{"id":52038,"date":"2018-11-20T00:00:00","date_gmt":"2018-11-20T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.fondazionepirelli.org\/fondazione-pirelli\/leuropa-un-piano-marshall-per-le-infrastutture-per-rafforzare-lintegrazione-e-favorire-sviluppo\/"},"modified":"2019-09-24T15:14:05","modified_gmt":"2019-09-24T13:14:05","slug":"leuropa-un-piano-marshall-per-le-infrastutture-per-rafforzare-lintegrazione-e-favorire-sviluppo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fondazionepirelli.org\/it\/cultura-dimpresa\/leuropa-un-piano-marshall-per-le-infrastutture-per-rafforzare-lintegrazione-e-favorire-sviluppo\/","title":{"rendered":"L&#8217;Europa, un \u201cPiano Marshall\u201d per le infrastutture per rafforzare l\u2019integrazione e favorire sviluppo"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019<strong>Europa<\/strong>, per l\u2019impresa italiana, \u00e8 uno scenario di riferimento essenziale. Un\u2019Europa che, al di l\u00e0 dei miti fondativi, ha bisogno di riflettere profondamente sulla sua crisi e su un funzionamento di strutture e burocrazie che incontrano crescenti critiche in larghi settori dell\u2019opinione pubblica.<\/p>\n<p>Per ragionare di riforme e rilancio vale la pena partire da un intervento del presidente della Repubblica <strong>Sergio Mattarella<\/strong>, davanti a una platea di ragazzi universitari di Lund, durante una visita in Svezia, il 15 novembre scorso: l\u2019Europa \u201cattraversa una fase complessa\u201d, in cui \u201cle sollecitazioni e le scosse che l\u2019edificio comune deve assorbire sono intense\u201d ma bisogna andare avanti. L\u2019Europa non \u00e8 una semplice unione doganale\u201d n\u00e9 tantomeno \u201cun comitato d\u2019affari\u201d ma molto di pi\u00f9: \u201cStabilit\u00e0 e sicurezza\u201d.<\/p>\n<p>Segnali essenziali vengono anche dal mondo dell\u2019economia: \u201cSe l&#8217;Europa avesse uno scatto di dignit\u00e0 e culturale tornerebbe a ragionare sui fondamentali, lancerebbe un grande piano infrastrutturale e creerebbe valore per tutti. Un progetto di ampio respiro non avrebbe difficolt\u00e0 a essere finanziato da tutte le grandi banche internazionali\u201d, sostiene <strong>Marco Tronchetti Provera<\/strong>, Ceo di Pirelli, lanciando, in un\u2019intervista a \u201cIl Sole24Ore\u201d del 16 novembre, \u00a0la proposta di un piano di investimenti su scala continentale e richiamando il Piano Marshall del secondo dopoguerra. Un intervento che avrebbe anche un&#8217;ambizione politica: \u201cL&#8217;Europa non \u00e8 mai stata unificata davvero e l&#8217;unione, come dimostra la storia, la fanno le infrastrutture\u201d.<\/p>\n<p>La proposta parte da una visione critica dell&#8217;attuale Ue, non mette naturalmente in dubbio la moneta unica ma suggerisce un cambiamento: \u201cDall&#8217;Europa del rigore all&#8217;Europa dello sviluppo\u201d: dopo Jacques Delors, secondo Tronchetti, in Europa s\u2019\u00e8 creato \u201cun sistema di regole dove il rigore ha distrutto la crescita invece di promuovere lo sviluppo e l&#8217;integrazione. Con la follia di unire la moneta senza unire veramente l&#8217;economia. Si \u00e8 proceduto a un allargamento prematuro a 27 paesi che ha bloccato il sistema, in assenza di un quadro infrastrutturale comune. Per non parlare della difesa, della politica estera, della politica energetica\u201d. Serve insomma uno scatto d\u2019orgoglio e di fantasia politica, un grande progetto di rilancio europeo. Le infrastrutture, materiali e immateriali, le strade, le ferrovie e i porti e la rete di connessioni digitali, hanno un ruolo essenziale: promuovono sviluppo, rinsaldano i legami, fanno comunit\u00e0. La proposta di Tronchetti ha avuto eco e raccolto consensi in ambienti vasti, di imprenditori e politici: \u201cOccorre investire sulle reti, colmando il ritardo europeo\u201d, commenta Gian Maria Gros-Pietro, presidente di Intesa San Paolo; \u201cGli europeisti veri sono convinti che vada rianciato il processo di intagrazione\u201d, sostiene Albero Bombassei, presidente Brembo. E sull\u2019Europa come spazio cardine di competitivit\u00e0 insistono Marco Bonometti, Omr, industria <em><strong>automotive<\/strong>, <\/em>Giuseppe Pasini, acciaio, presidente degli industriali di Brescia, Alessandro Spada, impiantistica, vicepresidente di Assolombarda e un autorevole economista come Giorgio Barba Navaretti: \u201cEuropa casa comune con regole e progetti\u201d.<\/p>\n<p>La proposta di Tronchetti sul <strong>Piano Marshall<\/strong> per le infrastrutture sposta il segno del discorso pubblico verso un\u2019idea responsabile di riforma e rilancio. Evita le secche della propaganda dei \u201cNo\u201d e ripropone in positivo la relazione sviluppo economico-istituzioni-democrazia. Un buon esempio di \u201criformismo europeo\u201d. Una strada da seguire.<\/p>\n<p>Ha dunque ragione Giuliano Ferrara quando, da buon conoscitore della politica europea, proclama, su \u201cIl Foglio\u201d: \u201cAdesso basta vergognarsi dell\u2019Europa\u201d. E spiega: \u201cEuropa 2019 \u00e8 una cosa seria e il senso della prossima campagna elettorale sar\u00e0 chiarire ci\u00f2 che conta, far capire la natura del conflitto e della divisione. L\u2019Europa \u00e8 pace, l\u2019Antieuropa \u00e8 guerra. Ora basta scherzare, \u00e8 ora di lottare\u201d. Nella dimensione appassionata e responsabile delle politica, l\u2019appello di Ferrara coglie un punto essenziale: su grandi scelte che riguardano il futuro di tutti, serve un dibattito aperto, franco, libero, carico non di propaganda ma di conoscenza di valori e interessi, di fatti e conseguenze. Servono, insomma, buona politica e informazione seria.<\/p>\n<p>Proprio in questo contesto vale la pena ricordare un altro monito del presidente della Repubblica Mattarella, nel centenario della fine della Grande Guerra: \u201cNessuno Stato ce la far\u00e0 da solo. E proprio il ricordo di quel conflitto cos\u00ec drammatico e doloroso impone di rafforzare la cooperazione tra i popoli. Non torneremo agli anni Venti o agli anni Trenta. Non temo la ricomparsa degli spettri del passato, anche se mi preoccupano pulsioni di egoismi e supremazie d\u2019interessi contro quelli degli altri\u201d. Memoria storica, contro \u201cil nazionalismo che port\u00f2 la guerra\u201d. Con un richiamo d\u2019attualit\u00e0: \u201cNell\u2019imminenza della Grande Guerra furono compiute manipolazioni gravi a danno delle opinioni pubbliche: un rischio da cui, con i pericoli che corrono sul web, occorre guardarsi anche oggi\u201d.<\/p>\n<p>E\u2019 stata ricchezza diffusa, l\u2019Europa, dai valori fondativi del \u201cManifesto di Ventotene\u201d (sottoscritto nel 1944 in un\u2019isola dell\u2019esilio antifascista da quattro personalit\u00e0 di grande cultura, Altiero Spinelli, Ernesto Rossi, Eugenio Colorni e Ursula Hirschmann) alle scelte politiche dei \u201cpadri dell\u2019Europa\u201d Alcide De Gasperi, Konrad Adenauer, Jean Monnet, Robert Schuman e Paul-Henri Spaak, dai primi mercati aperti sino all\u2019attualit\u00e0 dell\u2019euro, della Banca Centrale Europea e delle politiche fiscali e sociali comuni. Scambi. Integrazioni di filiere produttive (i legami tra industria tedesca e industria italiana, dall\u2019<em>automotive<\/em> alla meccanica, dalla robotica alla chimica, sono sempre pi\u00f9 stretti). E quella straordinaria esperienza popolare dell\u2019Erasmus, gli scambi scolastici che in trent\u2019anni hanno permesso a quattro milioni di ragazzi di vivere nel cuore di altri paesi della Ue, di sentirsi davvero europei, in una costruzione d\u2019identit\u00e0 ricca e molteplice. E pace e collaborazione internazionale, una delle pi\u00f9 lunghe stagioni di pace e benessere di tutta la storia dell\u2019Europa.<\/p>\n<p>Un processo complesso e contraddittorio, naturalmente, come tutte le costruzioni storiche dell\u2019uomo. Tutt\u2019altro che privo di limiti ed errori. Adesso, pensando gi\u00e0 alla prospettiva delle elezioni della primavera 2019 per il rinnovo del Parlamento della Ue, emerge chiara la responsabilit\u00e0 di chi siede al vertice di governi e istituzioni di saper costruire un discorso pubblico serio, competente, forte d\u2019un credibile progetto di riforma e non alimentato da demagogie e animosit\u00e0 polemiche. Il quadro \u00e8 quello d\u2019una Europa percorsa da tensioni e contrasti, con spinte nazionaliste e populiste, tra le rigidit\u00e0 poco liberali del \u201cGruppo di Visegrad\u201d (Ungheria, Polonia, Repubblica ceca e Slovacchia, il cui benessere, per\u00f2, dipende molto dai finanziamenti della Ue e dagli investimenti dei principali paesi europei), le fratture della Brexit e la fragilit\u00e0 dell\u2019asse tradizionale tra Francia e Germania, le nuove tendenze della politica del governo Lega-5Stelle a cambiare il tradizionale orientamento filo-atlantico e filo europeo della politica estera italiana e a privilegiare invece gli Usa di Trump e la Russia di Putin, entrambi, pur se per motivi diversi, ostili alla Ue, anzi, peggio, attivamente impegnati per il suo dissolvimento. Ne \u00e8 protagonista proprio il vice-premier Matteo Salvini, ministro degli Interni e leader della Lega, l\u2019uomo forte del governo: \u201cIn Russia mi sento a casa mia, mentre in alcuni paesi Ue no\u201d, ha detto durante una visita a Mosca, a met\u00e0 ottobre 2018, suscitando un mare di polemiche. E, allargando lo sguardo, ecco il parere preoccupato di Colin Crouch, politologo di grande spessore: \u201cI nazionalisti del Vecchio Continente sono al servizio di un disegno ispirato da Trump e Putin: distruggere la Ue\u201d.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 dunque un\u2019Europa insidiata da forze di potere globali che tendono a indebolirla. Ma l\u2019Europa \u00e8 un insieme di valori troppo importanti per non impegnarsi a evitarne la crisi. E dunque \u00e8 un\u2019Europa essenziale, da riformare e rafforzare, come garanzia di migliori equilibri sia internazionali che interni: l\u2019Europa del welfare, della condivisione, dell\u2019inclusione sociale, delle libert\u00e0 e della democrazia liberale. Un \u201cpatrimonio dell\u2019umanit\u00e0\u201d, se si volessero usare le categorie dell\u2019Unesco. Una forza di sviluppo positiva. Pi\u00f9 Europa, quindi. E un\u2019Europa pi\u00f9 politica. Ne \u00e8 convinta anche Marta Dass\u00f9, sofisticata analista di politica internazionale, direttrice di \u201cAspenia\u201d, la rivista dell\u2019Aspen Institute Italia: \u201cRifondare il legame tra le democrazie occidentali, nell\u2019era dell\u2019ascesa delle potenze autoritarie, rientra nei migliori interessi europei e in quelli dell\u2019America\u201d.<\/p>\n<p>\u201cAll\u2019Europa serve pi\u00f9 integrazione\u201d, dichiara in sistesi Mario Draghi, presidente della Bce, consapevole da tempo dei rischi che si corrono nell\u2019aggravarsi degli scontri tra un\u2019Italia \u201csovranista\u201d e incurante dei vincoli sui comuni conti pubblici e i \u201cfalchi\u201d dei paesi del Nord che mai hanno amato una declinazione \u201cmediterranea\u201d dell\u2019Europa e sono sempre pronti a picchiare sull\u2019Italia per concentrare poteri e risorse nel recinto \u201ccontinentale\u201d e mitteleuropeo.<\/p>\n<p>L\u2019Europa ha bisogno di critiche e riforme, non di picconatori, per il bene della \u201ccasa comune\u201d. E l\u2019Italia, di quest\u2019Europa, \u00e8 stata fondatrice e poi, nel tempo, partner di primo piano. Un ruolo che va riconfermato e difeso, proprio in una stagione in cui l\u2019Europa e l\u2019integrazione devono fare passi importanti di cambiamento e miglioramento.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019Europa, per l\u2019impresa italiana, \u00e8 uno scenario di riferimento essenziale. Un\u2019Europa che, al di l\u00e0 dei miti fondativi, ha bisogno di riflettere profondamente sulla sua crisi e su un funzionamento di strutture e burocrazie che incontrano crescenti critiche in larghi settori dell\u2019opinione pubblica. 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