\u201d imparando a innovare, facendo nascere nuove culture e organizzazioni d\u2019impresa (i \u201cdistretti\u201d) e comunque continuando a guardare ai mercati esteri. S\u2019\u00e8 ammalata di \u201csvalutazione competitiva\u201d negli anni Ottanta e primi Novanta (il circuito perverso che recuperava la perdita di competitivit\u00e0 con la fragilit\u00e0 della valuta, facendo leva sui prezzi tenuti bassi). E s\u2019\u00e8 ripresa quando, rotto finalmente il giocattolo svalutazione-inflazione, le intese europee (i vincoli del Sistema monetario, il Trattato di Maastricht del 1992 e poi la nascita dell\u2019euro) hanno costretto le imprese a competere non pi\u00f9 sul prezzo ma sulla qualit\u00e0. L\u2019alta qualit\u00e0 di una manifattura d\u2019eccellenza come quella italiana, innervata nei territori e aperta al mondo, forte d\u2019una cultura politecnica del \u201csaper fare, e fare bene\u201d.<\/p>\n<p>\u201c<strong>L\u2019euro ha modellato l\u2019industria<\/strong>\u201d, scrive Il Sole24Ore, dimostrando, sulla base di elaborazioni di Oxford Economics, che non saremmo cresciuti affatto di pi\u00f9 se avessimo avuto la lira o comunque un euro debole. L\u2019Italia ha perso posti di lavoro nei settori \u201clow skilled\u201d, a bassa qualit\u00e0 ma ha trovato terreno in quelli \u201chigh skilled\u201d e \u201cmedium skilled\u201d, facendo evolvere la meccanica in meccatronica, la chimica di base in produzioni ad alta qualit\u00e0, la farmaceutica in sistema produttivo a livello delle migliori prestazioni delle \u201clife sciences\u201d internazionali, l\u2019arredo grazie al design e l\u2019alimentare verso distintive caratteristica positive della \u201cdieta mediterranea\u201d in un ambito e salutare \u201clife style\u201d. Competitivit\u00e0 attuale, che regge concorrenze severe e pu\u00f2 guardare con preoccupazione ma senza disperazione al futuro.<\/p>\n<p>Questo processo positivo \u00e8 stato selettivo. Solo il 20% delle nostre imprese ne sono protagoniste. Ma un altro 30% \u00e8 sulla buona strada dell\u2019innovazione. Manifattura d\u2019eccellenza e di qualit\u00e0. Che pu\u00f2 continuare ad avere spazio nelle principali catene del valore internazionali, giocando da protagonista nelle sfide del \u201cdigital\u201d, di \u201cindustry 4.0\u201d, di manifattura innervata di servizi innovativi.<\/p>\n<p>L\u2019Italia resta il secondo paese manifatturiero di quest\u2019Europa in cerca di rilancio, subito dopo una Germania che prima o poi dovr\u00e0 aprirsi e fare seriamente da locomotiva industriale dell\u2019Europa. L\u2019euro e l\u2019intelligenza del nostro capitale umano e del capitale sociale ne sono leva. La competizione \u00e8 appunto sull\u2019alta qualit\u00e0. E le fantasie di \u201critorno alla lira\u201d o di \u201cdoppia moneta\u201d sono buone solo alla propaganda in discorsi densi di retorica, non di fatti e numeri.<\/p>\n<p>La Ue della Dichiarazione di Roma, nonostante le crisi e le cadute, resta attualit\u00e0 e orizzonte. Anche per l\u2019industria italiana.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 positivo, il cammino dell\u2019Europa, dal punto di vista dell\u2019industria italiana. E anche la stagione pi\u00f9 recente, quella dell\u2019euro, ha stimolato la parte migliore delle nostre imprese a rafforzare la competitivit\u00e0: \u201cSenza il doping della svalutazione della lira una selezione dura e l\u2019obbligo di competere sulla qualit\u00e0\u201d, documenta Paolo Bricco su Il Sole24Ore (25 marzo). 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