{"id":52471,"date":"2018-05-02T00:00:00","date_gmt":"2018-05-02T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.fondazionepirelli.org\/fondazione-pirelli\/il-primato-di-conoscenza-e-coscienza-critica-per-usare-le-possibilita-dellintelligenza-artificiale\/"},"modified":"2018-05-02T00:00:00","modified_gmt":"2018-05-02T00:00:00","slug":"il-primato-di-conoscenza-e-coscienza-critica-per-usare-le-possibilita-dellintelligenza-artificiale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fondazionepirelli.org\/it\/non-categorizzato\/il-primato-di-conoscenza-e-coscienza-critica-per-usare-le-possibilita-dellintelligenza-artificiale\/","title":{"rendered":"Il primato di conoscenza e coscienza critica per usare le possibilit\u00e0 dell\u2019intelligenza artificiale"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 il tempo dell\u2019<strong>intelligenza artificiale<\/strong>, oramai tanto diffusa nel discorso pubblico e nelle pratiche economiche da essere detta con un sintetico acronimo, AI (<em>Artificial Intelligence<\/em>, appunto). Dei robot, che hanno sempre pi\u00f9 spazio nell\u2019industria e nella logistica, nella chirurgia e perfino in cucina, nelle attivit\u00e0 domestiche. Dei miliardi di dati che si incrociano in tempi rapidissimi, generando connessioni di possibile conoscenza. \u201cUno spazio cibernetico che cresce e muta in continuazione, con straordinarie opportunit\u00e0 ma anche con grandi rischi\u201d, commenta <strong>Stefano Venturi<\/strong>, presidente e amministratore delegato di <strong>Hewlett Packard Italia<\/strong>, calcolando che nel 2020 saranno 6 miliardi, gli utenti di Internet, ma anche 200 miliardi i sensori collegati alla rete. Sensori infinitamente numerosi e crescenti, da cui passano dati e connessioni indispensabili all\u2019<em>Internet of things, <\/em>all\u2019<strong>Industria 4.0<\/strong> e alle altre attivit\u00e0 <em>digital<\/em>, ma anche \u201coggetti stupidi\u201d da cui possono passare gli attacchi degli <em>hacker<\/em>, le violazioni della sicurezza di imprese e Stati, le intrusioni e le manipolazioni di sofisticati attori di <em>cybercrime <\/em>che investono, tra l\u2019altro, la nostra privacy e la nostra libert\u00e0. L\u2019innovazione ha molti volti, e contrastanti.<\/p>\n<p>Cosa fare, in un panorama cos\u00ec mobile e segnato da straordinarie luci di progresso e allarmanti ombre di crisi? Provare a essere n\u00e9 apocalittici n\u00e9 integrati, per riprendere un aforisma di <strong>Umberto Eco<\/strong>. N\u00e9 tecnoscettici n\u00e9 tecnoentusiasti. Ma semmai mostrarsi pronti, con amore di conoscenza e intelligenza critica, a considerare tutti gli aspetti della diffusione delle nuove tecnologie. Con una considerazione di fondo: i \u201cnativi digitali\u201d sanno bene come muoversi nel mondo digitale, hanno competenze per usarne gran parte delle possibilit\u00e0, ma quelle competenze non sono automaticamente conoscenze n\u00e9 tantomeno capacit\u00e0 di discernimento profondo. Sono le conoscenze, la chiave di tutto. L\u2019intelligenza critica, consapevole cio\u00e8 di rischi e opportunit\u00e0.<\/p>\n<p>Cosa fare, dunque? Staremo pure tutto il giorno davanti a un computer, per lavorare, fare ricerca, leggere, scrivere. Saremo pur sommersi da mail e comunicazioni. Ma forse, proprio in stagioni cos\u00ec controverse, vale la pena staccare un momento l\u2019attenzione dalle incombenze digitali per dedicare tempo e attenzione a un buon libro. Come \u201cHomo premium\u201d di <strong>Massimo Gaggi<\/strong>, Laterza, un esempio di lucida capacit\u00e0 di cronaca, di analisi e di giudizio, raffinata nel corso di una lunga esperienza dell\u2019autore negli Usa come editorialista del \u201cCorriere della Sera\u201d.<\/p>\n<p>Gaggi racconta \u201ccome la tecnologia ci divide\u201d. Sostiene che \u201csoggiogati dal fascino delle infinite possibilit\u00e0 offerte dall\u2019universo digitale, non ci siamo resi conto di quanto iniqua, brutale e concentrata sia la nuova economia nata dalle innovazioni della Silicon Valley\u201d. E sottolinea, per esempio, gi\u00e0 all\u2019inizio, una presa di posizione di <strong>Evan Williams<\/strong>, fondatore di <strong>Twitter<\/strong>: \u201cPensavamo di regalare a tutti la libert\u00e0 di rivolgersi al mondo intero. Invece il meccanismo che \u00e8 alla base di Internet s\u2019\u00e8 rotto. Io stesso ero convinto che una volta che ognuno fosse stato messo in condizione di scambiare liberamente informazioni e idee, il mondo sarebbe diventato automaticamente un luogo migliore. Avevo torto\u201d.<\/p>\n<p><strong>E\u2019 finita<\/strong>, insomma, <strong>l\u2019et\u00e0 dell\u2019innocenza digitale<\/strong>. E, proprio perch\u00e9 consapevoli del peso e della positivit\u00e0 della \u201crivoluzione digitale\u201d, ci tocca fare bene i conti con i problemi che comporta, per quel che riguarda innanzitutto il lavoro: robot e algoritmi eliminano attivit\u00e0 tradizionali, non solo in fabbrica ma anche nei settori delle professioni tradizionali (l\u2019avvocato e il medico, il giornalista e il manager con funzioni pi\u00f9 ripetitive) ma non sappiamo ancora bene quali e quanti nuovi lavori verranno creati. La <strong>McKinsey<\/strong>, nel suo Rapporto 2017 sull\u2019intelligenza artificiale, stimava che il 49% degli attuali posti di lavoro sono a rischio, perch\u00e9 sostituiti dalle macchine, ma nel Rapporto 2018 <em>Notes from AI frontier<\/em>, parla di 6mila miliardi di \u201cnuovo valore\u201d, con ricadute occupazionali di grande impatto positivo (\u201cla Repubblica \/Affari&amp;Finanza\u201d, 23 aprile).<\/p>\n<p>Difficile, dire come andranno davvero le cose. Ci tocca capire, nel corso del tempo, cosa cambia e provare a governare i processi (c\u2019\u00e8, in questo, uno straordinario ruolo di responsabilit\u00e0 della politica). E guardare, come suggerisce Gaggi, oltre che all\u2019industria e al lavoro, anche a tutto ci\u00f2 che riguarda gli equilibri sociali, la salute, la conoscenza, le stesse strutture della democrazia. Sono aumentate, spiega Gaggi, le diseguaglianze, tra la nuova figura dell\u2019<em>homo premium<\/em> (chi sta all\u2019interno del mondo <em>hi tech<\/em>, ne decide le dinamiche e ne gode i vantaggi), \u201cnon solo molto ricco, ma potenziato pure sul piano fisico e intellettuale, rispetto a chi rimane indietro\u201d e i \u201cgruppi sociali svantaggiati che gi\u00e0 oggi non solo conducono una vita pi\u00f9 modesta, ma vivono anche mediamente di meno, come conseguenza d\u2019una serie di fattori sanitari, sociali, alimentari e legati all\u2019istruzione\u201d.<\/p>\n<p>Cresce comunque una coscienza critica nei confronti dei giganti digitali, i <strong><em>Big Tech<\/em><\/strong>, Facebook (con tutto il carico di errori legati al rapporto con Cambridge Analytica e all\u2019uso scorretto dei dati, di cui sono piene le cronache) ma anche Amazon, Google, Microsoft e Apple, con la loro passione per gli algoritmi che \u201ccreando un\u2019architettura per le scelte degli essere umani, finiscono per erodere il nostro libero arbitrio\u201d. Anche se i segnali sono contrastanti. Dal rifiuto radicale per le tecnologie all\u2019illusione che la <em><strong>blockchain<\/strong>, <\/em>il sistema di certificazione di cui resta sempre traccia, oltre che alimentare il pericoloso fenomeno delle criptovalute, possa anche cambiare la partecipazione e la democrazia, verso dimensioni di \u201cdemocrazia digitale diretta\u201d: un\u2019altra condizione con pagine oscure. Proprio in Italia, nell\u2019attuale dibattito politico, ne vogliamo parecchie dimensioni su cui ragionare con grande attenzione.<\/p>\n<p>Bisogna insomma rafforzare le dimensioni del pensiero. E della capacit\u00e0 critica. Come suggerisce anche <strong>Tom Nichols<\/strong>, professore ad Harvard, in un libro essenziale: \u201cLa conoscenza e i suoi nemici\u201d, Luiss, analizzando \u201cl\u2019era dell\u2019incompetenza e i rischi per la democrazia\u201d. Non bisogna cedere alla \u201csociet\u00e0 degli ignoranti\u201d, cio\u00e8 alla faciloneria di chi contrappone credenze a scienza, all\u2019approssimazione diffusa contro tecnici ed esperti (le misere polemiche sui vaccini, che hanno affollato giorni di discussioni recenti, anche in politica, ne sono solo una delle manifestazioni). Semmai, occorre insistere sull\u2019attenzione per la scienza, come responsabilit\u00e0 e come conoscenza. E non farsi fuorviare dalle tensioni e dalla faciloneria che si addebitano, sbagliando, alla cultura digitale. Pure la cultura digitale dev\u2019essere cultura critica, proprio come <strong>Karl Popper<\/strong> pretendeva dalla cultura scientifica.<\/p>\n<p>Serve dunque anche un nuovo \u201cpatto\u201d tra <em>\u00e9lites<\/em> e massa, suggerendo, con Nichols, proprio a scienziati e intellettuali forti di robuste competenze di uscire dai loro luoghi del privilegio e della conoscenza profonda e ascoltare con umilt\u00e0 e attenzione, spiegare, provare a insegnare, dare nuove ragioni dei saperi e delle virt\u00f9 civili. Perch\u00e9 la democrazia ha bisogno che gli orientamenti popolari vadano tenuti in gran conto, ma anche tradotti, interpretati, trasformati in scelte politiche e atti di governo. In tempi di faciloneria web, bisogna tornare alla lezione di <strong>Jurgen Habermas<\/strong> sull\u2019opinione pubblica \u201cdiscorsiva\u201d, capace cio\u00e8 d\u2019un discorso pubblico critico. E\u2019 la nostra attuale maggiore responsabilit\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 il tempo dell\u2019intelligenza artificiale, oramai tanto diffusa nel discorso pubblico e nelle pratiche economiche da essere detta con un sintetico acronimo, AI (Artificial Intelligence, appunto). Dei robot, che hanno sempre pi\u00f9 spazio nell\u2019industria e nella logistica, nella chirurgia e perfino in cucina, nelle attivit\u00e0 domestiche. 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